29 novembre 2020
Aggiornato 23:00
Governo Renzi

Renzi, the final countdown

Dopo l'«allungo» tentato nei primi sei mesi di governo, Matteo Renzi cambia ritmo: lo slogan ora è «passo dopo passo», e l'orizzonte è quello lungo. Mille giorni è il timing che il premier si è imposto per «cambiare l'Italia»: a maggio 2017, quando si esaurirà il countdown che da oggi compare sul nuovo sito (appunto passodopopasso.it), si potranno tirare le somme.

ROMA - Dopo l'«allungo» tentato nei primi sei mesi di governo, Matteo Renzi cambia ritmo: lo slogan ora è «passo dopo passo», e l'orizzonte è quello lungo. Mille giorni è il timing che il premier si è imposto per «cambiare l'Italia»: a maggio 2017, quando si esaurirà il countdown che da oggi compare sul nuovo sito (appunto passodopopasso.it), si potranno tirare le somme. «Giudicatemi in quel momento», dice Renzi a chi lo accusa di soffrire di «annuncite», ovvero di limitarsi a promettere riforme per poi rinviare la loro attuazione ad una nuova scadenza. E il premier addirittura rilancia, impegnandosi a riforme che intervengano «alla radice»: ovvero «giocare all'attacco, non in difesa. Scegliere il coraggio, non la paura». Per fare, lui, le riforme che «i noti esperti della palude» le annunciano da anni.

RISPETTATE LE SCADENZE - Ecco allora che l'impegno è quello di rendicontare quotidianamente, sul nuovo sito, tutti i passi avanti del governo rispetto agli impegni presi. Sottolineando però che non si tratta certo di una novità: «Finora abbiamo rispettato tutte le scadenze», dice elencando gli interventi su riforme, legge elettorale, lavoro, Pubblica Amministrazione, semplificazione fiscale, giustizia. Fino alla riforma della scuola, le cui linee guida saranno presentate mercoledì. Convinto che, nonostante le critiche, gli italiani siano consapevoli di quanto il governo sta facendo: «Leggo che sarebbe finita la luna di miele col Paese... Lo dicevano anche prima delle Europee, porta bene».

NON TORNIAMO INDIETRO - Del resto Renzi rivendica che «in questi sei mesi siamo convinti di aver fatto molto, altro che poco». Tuttavia «non ci basta: perchè se non hai fame, se non senti l'urgenza di immaginare un Paese più semplice, coraggioso, competitivo, efficiente ed efficace, non sei adatto a fare questo lavoro». Magari «ci diranno che siamo un po arroganti, ma noi il paese lo cambiamo lo stesso». E come il premier intende cambiare l'Italia, lo spiegherà anche in Parlamento entro settembre: nessun voto di fiducia, nessun nuovo programma. Semplicemente, «ufficializziamo» davanti alle Camere il lavoro dei mille giorni, probabilmente - spiegano da palazzo Chigi - con una informativa, modalità che non prevede voti al termine del dibattito. Sulle riforme che intende realzizare, il premier assicura la massima disponibilità aldialogo, e così sarà anche in Parlamento. Ma «con serenità, al di là di gufi, ostacoli, polemiche, noi la direzione l'abbiamo tracciata» e di sicuro «non si torna indietro».

L'ARTICOLO 18 RIGUARDA 3MILA PERSONE - Come sugli 80 euro e sulla volontà di migliorare la competitività dell'Italia non riducendo i salari ma migliorando il contesto economico: «Anzi, il bonus cercheremo di allargarlo, anche se non generando false aspettative». Stesso discorso sull'articolo 18: «Non è un problema», è un tema «ideologico» che «riguarda tremila persone» e il governo «riscriverà lo statuto dei lavoratori» guardando al «modello della Germania».

VINCERE LE RESISTENZE - Insomma, il premier va avanti per la sua strada, e - anche se ora col ritmo del passista - insiste sulla «accountability» delle promesse del governo: fissare in continuazione date - spiega - serve a «vincere le resistenze» e non a fare una politica di annunci. Anche a costo di «impiccarsi» a una data, ma solo così si concretizza «l'idea che ciascuno debba rendere conto di ciò che fa». E soprattutto per Renzi fissare delle date «è stato l'elemento che ha consentito in questi primi sei mesi di superare le resistenze. Se mi avessero detto sei mesi fa che avremmo mantenuto l'impegno sulla riforma costituzionale e elettorale io non ci avrei creduto». E poi: «La riforma della P.a., il dimezzamento dei permessi sindacali, il limite allo stipendio dei dirigenti: se mi avessero detto che tutte queste cose sarebbero state realizzate in sei mesi io per primo avrei avuto dei dubbi».