18 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
Al via la discussione sul Jobs act

Renzi: «Non temiamo franchi tiratori»

All'esame dell'Aula del Senato inizia la discussione generale sul Jobs act. La Assemblea di Palazzo Madama dovrà aspettare la prossima settimana per le prime votazioni. Intanto, dalla politica arrivano i commenti sugli sviluppi della discussione. Renzi si dice fiducioso: «La gente è con me».

ROMA - E mentre a margine dei lavori iniziati stamattina in Aula al Senato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spiega ai giornalisti che si sta ancora «ragionando sul da farsi», non mancano le voci che dalla politica commentano gli ultimi sviluppi sulle proposte del premier per la riforma del lavoro. Nel frattempo, il premier si dice sicuro dell'esito dei lavori: «La gente è con me, non con i sindacati».

ROTTA: CONTA IL VOTO IN DIREZIONE - Alessia Rotta, responsabile comunicazione della segreteria Pd, afferma che «il voto in Direzione dice molto» e sulla delega del lavoro «si troverà un accordo, il clima ora è più sereno e la delega consentedi condividere un impianto e anche dei valori». Lo dice , aggiungendo che «l'emendamento del governo arriverà». E aggiunge: «Sull'articolo 18 - sottolinea Rotta - si è fatto molto rumore per nulla, chiedo a tutti di impegnarci assieme sulla riforma che è molto importante». L'esponente della segreteria Pd non teme i franchi tiratori:«Non credo perché in Direzione c'è stata una discussione ampia e approfondita, il Pd sa discutere ma poi decide assieme»

BELLANOVA: DELEGA DA APPROVARSI ENTRO FINE ANNO - Il sottosegretario al Welfare, Teresa Bellanova, auspica che non ci sia bisogno della fiducia sulla riforma del lavoro, ma, a margine della riunione dei capigruppo del Senato, evidenzia che tutto dipenderà dagli sviluppi dei lavori: «Dipende dal dibattito parlamentare e da come andranno i lavori. Io personalmente penso che se la delega deve essere approvata entro fine anno e dobbiamo varare i decreti delegati nei primi due mesi del 2015» è necessario il via libera del Senato «entro l'8, il 10 ottobre" perchè si "incrocia anche con la legge di Stabilità». In conclusione, Teresa Bellanova afferma: «Noi vogliamo fare un percorso parlamentare completo. In questo momento l'ipotesi fiducia non c'è».

CIVATI: GRILLO CHIUDE - Pippo Civati commenta il Movimento 5 Stelle e in particolare il leader, Beppe Grillo, affermando che «Grillo fa delle aperture che invece sono delle chiusure». Il tema, ha assicurato, «non è far fuori Renzi, anche se il Movimento 5 Stelle sull'art 18 è molto diviso. Se Grillo è d'accordo con me nella difesa di un istituto democratico sono contento e in Parlamento si voti insieme, altrimenti - ha aggiunto Civati - i giochi della politica sono altri perchè io col Movimento 5 Stelle non ci voglio andare. Sono un parlamentare eletto nel Pd».

PISICCHIO: TROPPI SLOGAN - Dal Gruppo Misto, il presidente dei parlamentari alla Camera, Pino Pisicchio, condanna l'esasperazione dei toni e afferma: «Alcuni toni esasperati hanno avvelenato il dibattito sul lavoro, che è una questione prioritaria per governo e maggioranza. Troppi slogan e troppa ideologia su un tema, l'articolo 18, che meriterebbe una discussione ampia e complessa nel merito, nell'ottica di una riforma complessiva del mercato del lavoro». E conclude, Pisicchio: «Per una buona riforma si deve superare il conflitto ideologico, altrimenti si rischia di non centrare alcun obiettivo».

IL SOLITO CAOS - Il senatore Francesco Giro, di Forza Italia, parla per i componenti del suo partito e dice: «Siamo esterrefatti e preoccupati. Sul jobs act c'è il solito caos di accelerazioni e frenate, fughe in avanti e arretramenti improvvisi. Insomma, il solito festival della chiacchiera. La solita palude. Non pensino che Forza Italia sarà complice di questa confusione».

ANGELETTI: ART.18 PER COMBATTERE POLITICA INEFFICACE - Da Bergamo, anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, intervenendo al congresso nazionale della Uilca, parla di Jobs act e dichiara: «Il buon senso dice di aspettare e vedere cosa esce realmente fuori visto che credo sia stato solo un colpo politico, Renzi mi ha abituato velocemente a distinguere tra ciò che dice e ciò che fa. Voglio vedere quello che fa».
«L'articolo 18 è una operazione politica - spiega Angeletti - è simbolico per il governo, non è simbolico per sé né tantomeno per noi e per le persone. E' un'operazione politica di un governo che cerca di imporre un cambiamento per lui simbolico, e anche per i mercati, per fronteggiare l'inefficacia della politica concreta delle riforme che sono rimaste aspettative, promesse, disegni di legge non realizzati». 

MANIFESTAZIONE NON E' SFOGO MOMENTANEO - Angeletti prosegue toccando la questione manifestazione, e dice: «Se i provvedimenti del Governo in materia di lavoro dovessero toccare protezioni e tutele per quei lavoratori che già ce l'hanno lo sciopero generale resta, non è uno sfogo momentaneo». E continua: «Abbiamo spiegato che se modificano il sistema di protezione a chi i diritti li ha già noi proclameremo uno sciopero generale e non pensi Renzi che sia solo una sfogo momentaneo - ha detto Angeletti - è una di quelle scelte che non condividiamo e non accetteremo, faremo di tutto per impedire questa cosa che non ha senso».

LUPI: SERVE LEGGE CHE DIA LAVORO, NON LO TOLGA - Da Genova, a parlare è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, parlando delle mobilitazioni annunciate dalla Cgil contro la modifica dell'articolo 18: «Ognuno ovviamente è libero di mobilitarsi come vuole. Forse però l'unico problema su cui dovremmo mobilitarci tutti è capire che se non cambiamo moriamo". E continua: «Al di là dei tabù il problema è semplicissimo: dobbiamo fare una legge sul lavoro che miri a dare lavoro e non a toglierlo, a dare certezze e non a eliminarle, che miri a togliere tutte le discrezionalità che esistono per facilitare l'imprenditore che non è mai contro il proprio operaio o il proprio dipendente».

BASTA CONSERVATORISMI «E' una legge - ha sottolineato il ministro Lupi - che deve guardare al futuro. Chi dice che superare oggi l'articolo 18 non dia posti di lavoro immediati può anche avere ragione ma il problema è creare le condizioni per cui si ritorna a dare fiducia a tutti». In conclusione, l'esponente del NCD afferma: «I conservatorismi non servono più a nessuno e secondo me anche il sindacato, se continua a essere conservatore, non va più da nessuna parte. Lo si è dimostrato anche nel caso Alitalia. Alla fine si capisce che è solo guardando al futuro che si difendono i posti di lavoro».