18 giugno 2019
Aggiornato 07:00
Politica estera | Crisi marò

Modi a Renzi: «La Giustizia indiana è libera, giusta e indipendente»

«Nella vicenda dei due marò l'Italia deve consentire che il processo giudiziario in India faccia il suo corso». Lo ha detto - secondo quanto riporta il Times of India - il primo ministro indiano Narendra Modi, nel corso del colloquio telefonico di lunedì con il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

ROMA - E' nel reciproco interesse di Roma e Nuova Delhi una «soluzione equa e celere» alla vicenda dei due marò, ma l'Italia deve consentire che il processo giudiziario in India «faccia il suo corso». Lo ha detto - secondo quanto riporta il Times of India - il primo ministro indiano Narendra Modi, nel corso del colloquio telefonico di lunedì con il presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Il caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dall'India di aver ucciso due pescatori, è sub-judice di fronte alla Suprema Corte e «in questo contesto», Modi «ha sottolineato che la magistratura indiana è libera, giusta e indipendente» e che Nuova Delhi è convinta che «prenderà tutti gli aspetti in considerazione nella decisione su questo caso».

IPOTESI ARBITRATO INTERNAZIONALE - Già il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, riporta il Times of India, aveva precedentemente affrontato la questione con l'omologo Sushma Swaraj. L'Italia ha recentemente prospettato l'ipotesi di un arbitrato internazionale sul caso se il governo indiano guidato dall'Alleanza nazionale democratica non accogliesse la richiesta di porre fine alla vicenda, discussa inoltre dal ministro della Difesa Roberta Pinotti con il segretario alla Difesa americano Chuck Hagel durante una recente visita a Washington.
I fucilieri di marina Latorre e Girone sono stati arrestati in India con l'accusa di avr ucciso i pescatori Valentine e Ajesh Binki nel corso di una missione anti-pirateria sulle coste del Kerala nel febbraio 2012, un incidente che ha innescato forti tensioni diplomatiche tra India e Italia. In seguito alla decisione del governo di Nuova Delhi di non incriminare in base alla legge anti-pirateria i marò, questi ultimi si sono rivolti alla corte chiedendo che impedisca alla Nia (National Investigation Agency, la polizia antiterrorismo indiana) di portare avanti il procedimento.