18 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Nuovo caso sulla legge che ha fatto fuori Berlusconi

Tutti nemici della Severino

La vittoria di De Luca fa sprofondare il Pd nell'empasse: un tempo promotore a tutto tondo della legge Severino, oggi molte voci dem sono possibiliste su una sua modifica. Vittime della norma, oltre a De Luca, anche De Magistris e Berlusconi. Ma solo ora sembra che il Pd abbia cominciato a dubitare dell'efficacia della norma, che, secondo la Serracchiani, andrebbe ridiscussa. Ma Renzi tace.

ROMA - La vittoria alle primarie Pd in Campania di Vincenzo De Luca spalanca un vero e proprio caso su quella norma che, fino a poco fa, pareva essere odiata soltanto dai berlusconiani convinti: la legge Severino. E invece, anche tra i dem e non solo spuntano nemici della legge intitolata all'ex Guardiasigilli: in prima linea, proprio il neo-eletto alle primarie campane De Luca, condannato in primo grado per abuso d'ufficio. «Il governo», ha detto a «L’aria che tira» su La7, «prenda atto del fatto che c’è un aspetto del provvedimento che è demenziale». E poi in conferenza stampa ha aggiunto: «Se fossi sospeso, farei ricorso al Tar un minuto dopo. Sono fiducioso che ci sarà un intervento entro maggio».

LA LEGGE SEVERINO SPACCA IL PD - La sua candidatura fa però molto discutere anche dentro il partito: «Se sai che una legge ti impedisce di assumere una carica pubblica«, ha detto la vicepresidente Pd del Senato Valeria Fedeli, «non candidarti è tua responsabilità, non solo delle regole». Ad ogni modo, il caso De Luca è destinato a spaccare in due il Pd. A rinfocolare le polemiche è Roberto Giachetti, che sostiene che la sinistra dem «ricatta Renzi« e resta nel Pd per visibilità. «Sono preoccupato - risponde Gianni Cuperlo - E' questo che vuoi, Renzi? Liberarti di un pezzo di partito? Cacciare gli eretici?». L'ex sfidante si appella al premier e assicura di non voler lasciare il Pd, a meno che non virasse a destra, perchè non lo sentirebbe più come la sua casa. Il premier, dal canto suo, cerca di placare gli animi e invita tutti a esprimere le proprie idee nel rispetto reciproco. Eppure, la vittoria di De Luca apre un vero e proprio caso nel Pd. Perché la tanto vituperata legge Severino era stata fiore all'occhiello dell'operato del partito, indiscusso simbolo della sua battaglia per la legalità nelle pubbliche amministrazioni. Una legge di cui i dem hanno chiesto intransigente applicazione quando si trattava di avversari - Silvio Berlusconi o Luigi De Magistris, anche lui condannato in primo grado per abuso d'ufficio -, ma che, ora, se applicata ai suoi fedeli, pare improvvisamente diventare scomoda. Debora Serracchiani, a questo proposito, ha in effetti dichiarato che occorre rivedere il funzionamento di quella legge; tuttavia, il premier è consapevole della patata bollente che si trova tra le mani: a più riprese, dunque, ha per ora fatto sapere che la norma non si tocca. 

VICEPRESIDENTE PD DEL CSM: SEVERINO DA AGGIUSTARE - Sembra dunque che l'unica via per sciogliere l'empasse sia aspettare che si pronunci la Corte Costituzionale, già interpellata per il caso De Magistris. L'ex magistrato sindaco di Napoli, qualche mese fa, ha infatti ottenuto dal Tar lo stop al provvedimento di sospensione imposto dalla legge Severino. Stesso copione, per Vincenzo De Luca. Tuttavia, numerosi sono stati i casi di condanna di primo grado per abuso d'ufficio: dal presidente della Provincia di Latina Armando Cusani al governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti, entrambi «ex» a causa proprio dell'odiata norma.​ Ad ammettere la necessità di un suo ripensamento, è stato anche il vicepresidente Pd del Csm Giovanni Legnini in un'intervista a Repubblica del novembre scorso: «La Severino ha risposto a un'istanza che il Paese poneva da molto tempo, garantire che le funzioni pubbliche siano esercitate da persone sulla cui correttezza e trasparenza non può dubitarsi. Dopodiché talune disposizioni eccessive forse meriterebbero una serena rivalutazione in sede parlamentare. Probabilmente rimuovere un sindaco dopo una sentenza di primo grado per un reato come l'abuso d'ufficio è eccessivo».​

PD: DUE PESI DUE MISURE? - E la «svolta» dei dem sulla norma - per De Luca «rivoluzione democratica» - ha provocato non pochi mal di pancia nel Centrodestra e soprattutto in Forza Italia, per ovvi motivi da sempre nemica della legge che porta il nome dell'ex Guardiasigilli. All'epoca del caso Berlusconi, infatti, l'allora guida del Csm Michele Vietti, un mese prima del voto sulla decadenza da senatore dell'ex Cav, difendeva la norma sostenendo che «la decadenza prevista dalla Severino è una misura amministrativa che presuppone il venir meno delle condizioni di onorabilità per ricoprire funzioni pubbliche». In quell'occasione, anche l'attuale ministro degli Esteri Paolo Gentiloni sbarrava la strada al ricorso alla Corte costituzionale per Berlusconi, al contrario del collega di partito Luciano Violante, che invece era possibilista: «La richiesta alla Consulta ?è inaccettabile. Stiamo parlando di una legge approvata da poco dal Parlamento e non 20 anni fa, che è stata largamente condivisa e che Napolitano ha sottoscritto con un vaglio di costituzionalità». A quell'epoca, il Pd aveva del tutto isolato Luciano Violante quando per il Cav lasciò intravvedere una scappatoia: «La Giunta (delle autorizzazioni del Senato, ndr) se ritenesse che ci fossero i presupposti potrebbe sollevare l'eccezione di fronte alla Corte. Non sarebbe una dilazione, sarebbe applicazione della Costituzione». Insomma, altri tempi.