18 luglio 2019
Aggiornato 13:30
Per la Lega Nord, Amato sarebbe una fucilata agli italiani

Corsa al Colle: si allunga la lista di siluri e silurati

Chi entra Papa in conclave, esce cardinale. E lo sanno bene non solo a San Pietro, ma anche al Quirinale. Per questo, tutti i partiti evitano oggi di fare nomi: per non bruciarli prima del tempo, e riuscire a custodirli finché i giochi non saranno fatti. E, se proprio ci si deve esporre, è decisamente meglio dire chi non si voterà per tarpare le ali al candidato scomodo di turno.

ROMA - Chi entra Papa in conclave, esce cardinale. E lo sanno bene non solo a San Pietro, ma anche al Quirinale. In primis Romano Prodi, silurato nel segreto dell'urna dai celebri 101 franchi tiratori del Pd quando la sua elezione sembrava esser stata già decisa a tavolino e all'unanimità. Per questo, tutti i partiti evitano oggi di fare nomi: per non bruciarli prima del tempo, e riuscire a custodirli finché i giochi non saranno fatti. E, se proprio ci si deve esporre, è decisamente meglio dire chi non si voterà - tacendo sui propri beniamini - per tarpare le ali al candidato scomodo di turno, prima ancora che possa pensare di poter spiccare il voto.

LA LEGA FUCILA AMATO - In cima alla lista dei papabili c'é (c'era?) il nome di Giuliano Amato, personalità assai gradita al centrodestra e allo stesso Silvio Berlusconi. Il dottor Sottile – epiteto creato per lui da Eugenio Scalfari - , politico, giurista e docente italiano avrebbe l'approvazione indiscussa anche del premier, Matteo Renzi e metterebbe d'accordo pure i bersaniani. Come se, nella tanto conclamata epoca della rottamazione renziana, l'ex braccio destro di Bettino Craxi possa rappresentare quanto di meglio l'Italia abbia da desiderare. Ma Giuliano Amato era già nella rosa del 2013, perciò la sua candidatura è rassicurante e condivisa da molti, e sembra(va) avere tutte le carte in mano per sbaragliare i contendenti. E invece no, il dado non è ancora tratto, perché proprio quelli che per primi hanno fatto il suo nome per la candidatura al Colle, oggi sparano a zero su di lui: «Amato Presidente? Sarebbe una fucilata agli italiani», è l'altolà che arriva perentorio dalla Lega Nord.

SPARISCONO I NOMI DI CASINI E MARTINO – Fino a ieri erano in auge anche i nomi di Pier Ferdinando Casini e Antonio Martino, considerati i prediletti dell'asse Forza Italia-Ncd. Più vicino alla figura di tecnico che di politico in senso stretto, la personalità dell'ex ministro della Difesa sembrava essere in lista nel posto giusto e al momento giusto. Il liberale Antonio Martino è acclamato anche da uomini vicini al Cavaliere, e dalle pagine de Il Giornale lo si invoca a gran voce. Non trova il favore invece di gran parte della sinistra, Sel in testa, e il giornale Libero lo ha già definito per questo fuori dai giochi.

BASTA ANCHE CON MATTARELLA E DI MATTEO – La Repubblica ha dato per spacciati anche i nomi di Sergio Matterella e Nino di Matteo. Non convince, infatti, l'ex Dc, e sebbene il criterio dell'alternanza (mondo laico-mondo cattolico) inizialmente potesse darlo per favorito, ora lo bocciano anche i credenti. La prima a essere cauta su di lui è proprio la senatrice Paola Binetti dell'Udc, tra i leader italiani dell'Opus Dei: «Il Pd dice che il nome deve uscire dalle sue fila. Per cui se guardo alla Margherita potrebbe essere quello di Mattarella come quello di Castagnetti.» E l'assenza di entusiasmo la dice lunga, oltre al fatto che i giornali non li nominano più. Anche La Stampa, che fino a ieri spargeva fiumi d'inchiostro su di lui, oggi ha cambiato radicalmente musica e punta tutto su Pier Carlo Padoan. Spariscono all'orizzonte anche i nomi di Dario Franceschini, Graziano Delrio e Linda Lanzillotta, considerati da ogni partito ombre lontane. E Prodi? Da Forza Italia e tutto il centrodestra, la bocciatura al nome di un altro Presidente di sinistra non lascia spazio a speranze vane, tanto da aver indotto il premier Matteo Renzi a dichiarare che: «Se ci sarà un veto, il Presidente ce lo eleggiamo da soli». Riusciranno, nel segreto dell'urna, i nomi dei papabili a spuntarla non solo nei confronti delle divergenze politiche di tutti i partiti, ma anche delle fucilate lapidarie di chi gioca col tiro al piattello?