15 novembre 2019
Aggiornato 21:00
Il sindacato contro

Cofferati: «La Cgil in piazza anche da sola»

L'europarlamentare Pd richiama la minoranza del Pd e afferma che non avrebbe dovuto astenersi di fronte alla proposta del segretario del Pd, Matteo Renzi. Sergio Cofferati è fermamente convinto della necessità dell'articolo 18: cancellarlo lederebbe la dignità dei lavoratori. Inoltre, Cofferati parla della possibile manifestazione che la Cgil sarebbe disposta a fare anche senza gli altri sindacati

ROMA - L'europarlamentare del Pd, già segretario Cgil, Sergio Cofferati parla ai microfoni di Radio Città Futura, commentando quanto le decisioni prese in occasione della Direzione nazionale del Pd e allude al fatto che la minoranza avrebbe dovuto votare la proposta del segretario del Pd, per poi potersi giocare in Parlamento la possibilità di farsi sentire. Parlando di Jobs act, Cofferati si dice contrario alla cancellazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e afferma, poi: «Non c'era nessuna ragione per astenersi di fronte alla proposta del segretario. La minoranza Pd avrebbe dovuto votare unita, tenendo aperta la discussione, che poi avrà il suo sbocco naturale e conclusivo in Parlamento».

ART.18 PER DIGNITA' «Già con la legge Fornero - ha ricordato Cofferati - l'art. 18 era stato modificato. Adesso, cancellarlo come propone nei fatti, nella sostanza il governo, credo sia un errore grave. Togliendo l'art.18 si toglie dignità alla persona. Il problema è dare non togliere, perché se si toglie a chi ha, senza dare nulla su questa tema specifico a chi non ha, non si fa altro che peggiorare la situazione».

RISCHIO DI INCOSTITUZIONALITA' - Secondo quanto affermato da Sergio Cofferati, ci sarebbero, inoltre, altre cose da rivedere nel Jobs act del governo Renzi: «Ci sono altre cose che andranno attentamente discusse, riviste e modificate. Parliamo di testi - ha spiegato l'esponente democratico - per intero non ancora noti, ma da quello che si capisce, così come sono stati scritti proprio non convincono. Penso al demansionamento o al controllo a distanza, che inoltre mi sembra presentino anche profili di incostituzionalità».

IL PERICOLO DELLA GUERRA TRA POVERI - Cofferati ha poi posto l'accento sulla necessità di ridurre «a massimo 2 o 3 le tipologie contrattuali» e criticato il premier per i «troppi annunci, dietro ai quali al momento non c'è nulla di concreto. Per molte delle cose dette dal premier in questi giorni - ha spiegato l'europarlamentare del Pd - bisogna indicare le coperture. Se vuoi estendere gli ammortizzatori a tutti a posta invariata, rischi di scatenare una guerra tra poveri».

'IL SINDACATO REAGISCA' - In conclusione, Sergio Cofferati, ha avanzato un parallelo tra la reazione sindacale di oggi e quella che si ebbe 12 anni fa di fronte alla volontà dell'allora governo Berlusconi di cancellare l'articolo 18: «Il confronto tra sindacati mi ricorda molto ciò che capitò 12 anni fa in occasione della manifestazione dei 3 milioni al Circo Massimo. Quella manifestazione fu la sola Cgil a farla. Cisl e Uil non erano d'accordo, ma a distanza di un mese ci fu un grande sciopero generale unitario. Oggi la Cgil ha 100 ragioni per fare la sua manifestazione, che credo sarà molto partecipata, ma non è affatto da escludere - ha concluso l'eurodeputato democratico - che ciò che non è avvenuto in questi giorni nei rapporti con gli altri sindacati, non possa avvenire tra qualche giorno».