13 luglio 2020
Aggiornato 17:00
9 appuntamenti elettorali cruciali nei prossimi 4 mesi

Come dare scacco matto a Bruxelles in 9, «semplici» mosse

No, non è uno scherzo. Perché se già Bruxelles sta vivendo un'estate particolarmente difficile, i prossimi 4 mesi potrebbero essere ancora peggiori. Con 9 appuntamenti elettorali al cardiopalma.

BRUXELLES - Tempo di vacanze per tutti, ma non per l'Europa. L'estate è iniziata sotto pessimi auspici per l'Unione europea, con il clamoroso divorzio del Regno Unito, che ha votato per la Brexit; è proseguita nel sangue, con i diversi attentati che hanno colpito la Francia e la Germania, e che hanno diffuso ancora più perplessità sulla politica dell'accoglienza messa in atto da Angela Merkel. Poi c'è stato il golpe in Turchia, dopo il quale Erdogan ha ripetutamente e provocatoriamente minacciato Bruxelles di non dar seguito all'accordo sui migranti in mancanza di una liberalizzazione dei visti, liberalizzazione nei fatti inconcepibile, visto il netto peggioramento degli standard democratici nel Paese. Nel frattempo, gli sbarchi dei migranti continuano, mentre sale il termometro dell'euroscetticismo.

Svizzera segno dei tempi
Un segno dei tempi lo dà la Svizzera, che ha ultimamente ritirato la sua richiesta di entrare nell’Ue, inoltrata nel lontanissimo 1992. In realtà, già nel dicembre di quell’anno i cittadini della confederazione si espressero contro quella possibilità. Nel tempo, l’euroscetticismo svizzero non ha potuto che consolidarsi, e così a marzo il Consiglio Nazionale ha votato a favore della revoca del documento, e a metà giugno è arrivato l'appoggio del Consiglio degli Stati. Del resto, oggi ci si esprime più che altro per uscire dall’Ue, non certo per entrarci. Fatta eccezione, naturalmente, per la Turchia, che dopo la Brexit ha addirittura ventilato la possibilità di indire un referendum per sancire l'ingresso del Paese in Europa. E anche questo dovrebbe dirci qualcosa.

I 9 prossimi appuntamenti che decideranno il futuro di Bruxelles
Ma se l’estate europea è tutt’altro che rilassante, i prossimi mesi potrebbero essere anche peggiori. Perché Bruxelles è attesa al varco di ben 9 appuntamenti elettorali che potrebbero minarne definitivamente la stabilità. E’ un po’ come se il futuro dell’Ue fosse appeso a 9 fragilissimi fili, che potrebbero spezzarsi a uno a uno. O come se, nella partita a scacchi che il fronte trasversale euroscettico sta da tempo giocando contro l'Ue, quelle 9 chiamate alle urne – con l’ipotetica vittoria della parte «sbagliata» (per Bruxelles) – costituissero le mosse per arrivare allo «scacco matto».
Ma andiamo con ordine.

1) 4 e 18 settembre, elezioni in Germania
Nelle terre teutoniche si voterà a Mecklenburg-Vorpommern, nel nord del Paese, e a Berlino, in un momento in cui la Germania è reduce da una settimana di attentati che hanno impresso un ulteriore scossone alla politica dell’accoglienza di Angela Merkel. La quale, nonostante la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica e l’assedio di opposizione ed alleati, ha di recente dichiarato che non cambierà una virgola di quella politica, nonostante gli ultimi fatti di terrorismo siano stati perpetrati anche da richiedenti asilo. E secondo i recenti sondaggi, il partito di estrema destra tedesco, l’AfD, è in netta crescita, tanto che a marzo ha raggiunto uno storico 24% nelle elezioni in Sassonia. Una circostanza quanto mai particolare, per un Paese come la Germania, che, dal secondo dopoguerra in avanti, è sempre stata quasi del tutto immune da movimenti populistici, euroscettici e da formazioni di estrema destra.

2) 11 settembre, elezioni parlamentari in Croazia
Della Croazia, in genere, si parla molto poco, e invece potrebbe regalarci qualche sorpresa. A settembre, sarà la seconda volta che il Paese balcanico si recherà alle urne in pochi mesi, dopo il collasso della coalizione di governo avvenuto lo scorso giugno. Zagabria è sempre stata vista come uno dei Paesi in assoluto più immuni dall’euroscetticismo, ma anche lì il vento sta cambiando. Un recente report di Global Research ha certificato la costante ascesa del movimento di estrema destra, a seguito dell’imponente flusso migratorio che il Paese – insieme ai suoi vicini balcanici – ha conosciuto lo scorso anno. E se ancora il partito di centrosinistra appare in vantaggio, i croati sono sempre più scettici a proposito delle reali possibilità di tenuta di una coalizione che ha già clamorosamente franato più di una volta.

3) 25 settembre, elezioni amministrative nella regione autonoma spagnola dei Paesi Baschi
 
Secondo gli analisti, i separatisti baschi vinceranno facilmente le elezioni di fine settembre. Inizialmente, si prevede che chiederanno a Madrid di aumentare i fondi per la regione, e di allargare ulteriormente i limiti della loro autonomia, in un periodo in cui, perlatro, si rafforzano le istanze separatiste della vicina Catalogna. E ciò diventerà un enorme problema per la Spagna, che ancora non riesce a trovare una coalizione di governo stabile, e il cui sistema costituzionale è da alcuni considerato inadatto a sopire i conflitti nazionali e i sentimenti indipendentisti. Una vittoria dei separatisti spagnoli sarebbe d’altra parte anche un’enorme sfida per Bruxelles – chiamata a decidere se le nuove formazioni potranno far parte dell’Ue – nonché una grande fonte d’ispirazione per i «colleghi» di altri Paesi europei: in primis, la Scozia di Nicola Sturgeon.

4) 2 ottobre, elezioni presidenziali austriache
Dopo che la Corte Costituzionale d’oltralpe ha dichiarato nulle le elezioni presidenziali che, a giugno, avevano portato alla vittoria in extremis del verde Van der Bellen, l’Austria è chiamata a tornare alle urne per scegliere il suo Presidente. Un voto al cardiopalma, visto che dall’altra parte c’è Norbert Hofer, rappresentante dell’estrema destra anti-immigrati e anti-Ue, che fino all’ultimo era dato per vincitore nella scorsa tornata elettorale (e che avrebbe vinto, se non fosse stato per le irregolarità successivamente certificate). Attualmente, i sondaggi gli assegnano ben 4 punti di vantaggio sul suo sfidante. Ed è inutile sottolineare che Hofer sarebbe il primo Presidente di estrema destra in un Paese Ue, e incarnerebbe uno storico risultato per i movimenti euroscettici del Vecchio Continente, incoraggiando un loro ulteriore rafforzamento.

5) 2 ottobre, referendum in Ungheria
Lo stesso giorno delle elezioni austriache, gli ungheresi saranno chiamati a esprimersi in un controverso referendum sull’immigrazione. Il premier Viktor Orban ha infatti deciso che dovranno essere i cittadini a decidere se l’Ungheria dovrà accettare o meno il sistema di relocation dei profughi per quote imposto da Bruxelles. Un vero e proprio braccio di ferro tra Orban e Frau Merkel. E, a giudicare dai sondaggi, alla fine sarà quest’ultima a rimetterci.

6) Ottobre, elezioni amministrative in Repubblica Ceca
Mentre il gradimento del primo ministro di centro-sinistra Bohuslav Sobotka è sempre più precario, il Paese dovrà affrontare un round di elezioni regionali ad alto rischio. Cresce infatti la probabilità che il partito socialista possa essere seriamente sfidato e infine battuto dal leader del partito euroscettico locale. Perché, nonostante la Repubblica Ceca non sia stata oggetto di imponenti flussi migratori, anche lì l’euroscetticismo è in netta crescita. Addirittura, secondo uno studio della fondazione Friedrich-Ebert-Stiftung, il 57% dei cittadini cechi vedrebbe pressoché negativamente l’appartenenza all’Ue.

7) 9 ottobre, elezioni amministrative in Lituania
 
In tutto questo quadro, la Lituania è uno dei pochi scenari rispetto al quale Bruxelles può dormire sonni tranquilli. Convintissimo alleato della Nato, membro nuovo di zecca dell’eurozona, il Paese è ancora immune da forti sentimenti euroscettici. La vittoria sarà quindi probabilmente salda nelle mani dei socialdemocratici, ma anche se qualcosa dovesse andare storto, i loro maggiori competitor, pur avendo espresso qualche posizione critica rispetto a Bruxelles, sono largamente filoeuropei.

8) Novembre-dicembre, elezioni parlamentari in Romania
L’attuale governo romeno è un esecutivo largamente tecnico, salito al potere nel novembre 2015 e guidato dall’ex commissario Ue Dacian Ciolo. La sua amministrazione sembra aver giocato un ruolo chiave nel traghettare il Paese progressivamente fuori dalla crisi economica dopo i frequenti scandali di corruzione esplosi nei palazzi del potere. Ma benché in Romania non sia particolarmente forte il sentimento euro- (e Nato-) scettico, i risultati della convocazione alle urne sono attentamente osservati da Bruxelles come un indicatore della prossima direzione che imboccherà il Paese.

9) Ottobre-novembre, referendum costituzionale in Italia
E poi c’è il Belpaese, con il suo referendum sulla riforma costituzionale voluta dall’esecutivo guidato da Matteo Renzi. E benché il premier stia ultimamente cercando di negare che tale chiamata alle urne sia anche una prova di gradimento sul suo operato, non c’è dubbio che una vittoria del No sarebbe decisamente destabilizzante per il Governo. Del resto, già da tempo gli analisti del Continente osservano con interesse quanto avviene in Italia, un Paese già da tempo considerato una bomba pronta a esplodere nel cuore dell’Ue. Roma è in effetti uno dei membri più euroscettici e traballanti della gabbia europea, tanto che, dopo la Brexit, veniva inserita nella lista degli Stati più papabili a imboccare la via dell’addio all’Unione. E da Bruxelles si teme che la vittoria del No possa costituire un primo passo, da parte degli italiani, in quella direzione.