5 agosto 2021
Aggiornato 23:00
Oltre 600.000 i bambini a rischio di povertà assoluta

Nicchi: «Il lavoro minorile in aumento è un campanello d'allarme»

Il lavoro minorile nel nostro paese è drammaticamente in aumento, ed è il campanello d'allarme di un disagio sociale ed economico diffuso. L'On. Marisa Nicchi, deputata di Sel, ha presentato un'interrogazione parlamentare sulla questione ed è intervenuta ai microfoni di DiariodelWeb.it per parlarcene.

ROMA – Il lavoro minorile nel nostro paese è drammaticamente in aumento, ed è il campanello d'allarme di un disagio sociale ed economico diffuso. L'On. Marisa Nicchi, deputata di Sel, ha presentato un'interrogazione parlamentare sulla questione ed è intervenuta ai microfoni di DiariodelWeb.it per parlarcene.

Come mai avete presentato un'interrogazione parlamentare sul lavoro minorile in Italia?
«Nel triennio 2010-2013 c'é stato un raddoppio, rispetto alle precedenti rilevazioni dell'Istat, del dato che riguarda il lavoro minorile in Italia: siamo arrivati a quota 63.000, che è un dato abbastanza significativo. Noi siamo molto preoccupati, perché nel nostro paese i minori a rischio di povertà assoluta sono aumentati e oggi rappresentano una quota elevatissima: parliamo di 600.000 bambini, e questi sono i dati di Save The Children. Altri 2.000.000 si stima che siano a rischio di povertà relativa. E' una condizione che allarma, e questo è il motivo per cui ci siamo rivolti al governo.»

Secondo voi perché il dato è raddoppiato?
«La risposta l'ha data il ministro: l'INAIL ha detto che il dato è dovuto all'aumento degli alunni che lavorano all'interno dei percorsi di formazione scolastici. Perciò, sono in aumento anche gli incidenti sul lavoro che coinvolgono i minori. Bisogna sottolineare che anche questa è una cosa grave: non si capisce perché i ragazzi che vanno a «formarsi» debbano andare incontro alla possibilità di farsi male sul posto di lavoro mettendo a rischio la loro incolumità.»

Secondo Save The Children il numero di minori che lavorano è ancora più alto: il vostro dato è relativo solo ai ragazzi italiani, e non tiene conto degli stranieri?
«Il problema è che non c'è mai stata una rilevazione diretta su questo fenomeno quindi le cifre sono approssimative: tant'è che anche i dati ufficiali, come le cifre dell'ISTAT, sono abbastanza vecchi. I sindacati parlano di numeri di molti superiori a quelli rilevati dall'ISTAT e anche il report di Save The Children. Esiste un problema di rilevazione del fenomeno, anche perché non è affatto facile rintracciarlo e ci sono una serie di difficoltà oggettive. Si usano per lo più indicatori indiretti, come quello che abbiamo usato noi: se aumentano gli incidenti sul lavoro per i minorenni (dati INAIL) è evidente che il lavoro minorile sia in aumento. E questa non è una cosa positiva: anzi, bisogna sfatare il mito secondo il quale il lavoro minorile sia una cosa positiva. Non lo è affatto. I ragazzi devono studiare e formarsi. Il lavoro precoce non è una ricchezza per la loro vita. La ricchezza della loro vita sarà invece un buon percorso di formazione per tutti. Questo fenomeno in aumento non ha solo ragioni economiche, ma anche nuove ragioni culturali.»

Questo fenomeno si può collegare direttamente all'aumento della povertà nel nostro paese, dovuto alla crisi economica?
«Anche, assolutamente sì. Noi lo intuiamo, anche se al momento il governo l'ha negato: rispondendo che secondo l'INAIL il dato è dovuto all'aumento dei tirocini formativi degli studenti. Ma non c'è dubbio che la crisi economica che colpisce le loro famiglie sia una causa importante. Questo fenomeno è un campanello d'allarme che non ha ancora indicatori oggettivi, ma che va assolutamente monitorato.»