26 giugno 2019
Aggiornato 22:30
Dopo Ventotene, un appello di grande attualità

Varoufakis: «Ribelliamoci all'Europa delle élites e dell'austerity»

L'ex ministro delle Finanze greco spiega perché dovremmo ribellarci all'Europa delle banche e dell'establishment. E perché Bruxelles sta seriamente rischiando di disintegrare il Continente.

ROMA - E' stata un'estate al cardiopalma per Bruxelles. Il flusso di profughi ininterrotto ormai da più di un anno a questa parte; attentati sanguinosi che hanno colpito la Francia e la Germania; il clamoroso addio della Gran Bretagna all'Unione europea; un contesto internazionale sempre più incerto e mutevole. Lo sa bene Yanis Varoufakis, l'ex ministro delle Finanze greco che si è dimesso dal suo incarico nell'esecutivo guidato da Alexis Tsipras per gravi divergenze con il primo ministro. Varoufakis è sempre stato il «duro» del governo greco, quello che, nei bollenti negoziati condotti con la Troika (e diretti dalla Germania di Angela Merkel e Wolfgang Schäuble), ha sempre opposto la sua intransigenza, al punto da optare per le dimissioni pur di non essere corresponsabile della capitolazione del proprio Paese.

Diem25
Infine, la tragica capitolazione della Grecia è avvenuta, ma Varoufakis non si è arreso: così, ha fondato (insieme ad altre illustri personalità internazionali) un movimento paneuropeo noto come Diem25, che si propone di salvare la democrazia europea dal delirio dell'austerity e dal predominio delle banche e della finanza sull'uomo. Un movimento trasversale, che unisce uomini e donne dalle diverse appartenenze politiche, ma tutti convinti che Bruxelles stia spingendo l'Europa definitivamente nel baratro.

Salvare l'Europa da se stessa
E' proprio portando il cappello di Diem25 che Varoufakis è giunto a Roma, per commentare quanto sta succedendo in Europa dopo la Brexit e per lanciare un impegno condiviso, dal basso, per salvare il Continente dalla misantropia che lo sta inghiottendo. Per Varoufakis, quello inglese non è stato un voto contro l'Europa in sé, contro l'idea originaria di Europa, ma piuttosto contro la fallimentare combinazione di autoritarismo e austerità: perché «le modalità in cui Bruxelles, Parigi e Roma si stanno comportando», ha dichiarato l'economista, «stanno avvelenando l'Europa, e ne stanno causando la disintegrazione». «Vogliamo salvare l'Europa dall'austerità, dalla misantropia, dalle banche, dall'Eurogruppo, da Schauble», ha chiosato ironicamente. In pratica, salvare l'Europa da se stessa, da quello che oggi è diventata. Per Varoufakis, Bruxelles ha una colpa fondamentale: quella di aver «depoliticizzato la politica». Così facendo, si è votata a politiche tossiche e a progetti economici dannosi. Parole di struggente attualità a maggior ragione dopo il vertice di Ventotene, in cui Matteo Renzi, Francois Hollande e Angela Merkel hanno discusso (con scarsi risultati) della necessità di imprimere una nuova spinta all'Europa, senza però, evidentemente, la reale intenzione di mettere in discussione ciò che in Europa non funziona: il predominio dei pochi sui tanti, dei forti sui deboli, delle élites sui popoli.

Una sfida difficile
Diem25 non è affatto un progetto non per le élites, né per i tecnocrati, e neppure per gli esperti: è un progetto per i cittadini. Una sfida che, per Varoufakis, non sarà semplice. Lo dimostra il triste epilogo della vicenda greca, dove lo stesso governo che poco prima aveva raccolto, attraverso un referendum, il mandato popolare di resistere a Bruxelles è finito per capitolare. Nessuna vittoria, dunque, è sicura. Ma, per Varoufakis, questa non è una buona ragione per non provarci.