23 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Sullo scontro che sconquassa la Lega

Flavio Tosi, l'anti-Salvini «diversamente leghista»

Al di là delle dichiarazioni e degli attacchi reciproci, una cosa è certa: già da quando l'iniziativa di Tosi «Fabbrica del centrodestra» è stata lanciata nel 2013, di «strettamente leghista» aveva davvero poco. Fortemente liberale in economia, piuttosto moderata sull'immigrazione, non anti-europea e aperta al dialogo con Ncd. A scontrarsi, dunque, sono due concezioni del partito quasi opposte.

ROMA – Ciò che più preoccupa, tra le file della Lega, dello scontro tra Matteo Salvini e Flavio Tosi, è la natura del dibattito: non una questione di potere, ma, per così dire, uno «scontro di civiltà». A fronteggiarsi da un capo all’altro del Nord Italia, infatti, sono due concezioni totalmente diverse di ciò che la Lega dovrebbe essere e dovrebbe diventare: due indirizzi del tutto differenti, insomma, che condizionerebbero in maniera quasi antipodica il destino del partito.

TOSI E LA FABBRICA DEL CENTRODESTRA - D’altronde, che Tosi fosse «diversamente leghista» lo si era capito almeno da quando, nel 2013, il sindaco scaligero ha iniziato il suo tour con la fondazione «Fabbrica del centrodestra», che prosegue anche ora con l’obiettivo di riunire tutte le liste civiche – con l’anima centristra della destra come Ncd di Angelino Alfano –  per rubare spazio al Partito Democratico di Matteo Renzi. Un progetto di certo del tutto alternativo rispetto alla linea salviniana, omologa a quella della francese Marine Le Pen, sempre più abile a cavalcare il malessere contro l’Europa e a raccogliere consensi nella destra più radicale. D’altronde, a voler analizzare il programma dell’iniziativa tosiana, le enormi differenze saltano subito all’occhio. Quando è stato lanciato nel 2013, essa chiedeva, ad esempio, una nuova legge elettorale che garantisse la governabilità, nonché la trasformazione del Senato in Assemblea delle regioni: paradossalmente e pur con le dovute differenze nel merito delle proposte, proprio i primi due punti che l’esecutivo Renzi ha messo in programma. Il manifesto tosiano, sui tagli ai costi locali,  sconfessa addirittura la rivendicazione leghista della superiorità delle amministrazioni settentrionali. Denunciando infatti come in Trentino Alto Adige e in Valle d’Aosta la spesa ammonti a 30-40 miliardi in più del necessario, Tosi punta ad ancorare le uscite finanziarie al numero degli abitanti e a fissare stringenti parametri per l’acquisto di beni e servizi.

PROGETTI ECONOMICI FORTEMENTE LIBERALI - A separare fortemente la proposta del sindaco veronese dall’ortodossia leghista è però la ricetta economica. Fortemente liberale il suo piano di aggressione al debito pubblico grazie alla riduzione della spesa. Tosi rivendica allo Stato la programmazione strategica delle priorità nazionali, ma il requisito preliminare è «ridisegnare il rapporto tra Italia ed Europa». Il che esclude un assertivo «no» alla moneta unica – cavallo di battaglia leghista –, dato che «tanto è costato entrarci e non ci faranno uscire gratis». Piuttosto, l’idea è quella di «rinegoziare i patti stipulati con la Ue, e far pesare la nostra voce in virtù degli 8 miliardi di euro regalati ogni anno alle istituzioni comunitarie a trazione franco-tedesca». Insomma, un’idea quasi più renziana che salviniana.

POLITICA MIGRATORIA PIÙ MODERATA - Lontano dagli oltranzismi leghisti, anche la politica migratoria. Tosi pone l’accento sull’importanza di un controllo rigoroso sugli ingressi dei cittadini stranieri e sugli allontanamenti di chi è entrato irregolarmente. Ma più che chiudere le frontiere, per fronteggiare l’immigrazione clandestina propone che gli extracomunitari abbiano il permesso di soggiorno approvato prima di partire. Inoltre, nessun veto a operazioni internazionali di salvataggio: per arginare le «tragedie del mare organizzate dai racket malavitosi», il sindaco invoca l’aiuto delle flotte degli altri paesi Ue fin dalle coste di partenza.

APERTURA AL CENTRO, A PASSERA E A NCD- Per non parlare, poi, della politica di alleanze proposta da Tosi, che nulla ha a che fare con il diktat salviniano «mai con Alfano». Il nome che sta spaccando il movimento di Alberto da Giussano è quello di Corrado Passera, l’ex ministro per lo Sviluppo Economico del governo Monti, ex banchiere, impegnato ad allargare la sua rete politica. Passera, d’altronde, pur non essendo per nulla nelle grazie della Lega di Salvini, è da sempre in ottimi rapporti con Tosi. Al punto che in queste ore sui media si rincorrono le voci di una possibile defezione del sindaco scaligero dalle valli leghiste all’«Italia Unica» di Passera. D’altra parte, Tosi è l’unico che in questo momento, dentro la Lega, mantiene un filo di dialogo con i fuoriusciti dell'ex Popolo della Libertà: non è un caso che la fondazione Fabbrica del centrodestra sia stata organizzata proprio da un adepto di Ncd, Valdo Ruffato.  Come se non bastasse, lo scorso 10 gennaio Flavio Tosi, insieme a Giorgia Meloni e Raffaele Fitto, è stato il protagonista, a Roma, del convegno «Sveglia Centrodestra», un’iniziativa che ha testimoniato, ancora una volta, l’apertura del sindaco scaligero al dialogo con altri interlocutori «più moderati», e la sua prioritaria preoccupazione: rinnovare e ridare credibilità al Centrodestra. Preoccupazione, evidentemente, non condivisa da Salvini, la cui priorità ha un solo nome: Lega Nord. Due impostazioni che, specialmente negli ultimi tempi, non potrebbero insomma essere più diverse. Riuscirà il «cappello» leghista a contenerle entrambe?