31 marzo 2020
Aggiornato 05:00
Riforme e Legge elettorale

Renzi: «Correre ma non troppo»

Per il Premier è necessario dare il senso di avanzare rapidamente su riforme e legge elettorale senza però mandare in ulteriore fibrillazione un quadro politico già messo a dura prova dal voto delle regionali e che dovrà affrontare nel giro di un paio di mesi l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica.

ROMA - Correre ma non troppo. Dare il senso di avanzare rapidamente su riforme e legge elettorale senza però mandare in ulteriore fibrillazione un quadro politico già messo a dura prova dal voto delle regionali e che dovrà affrontare nel giro di un paio di mesi l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Era il problema che si sono trovati ad affrontare Giorgio Napolitano e Matteo Renzi. E le parole pronunciate dopo il colloquio al Quirinale tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio a questo servono: rassicurare tutti i partiti che le elezioni anticipate non sono alle porte, che le riforme marciano di pari passo, che un Parlamento 'operativo' non corre il rischio di vedere terminato anticipatamente il suo mandato.

DICEMBRE-GENNAIO - Per questo Renzi al Tg1, pur ribadendo che «andremo rapidamente», sposta a «dicembre-gennaio» il momento per la «chiusura» delle due partite. Per questo assicura che il Parlamento può arrivare a scadenza naturale, ovviamente «se fa le riforme». E per questo nella nota diramata dal Quirinale si mettono nero su bianco le parole che Renzi ha detto a Napolitano: «Il governo considera possibile e condivisibile con un ampio arco di forze politiche un percorso parlamentare dei due provvedimenti fondamentali già a uno stato avanzato di esame, legge elettorale e legge costituzionale». Percorso del governo che «tiene conto di preoccupazioni delle diverse forze politiche, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra legislazione elettorale e riforme costituzionali». Passaggio significativo, quest'ultimo, che sembra intervenire sulla spinosa questione di una legge elettorale, l'Italicum, pensata per un sistema monocamerale. Mentre è però ancora in vigore il bicameralismo perfetto.

DIMISSIONI NAPOLITANO - Ecco allora che diventa decisivo quel «gennaio» indicato da Renzi come data limite per l'ok del Senato all'Italicum: non più dicembre, come recitava la nota congiunta emessa con Berlusconi dopo l'ultimo incontro di palazzo Chigi. Solo poche settimane, ma durante le quali potrebbero arrivare le dimissioni di Giorgio Napolitano, che più di una persona indicano come possibili nelle prime settimane del 2015. Da palazzo Chigi continuano a ritenere «auspicabile» che l'ok del Senato arrivi prima di dover affrontare il «big match» della scelta del nuovo inquilino del Colle. Sapendo che lì si potrebbero scaricare tutte le tensioni interne al Pd e a Forza Italia. Ma proprio per questo da Fi ancora oggi si ribadiva che sulla legge elettorale "non conta tanto su cosa diremo di sì, quanto 'quando' diremo di sì». Insomma, le partite si intrecciano pericolosamente.

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