17 agosto 2019
Aggiornato 23:30
Dopo il vertice di Varsavia e il Consiglio Nato-Russia

Perché Washington continuerà a provocare Mosca. Nonostante il dissenso degli alleati

Un bilancio del vertice di Varsavia e del Consiglio Nato-Russia? L'Alleanza continuerà la sua politica di provocazione verso Mosca. Ma nella Nato, non tutti sono d'accordo con Obama

MOSCA – Un luglio caldo, anzi bollente, per le relazioni tra la Russia e l’Alleanza Atlantica. Un mese colmo di appuntamenti, con il vertice della Nato a Varsavia l’8 e il 9 luglio, e il 13 il Consiglio Nato-Russia a Bruxelles. Consiglio che è sostanzialmente servito ad informare la Russia, «nello spirito di trasparenza» – queste sono state le parole del segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg – «sulle decisioni importanti prese a Varsavia la scorsa settimana per migliorare la nostra sicurezza». E le decisioni prese nella capitale polacca sono, in sostanza, la prosecuzione della linea dell’espansionismo e del contenimento della cosiddetta «minaccia russa», con la conferma delle misure militari adottate dall’Alleanza per rassicurare gli emotivi Stati dell’Est europeo: nel dettaglio, saranno inviati quattro battaglioni, per un totale di 4000 soldati, negli Stati baltici e in Polonia per «fronteggiare» la Russia.

Obama ha paura
La modalità, insomma, è sempre la stessa: la Nato decide, agisce, si espande; Mosca subisce, e poi risponde. In effetti, a qualche mese dal suo addio alla Casa Bianca, la linea di Obama non è affatto cambiata: al contrario, il Presidente ha chiesto agli Stati europei di rimanere saldi contro la Russia «risorgente». Un appello tanto più sentito quanto più montano i timori che la Brexit possa finire per indebolire la stessa Nato. Ma non è solo questo il motivo di tanto ardore: di certo, l’attuale (ancora per poco) presidente Usa ha ben percepito come, anche nell’Alleanza Atlantica, serpeggino dubbi e divisioni sulla condotta da seguire con la Russia. Perché sull’argomento, l’Europa non è affatto compatta come Obama spererebbe.

I due blocchi contrapposti della Nato
Il blocco anglo-americano continua ad apparire fermamente determinato ad alimentare l’evidente emotività russofobica di Polonia e Stati baltici: un’emotività che ha essenzialmente radici storiche, visto che quei Paesi hanno a lungo lottato per ritagliarsi una difficile sovranità dagli imperi centrali e da quello prima zarista e poi sovietico. E per Washington non è affatto un’impresa ardua rintuzzare quei timori, resuscitando di fatto lo spirito della Guerra fredda, utilissimo per imprimere una decisa inversione di tendenza al picco negativo dei bilanci della difesa. Ma accanto a questo blocco, ne esiste un altro – capeggiato da Germania, Francia e Italia – che vede in Mosca un partner importante non soltanto a livello economico (non a caso anche il fronte anti-sanzioni si sta allargando), ma anche a livello strategico e geopolitico. E che, soprattutto, comincia a intravvedere a quali catastrofiche conseguenze potrebbe portare la politica della provocazione strenuamente condotta da Washington.

Da che parte sta la Germania?
Se gli Stati Uniti non hanno mai avuto alcun problema a ignorare le istanze dei «piccoli europei», ci si chiede fino a quando potranno tapparsi le orecchie di fronte alle perplessità di Berlino. Che, sul fronte delle sanzioni, rimane ancora abbastanza fedele alla linea obamiana, ma che, quanto alla retorica militarista anti-russa, comincia a storcere il naso. Perlomeno, storce il naso il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier, che, nonostante l’apparente allineamento della Merkel alla posizione americana, ha condannato senza giri di parole le recenti esercitazioni della Nato in Polonia, descrivendole come un temerario «brandire le armi». Secondo la giornalista del Guardian Mary Dejevsky, l’appello inedito del prudente ministro teutonico può significare una cosa sola: che in fondo, anche Frau Merkel la pensa come lui. E la «scomoda verità» che la Cancelliera non ha avuto il coraggio di palesare, l’ha rivelata proprio Steinmeier: i tentativi occidentali di isolare la Russia sono falliti, e hanno avuto come unico risultato quello di mettere a rischio la stessa stabilità europea.

Il vero obiettivo della Nato (e di Washington)
Del resto, la pensa così anche la testata tedesca Die Zeit, che ha avuto modo di notare come la Nato sia prossima a commettere l’errore più grave di tutta la sua storia, portando a termine la costruzione del sistema di difesa missilistica in Europa. Uno scenario ovviamente interpretato da Mosca come un’inaccettabile provocazione e una minaccia alla stabilità strategica del continente, che potrebbe spingerla a recedere dal Trattato INF per l’eliminazione dei missili a medio e corto raggio. Un Trattato che è stato per decenni la principale garanzia dell’equilibrio post-Guerra fredda, ma che, agli occhi della Russia, è già violato nei fatti dall’attivazione della base Nato in Romania. E’ del tutto evidente come il comportamento dell’Alleanza Atlantica sia quasi paradossale: perché il Trattato INF garantisce molta più sicurezza all’Europa di quanto non possano fare due basi militari in Romania e in Polonia. Del resto, c’è chi suppone che l’unico vero motivo di questa escalation sia il più cinico di tutti: gli Stati Uniti avrebbero bisogno di un nemico globale per mantenere il loro enorme budget militare, un «nemico» ben più minaccioso dello Stato islamico, che possa richiedere armi nucleari, missili, sottomarini e armamenti costosi. In pratica, l’intento della Nato e dei vertici militari sarebbe quello, innanzitutto, di spremere denaro a favore dell’industria bellica, dei funzionari governativi e delle lobby. Un obiettivo tanto pressante da rendere accettabile addirittura il rischio che, alla fine, Mosca si senta costretta a rispondere.