20 aprile 2021
Aggiornato 17:30
L'ex Premier unica vittima della Severino?

Fi: la legge è uguale per tutti, meno che per Berlusconi?

Dopo la vittoria di De Luca alle primarie campane, Forza Italia lamenta le tante contraddizioni della legge che ha estromesso dal Senato Berlusconi. L'ex Cav, dopo i casi De Luca e De Magistris, sembra essere l'unica vittima permanente della legge. Ma De Luca puntualizza: un conto è una condanna in primo grado per abuso d'ufficio, un altro una definitiva per reati fiscali.

ROMA - La vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie Pd in Campania getta nello scompiglio il Pd. Perchè quella legge Severino che il partito stesso aveva sfoderato contro Silvio Berlusconi, ora mette nei guai anche i propri affiliati, causando un certo imbarazzo nel partito. Imbarazzo subito cavalcato dal Centrodestra e, in particolare, da Forza Italia, per ovvie ragioni da sempre contraria alla norma.

FI: L'UNICO A PAGARE RIMANE BERLUSCONI? - Dopo che il Tar ha accettato il ricorso di De Magistris prima e di De Luca poi, nel silenzio, soprattutto per quest'ultimo, del Pd, Forza Italia si chiede se Berlusconi non rimanga di fatto l'unico a pagare. Sulla decisione del Tar per De Luca, «È giusto così, era già successo per de Magistris, ci auguriamo che lo stesso avvenga per Berlusconi, non si capisce perché è l’unico a pagare», aveva commentato il presidente della Giunta di centrodestra campana, Stefano Caldoro. Che aveva aggiunto: «La legge Severino è sbagliata ed è stata applicata male. Crea disparità, perché il cittadino deve dare il suo giudizio democraticamente, non si puo’ togliere un candidato per fatti formali. È evidente che ci sono dei casi gravi ed è giusto che lì intervenga il partito e soprattutto la giustizia, in particolare quando ci sono fenomeni legati a fatti di mafia o camorra. Qui parliamo invece di situazioni che non hanno un giudizio definitivo ed è giusta la decisione del Tar». Sulla stessa linea il senatore Domenico De Siano, Coordinatore regionale campano di Forza Italia: «Che la legge Severino fosse palesemente incostituzionale e che fino ad oggi abbia ingiustamente mietuto più di una vittima l’abbiamo sempre detto e torniamo a sottolinearlo anche oggi auspicandone l’immediata modifica. Ben venga, dunque, come accaduto anche per de Magistris, la sospensione dei suoi effetti nei confronti del sindaco De Luca». Secondo De Siano, «la decisione del Tar è una buona notizia per il nostro diritto e per il diritto di De Luca al confronto elettorale, cosa, va detto, negata però illegittimamente al Presidente Silvio Berlusconi. Vicende, queste che fanno dell’Italia la patria dell’incertezza del diritto».

DE LUCA: TRA ME E BERLUSCONI DIFFERENZA ABISSALE - Insomma, per Forza Italia, il caso De Luca è l'ennesima prova che la legge sia uguale per tutti, meno che per uno: Silvio Berlusconi. Eppure, è proprio il neo-vincitore alle primarie a mettere i puntini sulle «i»«Berlusconi è stato condannato per un reato fiscale in via definitiva. De Luca è stato condannato in primo grado per questione linguistica. Se Berlusconi ha da rivendicare una persecuzione politica, lo faccia. Ma non confondiamo le acque​». Su tale linea di pensier, ci si chiede se, oltre a considerare il contenuto generale della legge, non occorra fare i dovuti distinguo sugli «imputati»: una cosa, puntualizza De Luca, è una condanna definitiva per un reato fiscale, un'altra una condanna in primo grado per abuso d'ufficio per la faccenda dell'inceneritorie. Per non parlare poi, si potrebbe aggiungere, del processo «Why not» che ha coinvolto De Magistris, e che l'ex magistrato ha sempre definito un errore giudiziario o, accusa ancora peggiore, un modo per bloccare le indagini sull'illecita gestione regionale di numerosi appalti, che coinvolgevano poteri forti, colletti bianchi, nonché l'allora Ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella. Mettere i puntini sulle «i» è certamente importante; certo, così facendo si rischia di inserire ampi margini di discrezionalità nell'applicazione di una norma che dovrebbe valere ugualmente per tutti, «giusti» o «sbagliati» che siano i processi. Al di là di ciò, il dato politico rimane: innanzitutto, l'imbarazzante posizione del Pd, facilmente accusabile di applicare due pesi e due misure a seconda del partito di appartenenza del «bersaglio» della legge Severino. Forse, solo la Corte Costituzionale potrà risolvere l'empasse.