19 luglio 2019
Aggiornato 21:00
Dopo un lungo dibattito in Senato

Riforme: si cerca una mediazione, tra tempi e merito

Il senatore PD Vannino Chiti, capofila dei dissidenti, ha suggerito di posticipare a settembre le dichiarazioni di voto e il voto finale, e al tempo stesso di ridurre il numero degli emendamenti per concentrare la discussione su pochi punti qualificanti e cercare una mediazione anche sul merito.

ROMA - Dopo un lungo dibattito nell'Aula del Senato, è in corso la Capigruppo di palazzo Madama per decidere se accogliere la proposta di mediazione avanzata da Vannino Chiti sull'esame del ddl riforme, raccogliendo le aperture del premier Matteo Renzi. Il senatore Pd, capofila dei dissidenti, ha suggerito di posticipare a settembre le dichiarazioni di voto e il voto finale, e al tempo stesso di ridurre il numero degli emendamenti per concentrare la discussione su pochi punti qualificanti e cercare una mediazione anche sul merito. Proposta accolta dal governo, che però con il ministro Maria Elena Boschi ha precisato: «Non possiamo sottostare a un ricatto ostruzionista della minoranza, e non su tutti i punti di merito sarà possibile trovare un punto di incontro».

Nel corso del dibattito, tutti i gruppi di maggioranza e il gruppo di Forza Italia si sono detti disponibili alla mediazione Chiti, così come i relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Dall'opposizione, l'M5s ha invece ribadito che difenderà tutti i suoi emendamenti che però sono solo 200. Sinistra e Libertà, presentatrice da sola di circa 6mila emendamenti, ha dal canto suo spostato il tema della discussione: «Non ci interessa avere una settimana di tempo più, ci interessa sapere se c'è la disponibilità a muovere dalle proprie posizioni per raggiungere mediazioni alte». Ovvero, Sel vuole sapere se il governo è disposto a modifiche sostanziali del testo, e se il dibattito potrà svilupparsi «libero dai vincoli del convitato di pietro, il Patto del Nazareno» tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Posizione che ha provocato la dura reazione del capogruppo PD Luigi Zanda: «Se Sel non riduce il numero dei propri emendamenti, non ci sono le condizioni per una mediazione». Zanda ha quindi bocciato la richiesta di convocare la Capigruppo per rivedere il calendario, chiedendo di proseguire secondo il percorso già stabilito.

Ma alla fine ha prevalso la linea di chi la Capigruppo la voleva, compresa Sel: «La Capigruppo credo sia utile, potremo avere la possibilità di capire se davvero c'è l'intenzione di una mediazione alta, di muovere dalle proprie posizioni e arrivare a risultati apprezzabili per tutti quanti», ha detto De Petris. Dunque, come sottolineato dalla Lega e da Calderoli, a questo punto è il governo che dovrà dire se è disponibile a mediare o no sul merito della riforma.

E la risposta del governo è arrivata a conclusione del dibattito: «Il governo come sempre ha la disponibilità a trovare ulteriori punti di incontro anche nel lavoro dell'Aula dei prossimi giorni», ha spiegato il ministro Boschi, ma allo stesso tempo «il governo non può in qualche modo sottostare a un ricatto ostruzionista». Dunque «probabilmente non sarà possibile trovare su tutti i temi dei punti di incontro tra maggioranza e opposizione, ma è impensabile che una minoranza affermi le proprie ragioni a scapito di una maggioranza: non succede in nessun Paese democratico, non succederà neanche stavolta».