Parla il tenente generale Víktor Poznijir

«Il Pentagono lavora ad armi per attacchi globali di massa»

Il tenente generale russo Víktor Poznijir ha accusato il Pentagono di lavorare per lo sviluppo di pericolose armi per attacchi globali di massa. Ipotesi in linea con la dichiarata intenzione di Trump di potenziare l'arsenale Usa

Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin.
Il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin. (EPA/JIM LO SCALZO/SPUTNIK POOL MANDATORY CREDIT)

MOSCA - Il dibattito sui (presunti) rapporti tra Donald J. Trump e la Russia di Vladimir Putin ha tenuto banco nel corso dei primi 100 giorni della nuova amministrazione, ma, nelle ultime settimane, l'attenzione sulla questione sembra essersi smorzata. Sarà perché Trump ha lasciato di stucco il mondo intero con vere e proprie prove di forza, dal raid alla base siriana da cui, secondo Washington, sarebbe partito l'attacco chimico di cui Assad è accusato, fino alla «super-bomba» sganciata in Afghanistan per distruggere i cunicoli (finanziati a suo tempo dalla Cia) sfruttati dai jihadisti ai confini con il Pakistan. Per non parlare del sempre più pericoloso diverbio con la Corea del Nord, con il Presidente che nelle ultime ore ha addirittura ventilato «una grande, grande guerra».

Il Pentagono prepara armi per attacchi globali?
In tale contesto, insomma, la precedentemente morbosa attenzione ai rapporti tra Stati Uniti e Russia sembra essere un po' calata, ma il tema rimane delicatissimo. Basti considerare la denuncia fatta dal tenente generale Víktor Poznijir e riportata dall'agenzia Interfax, secondo cui «gli Stati Uniti stanno sviluppando armi per un attacco globale istantaneo».  «Per attuare il suo concetto militare di utilizzo condiviso di armi offensive e difensive, il Pentagono ha iniziato a sviluppare piani di un attacco globale immediato», ha spiegato in una conferenza stampa a Mosca.

Quell'inquietante precedente della Nato
Il generale, in pratica, teme che Washington si stia preparando all'eventualità di lanciare attacchi rapidi, assicurando la distruzione di qualunque obiettivo in qualunque parte del mondo entro un'ora dalla decisione presa. Perché tra gli obiettivi di Washington, inutile dirlo, potrebbe comparire anche la Russia. Non è un  mistero che da anni la Nato è impegnata in una costante espansione a ridosso dei confini russi, e in attività che Mosca considera aggressive nei propri confronti. La stessa decisione di realizzare un vero e proprio dispositivo di difesa antimissilistica nell'Europa dell'Est, che risale alla presidenza di George Bush, venne inizialmente giustificata con la «scusa» della minaccia iraniana, ma Mosca espresse subito le sue preoccupazioni in merito perché, naturalmente, si sentiva accerchiata.  "La comparsa dei primi complessi di armi di questo tipo nelle Forze armate degli Usa è prevista nel 2020», ha dichiarato Poznijir. 

Sistema nascosto minaccioso per la Russia
«L'esistenza delle basi di difesa antimissilistica statunitense in Europa, le portaerei missilistiche nei mari crea un sistema nascosto che rende possibile un attacco a sorpresa con missili nucleari contro la Federazione russa», ha aggiunto il generale. Che ha concluso sottolineando come il sistema di difesa antimissili degli Stati Uniti rappresenti «una minaccia per il libero utilizzo dello spazio esterno da parte degli altri stati». Secondo le simulazioni effettuate dai computer del ministero della Difesa russa, tale sistema, nonostante le smentite di Washington, sarebbe puntato contro la Russia e la Cina. A maggior ragione per questo, violerebbe «la  parità esistente in materia di armamenti strategici e crea un fattore di destabilizzazione che ostacola considerevolmente le possibilità di dialogo sulle questioni del disarmo nucleare».

A proposito di disarmo nucleare
Disarmo che Barack Obama aveva già dichiarato proprio obiettivo programmatico, salvo poi mancare clamorosamente le attese sull'argomento. Dal canto suo, Donald Trump non ha mai fatto mistero di voler rilanciare l'arsenale americano, per tornare a veicolare un'immagine temibile degli Stati Uniti. In un'intervista rilasciata alcuni mesi fa alla Reuters, il tycoon spiegava come gli Usa siano «scivolati indietro rispetto alla loro capacita' di armamenti atomici». "Gli Stati Uniti non vogliono cedere a nessuno la loro supremazia sul nucleare», ha quindi aggiunto il portavoce della Casa Casa Bianca, Sean Spicer, commentando l'intervista del Presidente alla Reuters. 

Ma Mosca ha pronta la risposta
Seguendo una tale strategia, il rischio dell'escalation aumenta esponenzialmente. Soprattutto dopo che gli Usa hanno deciso di sganciare l'ormai famosa Moab in Afghanistan, la Russia ha voluto far sapere di possedere, nel proprio arsenale, un ordigno 4 volte più potente della Moab, che conterrebbe 44 tonnellate di esplosivo, mentre la Moab ne avrebbe  11. Non solo: il raggio di esplosione sarebbe di 300 metri, il doppio rispetto quello della bomba in possesso di Trump. Un primato che, ci si augura, non si avrà l'occasione di verificare con i fatti.