26 giugno 2019
Aggiornato 11:30
La crisi dei Marò

Marò, cambio di marcia dell'India. Renzi: «Bene il confronto diretto»

L'Economic Times: «Linea più morbida, frutto di un dialogo esistente dietro le quinte». Gentiloni: «Esecutivo italiano contrariato e deluso». Ma il Presidente del Consiglio è ottimista: «Vicenda molto difficile, ma l'india è Paese amico».

ROMA - C'è «un'inversione di rotta» da parte del governo dell'India sulla vicenda dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti da quasi tre anni nel Paese con l'accusa di aver ucciso due pescatori durante una missione anti-pirateria. L'apertura di Nuova Delhi è argomentata nei dettagli dal quotidiano The Economic Times. Un quadro che trova oggi sponda nei toni, pur cauti, del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Con Nuova Delhi, ha detto il premier durante la conferenza stampa di fine anno, è stato «finalmente aperto un canale di confronto diretto, anche con dichiarazioni ufficiali che abbiamo apprezzato». Certo, la situazione resta «molto seria e molto difficile», ha sottolineato. Sempre oggi, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha fatto notare che alle parole, però, occorre adesso far seguire fatti concreti.

Nella sua ricostruzione il giornale indiano cita fonti governative. «Non aver bloccato il ritorno dei marò in Italia fa parte di un dialogo 'dietro le quinte' tra le due parti», ha spiegato un responsabile di Nuova Delhi. A inizio mese, poi, il ministro degli Esteri aveva ammesso che il governo stava valutando una proposta dell'Italia per una «soluzione consensuale» del caso, che prevederebbe pubbliche scuse dell'Italia per l'uccisione al largo delle coste del Kerbala dei due pescatori da parte dei fucilieri di Marina, un cospicuo pacchetto di risarcimenti per i familiari delle vittime e il processo in Italia dei due marò.

L'Economic Times svela un retroscena che risale a settembre, quando Latorre fu autorizzato a tornare in Italia per curarsi dopo essere stato colpito da un'ischemia. All'epoca, scrive il giornale, funzionari del ministero degli Interni si opposero nelle consultazioni inter-ministeriali alla decisione del governo di non contestare la richiesta del fuciliere alla Corte Suprema. Ora, prosegue, il governo italiano ha detto a chiare lettere che non rimanderà Latorre in India entro la scadenza fissata dalla Corte Suprema - il 16 gennaio - in quanto non «in condizione di viaggiare» per l'operazione al cuore programmata per l'8 gennaio. Effettivamente il governo indiano non fece obiezioni quando il tribunale autorizzò Latorre a ritornare in Italia, una decisione presa secondo il ministro degli Esteri Sushma Swaraj per «ragioni umanitarie». A quello stesso periodo risale la proposta dell'Italia di una soluzione consensuale alla vicenda.

Il ministero degli Interni, durante le consultazioni inter-ministeriali con i funzionari del dicastero degli Esteri, manifestò la sua contrarietà a una simile posizione in sede di Corte Suprema. «Furono due i punti messi in risalto», ha sottolineato la fonte citata dal quotidiano: «Primo, che le migliori terapie per la presunta patologia del fuciliere di marina erano disponibili in India piuttosto che in Italia. Secondo, come poteva essere in grado di viaggiare se stava così male? Queste osservazioni, però, furono respinte».

Il ministero degli Interni, prosegue il quotidiano, ricordò anche il precedente comportamento dei marò nel 2013, quando su autorizzazione della Corte Suprema fecero rientro in Italia ma si rifiutarono poi di tornare, innescando una crisi diplomatica che rese necessario un monito della Corte Suprema all'ambasciatore italiano per riportare i marò in India.

A quanto appreso da The Economic Times, lo stesso giorno in cui la Corte Suprema autorizzò Latorre a tornare a casa, a settembre, la burocrazia indiana lavorava all'esame dei documenti che gli consentissero di partire per Roma la notte stessa, mentre l'Italia aveva già inviato un aereo. «Ufficialmente, il ministero degli Interni è il primo interlocutore nella vicenda alla Corte Suprema e ha rappresentato il governo in tribunale, dicendo che non c'erano obiezioni al ritorno a casa del fuciliere di Marina. Il ministero però durante le consultazioni inter-ministeriali aveva messo in guardia rispetto a un simile scenario», ha ricordato il funzionario.

De facto il governo di Nuova Delhi non aveva contestato la richiesta dell'Italia alla Corte Suprema di questo mese, per una proroga di due mesi della permanenza di Latorre a casa e per consentire a Girone di rientrare in Italia per le feste di Natale. «Il procuratore generale aggiunto può non opporsi alla richiesta dell'Italia, ma noi vogliamo che il sistema funzioni», disse la Corte Suprema il 16 dicembre respingendo la richiesta italiana.

L'inversione di marcia evidenziata dal The Economic Times sembra essere stata colta anche da Matteo Renzi. Quella dei due marò è «una vicenda molto seria e molto difficile», ma l'India, «Paese amico e alleato, negli ultimi giorni ha finalmente aperto un canale di confronto diretto anche con dichiarazioni ufficiali che abbiamo apprezzato», ha affermato il presidente del Consiglio durante il tradizionale incontro con la stampa a fine anno alla Camera dei Deputati.

L'Italia pensa «sia utile mantenere il tono necessario, quello dei canali legittimi giudiziari e diplomatici senza inutili show o inutili iniziative come alcune di quelle che ho visto che mi suonano davvero incredibili», ha aggiunto il premier, «Credo che un po' di buon senso e sano rispetto porti a dire che di questa vicenda noi ci stiamo occupando intensamente dal 22 febbraio, giorno in cui sentito i due marò appena arrivato a Palazzo Chigi. Faremo sicuramente del nostro meglio e speriamo di poter portare a casa il risultato in una logica di collaborazione e di dialogo con le autorità indiane».

Più dure le parole del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che ha ribadito come le autorità italiane siano «obiettivamente contrariate» dall'atteggiamento del governo indiano, che dice di volere il dialogo sulla questione, ma non dà seguito nei fatti a queste dichiarazioni.

«Ci auguriamo che questa dichiarata disponibilità produca risultati», cosa che «per ora, assolutamente» non trova riscontro, ha proseguito Gentiloni. Che ha spiegato che il governo sta lavorando per trovare un vero punto di intesa ma, ha detto, «è fondamentale che ci sia chiara manifestazione di volontà politica» da parte di Nuova Delhi.