26 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
Marò

Marò, Renzi: Monti si fece le foto con loro, io li ho riportati a casa. Vito: Non è merito suo

Uno dei passi più discussi del libro di Matteo Renzi riguarda la vicenda dei Marò. Sulla quale accusa Mario Monti e altre forze politiche di averli usati come trofei, mentre se ora sono a casa è solo grazie al suo esecutivo

I due fucilieri della Marina Militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con l'allora premier Mario Monti
I due fucilieri della Marina Militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone con l'allora premier Mario Monti ANSA

ROMA - Uno dei passi del libro Avanti di Matteo Renzi destinato a scatenare più polemiche è forse quello che riguarda l'annosa vicenda dei due Marò, controversia che Renzi «ereditò» dall'esecutivo guidato da Mario Montie e che ha visto per anni l'Italia incapace di riportare a casa Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, bloccati in India con l'accusa di aver ucciso due pescatori. In merito a tale triste e indimenticabile odissea, Renzi ricostruisce dunque le sue mosse da presidente del Consiglio fin dal primo giorno in cui entrò a Palazzo Chigi. Perché, a suo dire, la prima telefonata da premier fu diretta proprio a loro, ai due Marò, che erano fermi a Nuova Delhi, nell’ambasciata italiana, ormai da troppo tempo. 

La differenza rispetto a Monti
Secondo Renzi, la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre dimostrerebbe che l'accusa spesso diretta all'ex premier – e ciò quella di essere più un comunicatore che un uomo del fare – sia sostanzialmente infondata. Perché, a suo dire, fin dal primo giorno dal suo insediamento il Governo da lui guidato ha sempre lavorato a testa bassa per giungere a un accordo con l'India e riportare a casa i due militari, senza dare troppa importanza a ciò che trapelava all'esterno. A differenza, sostiene Renzi, di quanto fece il governo di Mario Monti, che riuscì soltanto a strappare un permesso all'India per far tornare temporaneamente a casa i due Marò, in quell'occasione «esposti alla stampa e alle tv, perché la visibilità e la comunicazione appassionano i governi tecnici molto più di quanto si voglia far credere». E invece, prosegue Renzi, «i militari sono costretti a sorpresa a rientrare in India, con ennesimo scorno della nostra credibilità internazionale».

Mai usati come trofeo
L'ex premier tiene a sottolineare di essersi comportato molto diversamente dai suoi predecessori. «Noi non abbiamo fatto una sola foto con quei marò. Li ho sentiti per telefono, in più di una circostanza, ovviamente. Ma non li ho esposti come trofei davanti alle telecamere». Mentre altre forze politiche – attacca – usavano i due militare per raccogliere consenso, il suo esecutivo si è a lungo impegnato per giungere a una soluzione della vicenda. «Abbiamo posto la questione dei marò su tutti i tavoli internazionali e abbiamo lavorato bene con il governo dell’India - guidato da una personalità di rilievo come il primo ministro Modi. Perché per me la politica è questo: raggiungere risultati che restano nel tempo, non occupare le agenzie di stampa per promuovere un’immagine».

Elio Vito: Renzi non ha risolto nulla
Renzi rivendica con orgoglio il risultato ottenuto e il lavoro fatto dal'esecutivo da lui guidato. Ma c'è anche chi critica fortemente l'operato dell'ex premier in quella circostanza. Come il deputato azzurro Elio Vito, che al Giornale contesta duramente la ricostruzione di Renzi. «Nel suo libro, Matteo Renzi si vanta di essere stato lui a salvare i marò», premette. E affonda: «A parte il fatto che la lunga vicenda di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non è ancora conclusa, se Renzi si riferisce a aver ottenuto il rientro in Italia dei due fucilieri di Marina è bene ricordargli alcune cose. È stato il Parlamento all'unanimità a impegnare il governo a assumere la strada dell'arbitrato internazionale, che si è poi rivelata decisiva, e il governo Renzi ha atteso più di un anno prima di intraprenderla. E Latorre è potuto tornare per motivi di salute», spiega.