23 gennaio 2020
Aggiornato 00:00
Enrico Zanetti è il nuovo segretario

Scelta civica avverte Renzi: «Il nostro sostegno non è incondizionato»

Sull’appoggio al governo si gioca la spaccatura del partito. Che, come confermano i deputati ai microfoni del DiariodelWeb.it, ambisce a diventare la nuova forza di centro, collaborando con Alfano, Tabacci e Passera.

ROMA – Scelta civica non è (ancora) «Sciolta civica». Ma potrebbe presto diventarlo. L'affollato congresso di domenica 8 e l'elezione plebiscitaria a segretario di Enrico Zanetti hanno dimostrato che il movimento fondato da Mario Monti è ancora vivo, nonostante la diaspora degli otto senatori verso il Pd. «Speravamo che nello stile di Scelta civica fossero impressi fair play e correttezza – attacca Mariano Rabino, braccio destro del nuovo segretario – Mi è sembrata una mossa poco brillante, a due giorni dal congresso, da parte di chi grazie a noi ha avuto incarichi importanti. La mia opinione è che in questi casi le dimissioni, almeno di cortesia, siano doverose».

Ma all'orizzonte si prospetta un nuovo bivio, da cui dipendono le sorti stesse del partito: continuare o no ad appoggiare il governo Renzi? Ufficialmente il sostegno non è in discussione. «Ma, come ha detto il segretario, non è più incondizionato – puntualizza il deputato Giovanni Monchiero – Il governo Renzi è l'unico possibile, di questo bisogna tenere conto. Questa è una motivazione giusta per continuare a collaborare su alcune riforme, ma non sufficiente a farci trangugiare qualsiasi boccone». Da un lato, infatti, lo zoccolo duro del partito non ha gradito la stilettata del premier a Porta a porta: «Scelta civica? Se esiste ancora...». Dall'altro alcuni deputati, a microfoni spenti, ragionano sui vantaggi di immagine che si potrebbero ottenere diventando l'unica forza di centro a fare opposizione a Renzi. Copiare la ricetta Salvini, in altre parole: e forse non è un caso che le prime parole d'ordine pronunciate nel discorso di insediamento di Zanetti siano state sicurezza e ordine pubblico, tradizionalmente leghiste.

«Un chiarimento con Renzi è obbligatorio – avverte Rabino – Non abbiamo nulla contro di lui, ma ci auguriamo che lui non abbia nulla contro di noi. L'appoggio al governo? E' garantito nella misura in cui le nostre proposte saranno gradite e accettate». Una posizione critica che non piace proprio a quei pezzi del partito più fedeli al premier, come il tesoriere Gianfranco Librandi: «Cercherò di lavorare all'interno del mio partito perché l'adesione sia totale». E se così non fosse, anche lui è pronto a ingrossare le file dei fuggiaschi da Scelta civica. Come lo stesso Benedetto della Vedova, che dopo l'iniziale frenata e la partecipazione al congresso con una sua mozione, alla fine si è deciso a salutare il partito: «Ci ho provato, non a caso avevo presentato una mozione intitolata "Per non sfasciare tutto» – racconta – Era molto chiaro cosa sarebbe nato scegliendo di fare un congresso per contarsi: un partitino leaderistico invece di una gestione collegiale. Si sapeva che questa forzatura avrebbe prodotto ulteriori rotture. Oggi finisce la Scelta civica di Monti: auguri a chi ci vuole stare».

Ecco, oggi finisce la Scelta civica di Monti. E comincia che cosa? Un indiziosulle strategie future del partito arriva dai nomi invitati al congresso: Gaetano Quagliariello (Ncd), Bruno Tabacci (Centro democratico), Corrado Passera (Italia futura). Forze politiche di centro, più o meno piccole, con le quali Scelta civica è pronta ad avviare una consultazione. Che potrebbe portare, chissà, alla realizzazione di un progetto mai dimenticato fino in fondo: quello di una nuova «cosa bianca». «Questa situazione ci dà modo di costruire un soggetto realmente alternativo a un Pd troppo imbrigliato da una sinistra estrema – conferma il deputato Giovanni Falcone – Scelta civica può essere il collante delle forze che occupano lo spazio di centro. Cominciamo a lavorare insieme: un primo passo che, un domani, potrà dare vita a qualcosa di veramente nuovo».

«Scelta civica non è mai partita, ma l'intuizione iniziale resta tuttora valida, ovvero fare da miccia di un big bang nell'area liberal-democratica – chiarisce Mariano Rabino – Ci dobbiamo confrontare con le forze politiche che insistono sul nostro stesso ambito. Per noi Ncd, Centro democratico, Italia futura sono interlocutori: vedremo se questo si tradurrà in un processo costituente comune e in un'aggregazione». Il primo capitolo di questo nuovo flirt potrebbe riguardare proprio l'Italicum: da modificare, come chiedono tutti i centristi, rafforzando il legame tra parlamentari e territorio. Un buono strumento, tra l'altro, per evitare nuovi cambi di casacca come quelli che hanno terremotato proprio Sc. «Sarebbe preferibile il "provincellum", un sistema di collegi uninominali molto piccoli – auspica Monchiero – Ha i grossi pregi di produrre campagne elettorali non molto costose e favorire le personalità più brillanti, oltre al legame tra eletti ed elettori. Come ricordava Tabacci, quando esisteva questo legame, in 40 anni di Repubblica ci sono stati 11 cambi di partito. Solo negli ultimi due anni ne abbiamo contati 173...».