Il rebus Russia

Perché la visita del principe saudita in Russia è l'ultimo «colpo da maestro» di Putin

E' la prima volta che il principe saudita Salman Al Saud visita ufficialmente la Russia di Putin: e non a caso, siamo di fronte all'ultimo capolavoro strategico dello «zar» in Medio Oriente, e all'ennesimo brutto tiro giocato a Washington

Il principe saudita Salman Abdul Aziz Al Saud con il presidente russo Vladimir Putin
Il principe saudita Salman Abdul Aziz Al Saud con il presidente russo Vladimir Putin (EPA/SERGEI CHIRIKOV)

MOSCA – La visita del principe saudita Salman Abdul Aziz Al Saud nella Russia di Vladimir Putin è un evento geopolitico estremamente significativo sotto diversi punti di vista, benché venga pressoché ignorato dalla stampa italiana. In realtà, c’è da scommettere che diverse potenze occidentali, Washington in primis, stiano monitorando con attenzione quanto sta avvenendo in queste ore al di là degli Urali, proprio per la rilevanza storica e geopolitica dell’evento. Perché è la prima volta in assoluto che il re saudita visita la Russia, Paese che normalmente intrattiene relazioni piuttosto tiepide con Riad, alleato tradizionale degli Stati Uniti in Medio Oriente e nemico giurato dell’Iran, partner di Mosca. Il fatto che tale visita sia avvenuta proprio oggi è estremamente indicativo del ruolo che la Russia di Putin è riuscita a conquistarsi a livello globale e, in particolar modo, come mediatrice degli equilibri mediorientali da quando, nell’agosto 2015, annunciò il suo intervento in Siria.

In Siria rivali, ma ora...
Proprio in Siria, Russia e Arabia Saudita hanno sempre giocato su fronti opposti: la prima in difesa del governo legittimo di Bashar al-Assad, la seconda a sostengo delle milizie ribelli. La visita di Putin ad Ankara, avvenuta il 28 settembre scorso, ha segnato la conclusione di un lungo processo negoziale che ha visto impegnate Mosca, con Ankara e Teheran, nel ruolo di promotrici del processo negoziale tenutosi ad Astana, in Kazakistan. Anche l’Arabia Saudita, insomma, ha dovuto accettare che è oggi la Russia di Putin, e non l’alleato americano, a tenere le redini della mediazione: la visita del re saudita a Mosca, dunque, potrebbe rappresentare una legittimazione da parte di Riad dell’imprescindibile ruolo russo, nonché un riconoscimento di quanto concordato ad Astana. Diversi analisti sono concordi nel riconoscere questo come un punto di svolta nelle relazioni tra Mosca e Riad. Secondo George Marc Katz, esperto di Russia della George Mason University, i sauditi ad oggi accettano che Assad rimarrà al potere, ma ora sperano di mobilitare il sostegno russo per limitare l'influenza dell'Iran in Siria e in altri luoghi. Il tutto, mentre la centralità della superpotenza a stelle e strisce nel panorama internazionale diventa sempre più questionabile.

Curdi, Yemen, Qatar: Mosca un interlocutore imprescindibile
Ma in ballo, nella visita del principe saudita, non c’è solo la Siria. Perché per Riad Mosca è un interlocutore importante anche in altri focolai di crisi: per esempio in vista del referendum sull’indipendenza dei curdi iracheni, scenario che l’Arabia Saudita osteggia e che invece la Russia sembra tollerare, purché le legittime aspirazioni curde non vadano a influire sull’integrità territoriale dell’Iraq. Poi c’è la guerra in Yemen, in cui la coalizione guidata dall’Arabia saudita è impegnata ormai da tempo in sanguinari bombardamenti contro i ribelli huti, sostenuti dall’Iran: anche su questo terreno Mosca può ricoprire un ruolo di mediazione fondamentale che Washington non è riuscita ad abbracciare. E poi c’è la crisi con il Qatar, emirato che non pare più disposto a piegarsi ai diktat di Riad, e che oggi fa asse con Teheran. La visita del principe Salman in Russia, insomma, pare testimoniare in modo evidente come, ad oggi, Mosca sia un interlocutore imprescindibile per cercare di sciogliere i nodi che mettono ancora più a rischio il già traballante equilibrio mediorientale.

Contratti di cooperazione tecnico-militare da 3 miliardi
Oltre a tutto ciò, la Russia potrebbe uscire da questo incontro non a mani vuote. Perché in gioco c’è anche un pacchetto di contratti per la vendita di armi e per la cooperazione tecnico-militare da oltre tre miliardi di dollari. Secondo il quotidiano russo Kommersant, il pacchetto comprenderebbe la fornitura dei sistemi missilistici anti-aerei S 400 Triumf. La firma dei contratti sarebbe però condizionata dall’esito dell'incontro. Se il risultato sarà positivo, i documenti potranno essere firmati durante la riunione della commissione intergovernativa russo-saudita a fine mese. Anche in questo caso si tratterebbe di una novità assoluta, visto che è da almeno dieci anni che i russi stanno cercando di penetrare il mercato delle armi saudita, dominato da Washington e dall’Unione europea. Ed è questo l’ulteriore motivo per cui questa visita potrebbe rivelarsi l’ultimo «colpo da maestro» di Vladimir Putin, e l’ultima beffa preparata dallo zar all’Occidente.