25 aprile 2024
Aggiornato 16:30
Governo Renzi

Italia in deflazione, ma Renzi pensa al gelato

Inizia a perdere sonoramente colpi il carrozzone comunicativo di Renzi. Non lo attestano solo i sondaggi in caduta libera, ma lo si evince anche dalla grottesca risposta con cui il premier ha replicato al settimanale «The Economist».

Inizia a perdere sonoramente colpi il carrozzone comunicativo di Renzi. Non lo attestano solo i sondaggi in caduta libera, ma lo si evince anche dalla grottesca risposta con cui il premier ha replicato al settimanale The Economist. La copertina lo ritrae in compagnia di Draghi, Merkel e Hollande mentre mangia un cono fior di latte e cioccolato su una barchetta - fatta con una banconota da venti euro - che si sta inabissando.

Colpito nel suo straripante orgoglio mediatico, il nostro presidente del Consiglio ha optato per uno scontro all’arma bianca: il gelato. Ha investito un componente del cerimoniale del Governo dell’arduo compito di portare un carretto dei gelati nel cortile di Palazzo Chigi. Lo scopo era di farsi consegnare, al termine di un Consiglio dei Ministri inconcludente, un cono da esibire alla corte dei giornalisti convocati per la solenne risposta diplomatica all’affronto inglese. L’ex sindaco di Firenze ama stupire: in questo caso lo fa con una sceneggiata ridicola, con la quale l’unica speranza è che a beneficiarne siano state le esportazioni di gelato italiano all’estero. Ma su questo punto dovremo attendere il responso dei prossimi mesi.

Nel frattempo l’Italia arretra in tutti i ranking internazionali. Anzi, dopo oltre cinquant’anni l’Istat dichiara che il Paese è in deflazione: un chiaro sintomo di debolezza nella domanda di beni e servizi, in cui i consumatori e le aziende scelgono di posticipare gli acquisti aspettando ulteriori cali di prezzo. Una spirale economica perversa che porta con sé, con il calo dei consumi, minori assunzioni o addirittura un incremento dei licenziamenti - e la disoccupazione italiana, è bene ricordarlo, viaggia sul 12,6%...ma Renzi pensa al gelato.

Colpisce come un pugno allo stomaco l’arroganza con cui i nostri politici affrontano i dati sconfortanti che provengono quotidianamente dagli Istituti di ricerca e dai Centri studi nazionali e internazionali. Alla festa dell’Unità di Bologna il premier ha tuonato: ogni tanto qualcuno ci viene a fare la lezione sulle priorità, che noi abbiamo ben chiare. Non accettiamo lezioni. Eppure qualche consiglio forse farebbe bene ad accettarlo, visti i risultati negativi di questi mesi. Potrebbe anche evitare di mettere il bavaglio a chi non la pensa come lui, ad esempio i sindacati, le associazioni datoriali, le opposizioni. I numeri che ha collezionato in questi mesi hanno praticamente doppiato i record negativi del 2011, quegli stessi record che avevano mosso le piazze contro il centrodestra alla guida del Paese in quel momento e che costarono a Berlusconi lo scranno più alto. C’è da domandarsi dove sia finito quel popolo che allora gridava le sue frustrazioni e che oggi, invece, resta in supino silenzio, pur vedendo il proprio Paese che crolla a picco. Niente scioperi, niente girotondi, niente V-day, niente proteste se non le lamentele da bar.

In una situazione interna del genere, il cittadino medio spererebbe almeno in alcune note positive dalla politica estera: ma anche lì l’Italia naviga a vista. Se da una parte il Governo ha incassato in queste ore la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante per la Politica Estera della Ue, dall’altra ha dovuto fare dietrofront sulle posizioni filorusse che aveva espresso con decisione fino ai primi niet che alcuni Paesi dell’Est, più la Gran Bretagna e la Svezia, avevano espresso contro la sua nomina, proprio per la vicinanza con Putin. In questo momento l’Italia è serva di quelle ingerenze statunitensi che da mesi vengono esercitate sulla vicenda Ucraina. Ingerenze che si sono sostanziate nelle sanzioni contro la Russia, e che oltre a cozzare con la tradizione democratica dell’Occidente costeranno un prezzo salatissimo all’economia italiana. Secondo le stime ufficiali di Coldiretti, il danno per il comparto agroalimentare potrebbe viaggiare tra i 200 e i 700 milioni di euro di esportazioni minori.

Secondo le stime Sace, lo scenario sarà ancora peggiore: l’export italiano sarà negativamente colpito dalle nuove sanzioni contro la Russia, con una possibile riduzione delle esportazioni Made in Italy in Russia nel biennio 2014-2015 compreso tra 0,9 e i 2,4 miliardi di euro a seconda dell'evoluzione dello scenario. Ci chiediamo allora: l’accanimento nella difesa della nomina della Mogherini ad una carica totalmente ininfluente per le partite veramente centrali per il Paese (fra tutte le norme sulla flessibilità del bilancio), quale prezzo costerà all’Italia?

Forse sarebbe stato meglio inghiottire silenziosamente l’indigesto cono dell’Economist e concentrarsi sull’unico vero compito che compete oggi a un leader italiano: il rilancio del Belpaese. Magari Renzi poteva partire dalla richiesta di regole nuove per l’Ue, parametrate ai tempi di crisi, ma così non è stato. C’è da sperare che dopo le brioche di Maria Antonietta, il premier Renzi non passi alla storia per l’uomo del carretto dei gelati. Avremo il tempo di scoprirlo?