26 gennaio 2020
Aggiornato 12:30
Mosca aveva annunciato uso della base iraniana

Siria, scontro Teheran-Mosca sull'uso della base aerea in Iran. La fine di un idillio?

Scontro diplomatico tra i due alleati Iran e Russia. A Teheran non è piaciuto il trionfale annuncio di Mosca a proposito dell'utilizzo della base di Hamedan. E forse, teme l'avvicinamento con Ankara.

TEHERAN - E' di certo un momento aureo per Vladimir Putin, che ha riguadagnato alla sua Russia il ruolo di superpotenza mondiale, in prima linea nello scacchiere mediorientale anche grazie al recente riavvicinamento con Ankara. In particolare, negli ultimi giorni si è molto parlato di un inedito asse Mosca-Ankara-Teheran, con le ultime due potenze, storicamente rivali per motivi confessionali e strategici, di nuovo riallineate grazie alla mediazione della Russia. A dimostrazione di tutto ciò, la concessione, da parte dell'Iran alla Russia, dell'utilizzo della sua base aerea Hamedan per la prima volta nell'ambito della lotta contro l'Isis. Ma proprio oggi l'idillio si è rotto: il ministero della Difesa iraniano ha giudicato che le dichiarazioni della Russia sull'uso della base aerea iraniana siano state «scondiderate» e che Mosca si «sia vantata» rivelando di aver bombardato i gruppi ribelli siriani usando la struttura nel nord dell'Iran.

L'annuncio sgradito
«Ovviamente i russi vogliono dimostrare di essere una superpotenza e un Paese influente e che sono attivi a proposito delle questioni legate alla sicurezza nella regione e nel mondo», ha dichiarato in un'intervista tv a Channel 2 il ministro della Difesa iraniano Hossein Dehghan. «Ma c'è stato come un volersi vantare e un comportamento sconsiderato dietro questo annuncio», ha aggiunto, sottolineando che l'Iran «ha collaborato e continuerà a collaborare con la Siria e con la Russia». Mosca sta usando la base di Hamadan per avere rifornimenti più vicini alle operazioni «ed è il motivo per cui hanno usato la base di Nojeh, ma non abbiamo decisamente concesso loro una base militare», ha concluso.

Il battibecco con Mosca
Qualche ora dopo è giunta la notizia secondo cui la Russia avrebbe smesso di utilizzare la base. Notizia diramata dal ministero degli Esteri iraniano, citato dall'agenzia Tasnim e da Ria Novosti. Quasi immediata la risposta di Mosca: «La base aerea di Hamadan nella Repubblica islamica dell'Iran sarà utilizzata ulteriormente dall'aviazione russa sulla base degli accordi reciproci in materia di lotta contro il terrorismo, e in funzione della situazione in Siria». Lo ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov, aggiungendo che però al momento i bombardieri e i jet partiti dall'Iran hanno fatto rientro in patria. «Tutti gli aerei russi che hanno partecipato a questa operazione si trovano nel territorio della Federazione Russa», ha detto, commentando il rincorrersi di dichiarazioni relative al malcontento manifestato da Teheran.

Fine di un idillio?
Uno scontro diplomatico che certo costituisce un duro colpo per il valore simbolico che la notizia sull'uso della base iraniana da parte della Russia possedeva, specialmente all'indomani della stretta di mano tra Putin ed Erdogan e in un contesto geopolitico nel quale Mosca è riuscita a riguadagnarsi il suo status da superpotenza. L'asse con Teheran è d'altra parte storico, poiché i gruppi conservatori iraniani hanno guardato alla Russia post-comunista come a un «protettore» politico naturale contro l’ostilità statunitense. D'altronde, Mosca rifornisce l’Iran di armi ad alta tecnologia, si è posta da mediatrice rispetto alle richieste di Washington durante le trattative sul nucleare, ha continuato a rafforzare i rapporti economici anche nel periodo delle sanzioni, e condivide con Teheran l'obiettivo di veder indebolito il peso strategico occidentale in Medio Oriente e nell’Asia centro-meridionale. Lo scoppio della guerra civile in Siria ha offerto un ulteriore elemento di convergenza, anche se per l'Iran, a differenza che per Mosca, la continuità politica di Damasco è in assoluto una priorità, visto che la conquista del potere da parte di estremisti sunniti potrebbe rompere, agli occhi di Teheran, l'equilibrio della regione. Su queste basi, rimane difficile che lo scontro diplomatico di queste ore possa compromettere un così saldo allineamento. Tuttavia, è anche possibile che Teheran, al di là del «casus belli» attuale, stia guardando con una certa preoccupazione (o perlomeno con diffidenza) all'avvicinamento tra Russia e Turchia, che fino all'altroieri in Siria sosteneva esplicitamente il fronte sunnita. Temendo che l'inaffidabile terzo incomodo turco possa finire per rompere un idillio pazientemente costruito nei decenni.