12 aprile 2021
Aggiornato 09:30
La manifestazione della Lega riempie piazza del Popolo

Salvini: «Preparatevi a disobbedire alla legge sbagliata di uno Stato infame»

Sventolano le bandiere in piazza del Popolo. Sono quelle della Lega Nord, e sono tante. Come pure numerosi sono i militanti leghisti, venuti da ogni parte d'Italia, che si sono dati appuntamento a Roma su invito del loro segretario federale, Matteo Salvini.

ROMA - Sventolano le bandiere in piazza del Popolo. Sono quelle della Lega Nord, e sono tante. Come pure numerosi sono i militanti leghisti, venuti da ogni parte d'Italia, che si sono dati appuntamento a Roma su invito del loro segretario federale, Matteo Salvini. Molte famiglie: uomini, donne, bambini, anziani. E il verde è il colore dominante, è ovunque. Al collo delle donne, coi fazzoletti annodati per l'occorrenza, e nei taschini delle giacche di taglio maschile. Anche l'obelisco diventa verde, all'improvviso, quando con l'imbrunire i fumogeni colorati riempiono l'aria e tutto è color smeraldo. La folla è tranquilla, pacifica, e la manifestazione si svolge dall'inizio alla fine senza incidenti o imprevisti. Massiccio il numero delle forze dell'ordine impiegate per vigilare sulla sicurezza dell'evento e dei suoi partecipanti. Sul palco, dalle 15 alle 17, si avvicendano ospiti, rappresentanti delle categorie sociali e professionali, volti noti della politica leghista. Uno dopo l'altro arrivano Luca Zaia, Claudio Borghi, Umberto Bossi, Roberto Maroni. E poi l'alleata di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

GLI INTERVENTI SUL PALCO - La Lega cavalca il malcontento popolare, e sono in molti ad avercela col governo Renzi. Il primo a prendere la parola sul palco è Claudio Ardizio, rappresentante degli esodati: «Ringrazio Salvini per averci dato la possibilità di essere qui. Da tre anni aspettiamo giustizia: la Legge Fornero è stata una manovra finanziaria ben precisa, realizzata con l'obiettivo di colpire gli italiani più deboli, usando gli esodati come un bancomat. Chiediamo giustizia». Dopo di lui interviene Roberto Cavaliere, che parla a nome degli agricoltori: «Il nostro settore soffre per le imposizioni di Bruxelles. Sono qui per gridare il nostro dolore e far capire cosa sta succedendo all'agricoltura: a giugno non avremo più latte, ad aprile mancherà la carne e a gennaio il pane. Arriveremo alla fame! Renzi deve andare a casa.» Ogni volta che si nomina il nome del Presidente del Consiglio, dalla piazza si eleva un grido: un «vaffa» collettivo che rimbomba tutt'intorno. Arriva anche Gianni Tonelli, presidente del Sindacato Autonomo di Polizia: «Sono qui per dire chiaramente che le cose non vanno bene: mancano 40mila uomini nelle forze di polizia. E mancano i soldi: ogni dieci giubbotti ritirati, perché tropo vecchi e inutilizzabili, ce ne mandano uno nuovo. Presidente Renzi, le posso assicurare che siamo al collasso!» urla l'uomo rivolto alla piazza.

MELONI E ZAIA - L'ingresso di Giorgia Meloni è trionfale, anche se – minuta com'é – a malapena la si vede sul palco e spiccano solo i capelli biondi, gli occhi chiari e la fronte corrugata da sopra il microfono: «Questo è un governo fantoccio, che supporta Bruxelles. E il sindaco di Roma, Ignazio Marino, l'allegro chirurgo, possiamo posizionarlo nella storia delle catastrofi della città subito dopo il sacco di Roma e l'incendio di Nerone!», esordisce. Poi prosegue: «L'unica cosa che a Renzi importa è ringraziare quei poteri che l'hanno messo a Palazzo Chigi. Vai a casa Renzi!». Dopo di lei parla Luca Zaia: «In Veneto abbiamo 20mila disoccupati, allora se c'è un posto di lavoro disponibile bisogna che venga assegnato prima ai nostri ragazzi e poi agli immigrati. Noi stiamo dalla parte di Stacchio, l'uomo che ha sparato per difendere la sua commessa dai rapinatori e che ora è l'unico imputato di una rapina finita male. Vogliamo la certezza della pena!».

LA PAROLA A MATTEO SALVINI - Alla fine, dopo Zaia, arriva lui: Matteo Salvini. Di fronte alla piazza gremita, e alle bandiere verdi e bianche alzate su Roma, il segretario del Carroccio prende la parola: «Questa è una bella piazza, che combatte contro due nemici: il conformismo e la paura. Il problema non è Renzi, lui è solo una pedina, il servo sciocco a disposizione di altri. Il problema non sono Renzi o Alfano – che poveretto è un problema solo per se stesso! -, il problema sono le politiche che portano avanti. L'Italia non è Renzi, e non è Marchionne: l'Italia sono le migliaia di piccoli lavoratori che sono qui, in questa piazza. Ci dicono che l'economia italiana sta crescendo dello 0,1% e ce lo spacciano per un gran successo: ma la finanza vive sulla luna, mentre in questa piazza ci sono artigiani e tanti lavoratori che vivono sulla Terra. Se l'UE fa morire di fame 4milioni di italiani, a noi non ce ne frega nulla dello spread!». Il discorso di Salvini prosegue senza soste, fatta eccezione per i «vaffa» contro Renzi che spesso lo costringono a riprendere fiato o gli applausi che eccitano la folla. C'è spazio anche per un video messaggio di Marine Le Pen, la presidente del Fronte Nazionale, che dalla Francia saluta il suo alleato leghista. E' proprio il leader del Carroccio ad annunciare, poco dopo, che «nascerà un nuovo gruppo politico guidato da noi e dalla Le Pen per fare un mazzo così ai burocrati di Bruxelles». E tante sono le promesse di Salvini: la cancellazione della Legge Fornero, la certezza della pena, lo stop all'immigrazione clandestina, l'impegno a «tenere le porte aperte il più possibile» - politicamente parlando – verso i futuri alleati. Ma, soprattutto, l'invito è quello – rivolto a tutti i presenti citando Don Milani – di «prepararsi a disobbedire alla legge sbagliata di uno stato infame». E il progetto è quello di dare finalmente risposte concrete agli italiani che hanno perso fiducia nella politica e che non vanno più a votare. Ci riuscirà? A suo dire questa «è solo la prima tappa di un lungo percorso».