12 dicembre 2019
Aggiornato 21:01
Per Palazzotto il rinvio mette a rischio il riconoscimento

Sel accusa il M5S: Avete bloccato il «sì» alla Palestina

Si sarebbero dovute votare oggi le mozioni che chiedono al Parlamento italiano di riconoscere lo Stato della Palestina. Invece, a causa della fiducia sul decreto Milleproroghe chiesta dal governo per l'ostruzionismo dell'M5S, il voto slitta. Per il primo firmatario della mozione Erasmo Palazzotto (Sel), sarebbe stato un importante segnale di pace per tutto il mondo arabo.

ROMA – Sarebbe dovuta essere una giornata storica per i rapporti tra Italia e Palestina, e soprattutto per il futuro dei palestinesi. Invece, il voto previsto per oggi sulle mozioni presentate da Erasmo Palazzotto (Sel) e da Pia Locatelli (Psi), che chiedevano al Parlamento italiano di riconoscere lo Stato della Palestina, è slittato a data da destinarsi. Il motivo, l’impegno dell’aula a votare la fiducia chiesta dal governo sul decreto Milleproproghe. Un rinvio che non è piaciuto per niente a Palazzotto, che ha ribadito la gravità di quanto accaduto. «E’ successo un fatto abbastanza da ‘manuale’», spiega al DiariodelWeb.it.

IL VOTO SLITTA, PALAZZOTTO: DECISIONE GRAVE - «Ieri il M5S si è dilungato su un ostruzionismo sul decreto Milleproroghe che non sortirà alcun effetto, perché non è in scadenza e verrà comunque approvato, e per non tagliare l’ostruzionismo di qualche ora si è finiti per rimandare, con la fiducia, il voto sulla Palestina». Una decisione «grave», per il deputato, «perché una volta che si era trovata la disponibilità di affrontare questo voto e probabilmente, come è emerso, il Pd avrebbe votato a favore, è stato fatto infine un regalo a tutti quelli che questo voto non lo vogliono e che stanno approfittando per posticiparlo», dichiara Palazzotto. Tuttavia, il deputato non si dà per vinto. «La sfida si riapre, noi la continuiamo, sapendo che, da parte dell’M5S – uno dei sostenitori della mozione –,  c’è stato un auto-ostruzionismo rispetto alla Palestina, per una cosa che, per quanto importante, non lo era a mio avviso quanto la vicenda del popolo palestinese», afferma.

SAREBBE STATO SEGNALE DI PACE PER IL MONDO ARABO - Un riconoscimento, d’altronde, a cui alcune fette del Parlamento, da Fi a Lega, a parte del Pd, erano contrarie, e che Israele giudica «prematuro». «Per Israele è prematuro da quarant’anni», puntualizza Palazzotto. «Noi ci troviamo di fronte a un fatto singolare, per cui l’Autorità Nazionale Palestinese riconosce lo Stato d’Israele, ma non viceversa. Noi pensiamo che sia arrivato il momento, dopo decenni di conflitto, che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità, intervenendo politicamente in quel conflitto, e riconoscendo i diritti del popolo palestinese ad avere un proprio Stato», afferma Palazzotto. Istanza, per il deputato, importante per la Palestina, ma anche per Israele e la stessa Italia, soprattutto perché, a suo avviso, potrebbe addirittura appianare le tensioni e scardinare la minaccia terroristica. «Noi abbiamo bisogno di dare al popolo palestinese e al mondo arabo un segnale, e il segnale è che l’Occidente è disponibile a costruire un dialogo con le forze moderate e con le istanze legittime di popoli e Paesi che per anni hanno vissuto nella vessazione. Questo sarebbe stato un segnale importantissimo in questo momento da parte del nostro Paese nei confronti di tutto il mondo arabo», dichiara. «Tutto questo non è contro Israele, ma è una battaglia per Israele. La comunità internazionale deve aiutare Israele ad uscire dall’isolamento, bisogna dare al governo israeliano un segnale politico, e cioè che il conflitto non può essere affrontato solo dai due contendenti, ma deve farsene carico la comunità internazionale per ottenere il risultato sperato: due popoli che vivono in pace in due Stati».

 AMBASCIATRICE DI PALESTINA: GOVERNO DI NETHANYAHU IL PEGGIORE DA ANNI - Tali tesi, d’altra parte, sono state sposate appieno, in occasione dell’incontro che si è tenuto ieri sera a Roma sul tema, da due esponenti di spicco del mondo palestinese e di quello israeliano: da un lato, l’ambasciatrice di Palestina Mai Alkaila; dall’altro, l’ex diplomatico israeliano Ilan Baruch. La prima ha sostenuto infatti che il riconoscimento rafforzerebbe «la voce della moderazione della Palestina, araba e mondiale» e che, se tale istanza fallirà, saranno i fondamentalisti a prevalere. L’ambasciatrice ha quindi parlato di un «interesse collettivo» al riconoscimento, che metterebbe fine a tutti gli estremismi. Mai Alkaila ha inoltre ricordato le vessazioni subite dal suo popolo e ha accusato il governo di Netanyahu di essere il peggiore dopo anni, perché il premier israeliano starebbe utilizzando la trattativa come «strumento per occupare più terre», imprimendo una brusca frenata al processo di pace. L’ambasciatrice ha infine sottolineato come il primo Paese a riconoscere la Palestina sia stata proprio la Gran Bretagna – dalla cui decisione post-bellica, pure, sono iniziati tutti i «guai» per i Palestinesi –. In seguito, si sono mossi Francia, Spagna, Svezia e Belgio, mentre ancora, dall’Italia, si attende un pronunciamento.

BARUCH: PRIMA IL RICONOSCIMENTO, POI NEGOZIATI EQUI - Anche un’autorevole voce israeliana si è levata per perorare la causa della Palestina: quella di Ilan Baruch, ex ambasciatore israeliano in Sudafrica, dimessosi a causa del dissenso nei confronti della politica del suo governo, definita «insostenibile dal punto di vista morale e politico». Neo-attivista per la pace, Baruch ha dichiarato di non parlare a nome della Palestina, ma nell’interesse di tutta Israele e in particolare di quello di un migliaio di illustri suoi cittadini, che chiedono all’Europa di legittimare lo Stato Palestinese. In realtà, secondo l’ex diplomatico, quasi il 70% degli israeliani sarebbe favorevole al riconoscimento, pur considerandolo un obiettivo lontano e poco perseguibile. Riconoscimento, ha sottolineato Baruch, che deve avvenire indipendentemente dall’andamento dei negoziati. Questo, infatti, il punto focale, in discussione anche in Italia: tesi spesso sostenuta è la necessità di vincolare la legittimazione dello Stato Palestinese all’andamento delle trattative. Invece, per Baruch fino a che Israele e Palestina non avranno pari potere contrattuale, nessun negoziato potrà andare a buon fine: ecco perché la Palestina deve diventare Stato prima delle trattative, e non dopo. Opinione per certi versi coraggiosa, osteggiata, a casa nostra, anche da parte del Pd, che pure ad oggi pareva intenzionato a votare la mozione. Intrise di saggezza e esperienza, le battute finali di Baruch: «Ho imparato una lezione» – ha infatti concluso –. «La pace mondiale è un mito in se stessa, ma dobbiamo partire dalla trasformazione del rapporto tra Israele e Palestina: dall’occupazione al vicinato, anzi, direi al buon vicinato. Una volta che i due popoli saranno buoni vicini, la pace verrà da sé». Ed è quello che, comunque la si pensi, tutto il mondo si augura.