7 dicembre 2019
Aggiornato 15:30

Fitto resta, ma il cerchio magico provoca altri mal di pancia

E' caos in Forza Italia. L'onda d'urto dell'elezione di Sergio Mattarella si è trasformata in uno tsunami per il partito di Silvio Berlusconi: il Patto del Nazareno è saltato, i vertici di Fi hanno consegnato le loro dimissioni, e la convocazione d'urgenza di un comitato ristretto rischia di alimentare incomprensioni e malumori. Che ne sarà di Forza Italia?

ROMA - E' caos in Forza Italia. L'onda d'urto dell'elezione di Sergio Mattarella si è trasformata in uno tsunami per il partito di Silvio Berlusconi: il Patto del Nazareno è saltato, i vertici di Fi hanno consegnato le loro dimissioni, e la convocazione d'urgenza di un comitato ristretto rischia di alimentare incomprensioni e malumori.

IL PATTO DEL NAZARENO E' FINITO - La prima tappa di questa brutta giornata è segnata dalla fine del Patto del Nazareno. A darne l'annuncio della morte è proprio Giovanni Toti, che ha dichiarato senza mezzi termini: «Il patto del Nazareno è rotto, congelato, finito». E la colpa sarebbe solo di Matteo Renzi, il premier furbetto e voltagabbana che dopo Letta non ha esitato a voltar le spalle anche a Berlusconi – ci mancava solo un altro: «Silvio, stai sereno» - per continuare a occupare la poltrona del governo soffiata sotto il naso del suo predecessore. La decisione di votare infine scheda bianca per l'elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica italiana – dopo una lunga sofferenza e i malumori risaputi del Cavaliere - ha spaccato il partito forzista, che ha duramente criticato la scelta del suo leader. Veloce come tweet è arrivata subito la pronta risposta del Pd, che ha parlato per bocca della dem Debora Serracchiani: «Se il patto del Nazareno è finito, meglio così. La strada delle riforme sarà più semplice. Arrivare al 2018 senza Brunetta e Berlusconi per noi è molto meglio.»

FITTO RESTA, MA I VERTICI DI FI RASSEGNANO LE DIMISSIONI - Raffaele Fitto, in un momento così turbolento e difficile per il suo partito, ha preferito placare gli animi, annunciando la sua decisione di restare in Forza Italia. A patto, però, che le decisioni vengano prese collegialmente: «Resto e porterò avanti questa battaglia dall’interno», ha sottolineato, «vanno azzerati tutti i vertici: basta con i nominati dall’alto.» Ciononostante, le acque sono tutt'altro che quiete perché per uno che resta, altri erano sul punto di lasciare. Berlusconi ha dovuto rifiutare tutte le dimissioni che, in blocco, i vertici di Fi questa mattina avevano messo sul suo tavolino. Ha rinnovato a tutti la sua fiducia, ma la vera questione è se gli altri saranno stati disposti a fare altrettanto nei suoi confronti, vista la crisi in cui versa Forza Italia.

ANCHE LA BIANCOFIORE ESPRIME RABBIA E DISAPPUNTO - Berlusconi ha peraltro deciso di convocare per mercoledì un comitato ristretto di «fedelissimi» per ricompattare il partito – e soprattutto gli animi – ed elaborare nuove strategie. Ma, così facendo, ha lasciato fuori alcuni che non l'hanno presa affatto bene, come «l'amazzone» Micaela Biancofiore, da sempre vicinissima al Cavaliere: «Vorrei comprendere – ha affermato la deputata - chi ha partorito, in un momento di estrema delicatezza interna del partito nel quale milito dal 1994, la convocazione frettolosa del comitato di presidenza di Forza Italia ristretto, che taglia fuori cioè tutte le persone (ivi compresa la sottoscritta) da sempre leali al Presidente». Il suo disappunto rischia di accodarsi a quello degli altri dissidenti, e Forza Italia non può proprio permettersi in questo frangente, altra benzina sul fuoco.