8 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Il premier assicura di poter andare avanti anche senza Fi

I voti di Renzi ci sono o è un bluff?

Il fronte contro l'Italicum, ora che il Patto del Nazareno è stato sciolto, potrebbe mettere paura a Matteo Renzi, che però dichiara spavaldamente di avere tutti i voti necessari per andare avanti con le riforme. E' un bluff o i voti ci sono veramente?

ROMA - Il fronte contro l'Italicum, ora che il Patto del Nazareno è stato sciolto, mette paura a Matteo Renzi, che però dichiara spavaldamente di avere tutti i voti necessari per andare avanti con le riforme. E' un bluff o i voti ci sono veramente?

RENZI- BERLUSCONI: NEMICI-AMICI - Il premier ha i suoi grattacapi innanzitutto con Silvio Berlusconi, l'ex nemico-amico sul quale ora – apparentemente – non può più contare, dopo i fatti dell'elezione di Mattarella. Il Cavaliere ha dichiarato che d'ora in avanti lui e i suoi voteranno «sono quello che ci piacerà». In effetti, però, l'Italicum a Berlusconi non dispiace affatto, sopratutto se i patti restano quelli che erano stati concordati prima della fine del Nazareno: liste bloccate e nessuna preferenza. E' su altri fronti che, invece, il Cavaliere potrebbe dare battaglia: sulla Riforma del Senato e del Titolo V della Costituzione. Ma Matteo Renzi si dice sereno, e sicuro di avere in tasca tutti i voti necessari per andare avanti sul percorso delle riforme: «Venti di quelli di Berlusconi sono già con noi in Senato, e basta guardare ai movimenti costanti che si registrano in quel ramo del Parlamento, anche nel Movimento 5 Stelle, per capire che la situazione è in movimento». Insomma «l’azione di governo non rischia nulla, abbiamo un margine ampio». Gli occhi sono tutti puntati sui 20 senatori del centrodestra che si dichiarano pro-Renzi, e sugli ex-M5S trasmigrati altrove: a loro il compito di assicurare il sostegno necessario al premier.

DOPO LE TRASMIGRAZIONI, RENZI PUO' FARCELA SENZA L'AIUTO DI FI - A dare una mano al premier non sono solo gli ex grillini. Dopo che gli otto parlamentari di Scelta Civica sono passati al Pd, il premier Matteo Renzi, crede di potercela fare anche senza l'aiuto di Fi e il Patto del Nazareno. Si è allargato, infatti, il numero di parlamentari che hanno lasciano Scelta Civica per approdare nel partito di maggioranza: si tratta del ministro dell'Istruzione e senatrice Stefania Giannini, del viceministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, dei senatori Pietro Ichino, Linda Lanzilllotta, Gianluca Susta e Alessandro Maran; ai quali si sono aggiunte le deputate Ilaria Borletti Buitoni e Irene Tinagli. E mentre Mario Monti passerà al gruppo Misto lascia il partito anche il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova che però non passa nel Pd. Una gran soddisfazione per Matteo Renzi questo trasloco in blocco - che regala al premier un bel respiro di sollievo - e la gioia è tale che fa subito sapere :«Abbiamo i numeri anche se Forza Italia , ma spero che prevalgano buon senso e ragionevolezza. Noi continueremo a cercare un dialogo con tutti i partiti, come abbiamo sempre fatto.»

I VOTI CI SONO, MA I GIOCHI SONO ANCORA APERTI - A mettere in discussione l'Italicum, però, ci sono non pochi dissidenti, e il rischio è che qualche altro «Scilipoti» possa cambiare idea in corso d'opera, destabilizzando l'azione di governo. Sia la sinistra Pd che quelli di Scelta Civica hanno il dente avvelenato con Palazzo Chigi, dopo le recenti defezioni. Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro ed esponente dem, accusa il premier di essersi coperto dietro il Patto del Nazareno per ottenere vantaggi più suoi che Berlusconiani: «ci hai sempre detto che era Berlusconi a imporre i capilista bloccati, ma se il Patto è saltato l'alibi non c'è più.» Quindi «Renzi, se è coerente, non farà fatica ad accettare una correzione, aumentando il numero dei parlamentari eletti per farli diventare maggioritari rispetto a quelli nominati», chiosa Cesare Damiano.

Anche l'ala bersaniana è pronta a dare battaglia, e presenta due emendamenti che chiedono l'esame preventivo di costituzionalità da parte della Consulta prima dell'entrata in vigore della legge elettorale, nella speranza di bloccare sul nascere l'Italicum. «La minoranza Pd, almeno 90 deputati, è compatta e potrebbero arrivare anche i voti di Movimento 5 Stelle, di Sel e dei fittiani di Fi: non vedo come il governo possa opporsi a questa modifica», spiega l'autore dell'emendamento, Alfredo D'Attorre. Insomma, i voti ci sono e quello di Matteo Renzi non sembra essere un bluff, ma la partita – considerando l'evoluzione dello scilipotismo 2.0 – è ancora tutta da giocare.