15 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Un uomo vale 3500 euro al kg

Al gran mercato dei profughi, offerte speciali: la misera deriva dell’Unione europea

L’Ue ha intenzione di creare un mercato per i migranti, dove questi verranno venduti dai Paesi ricchi a quelli poveri. I migranti hanno un valore economico che si esprime in denaro: circa 250mila euro cadauno

BRUXELLES - Le righe che seguono recano termini volutamente provocatori. Chiedo scusa a tutti coloro che si sentiranno urtati. Provocatori ma afferenti alla realtà molto più che le oscure formule in burocratese partorite dagli eurocrati. La storie è semplice: i migranti, i profughi, tutti coloro che arrivano per mille ragioni da luoghi lontani stanno per diventare una merce come tante altre. Come i pompelmi, i trapani, le borse cinesi taroccate. Perché hanno un valore estrinseco: la solidarietà su cui fonda il principio morale dell’Unione europea si materializza nel semplice fatto che nessuno li vuole.

L’Unione europea ha intenzione di creare un mercato per i migranti
L’Unione europea ha intenzione di creare un mercato per i migranti, dove questi verranno venduti dai Paesi ricchi a quelli poveri. I migranti hanno un valore economico che si esprime in denaro: circa 250mila euro cadauno. Un uomo di media corporatura vale quindi in media 3500 euro al kg. Magari riusciranno ad inventarsi anche tariffari diversi: i bambini un po’ di più, i vecchi molto meno. Questo è ciò di cui si sta discutendo negli uffici Ue. Sui giornali main stream ovviamente leggerete alati eufemismi infarciti di solidarietà, bilanciamento, progressione, disincentivo, incentivo, «meccanismo correttivo che dovrà ripartire il carico con i soci comunitari, attivato in forma automatica nel caso venga superata del 150% la capacità di accoglienza». Tradotto in italiano si chiama mercato.

I Paesi del nord Europa vendono al Sud i profughi
Ovviamente tutto ciò non è uno scherzo: è la base su cui si discute la riforma del regolamento di Dublino. Chi sono i soggetti di questo nuovo mercato? I Paesi del nord Europa, che professano un giorno sì e l’altro pure la loro superiorità morale ma sono pronti a vendere i migranti agli Stati del sud: in primis Grecia, Spagna, Portogallo e ovviamente Italia. Stati che sono già sotto pressione perché territori di primo approdo e quindi obbligati ad esaminare la domanda di asilo. Stati alla prese con debiti pubblici catastrofici, disoccupazione di massa, deflazione, contrazione della base monetaria, crisi demografica. Queste scelte fanno intravedere in prospettiva futura una composizione sociale della futura Unione europea inquietante. Ad esempio, è ipotizzabile che la Grecia, divorata dalla sanzioni e dalla recessione che le impone la Germania, possa diventarne la discarica dei migranti che la Merkel non vuole. Chiedo nuovamente scusa per il termine «discarica», ma questo è.

Nascerà anche un mercato delle quote, come peri gas serra
A fronte di cifre così elevate è ovvio che nascerà un mercato delle quote, magari perfino un mercato secondario. Si potrebbero strutturare dei fondi, emettere di bond sui bambini siriani, creare dei derivati. Si potrebbero creare delle società apposite da quotare in borsa. Se un barcone affonda e perde mille migranti il titolo crolla, se arriva sale. Tutto questo è tecnicamente possibile, quindi tutto questo accadrà perché, secondo il modello filosofico neo-personalista imperante, è etico. Il principio che si segue, infatti, esiste già, ed è quello che prevede il commercio delle emissioni inquinanti. Gli Stati che emettono molti gas serra possono vendere le loro quote a Paesi che ne producono poche. Il problema rimane intatto ma si è creato un nuovo mercato. Sulle previsioni di emissione di gas serra esistono prodotti derivati già oggi. Si possono comprare, vendere, vendere allo scoperto, tutto.

«Finché c'è guerra c'è speranza»: cosa succederà in Siria?
Cosa accadrà in Siria? E cosa accadrà nei paesi dove un risorsa così preziosa, 3500 euro al kg, è stata scoperta? Verranno pacificati? O saranno oggetto di scorribande sempre più violente da parte di gruppi destabilizzatori? La risposta l’avete già: più ci sarà devastazione, più ci sarà guerra più ci saranno profughi e migranti, più ci sarà commercio. Alberto Sordi, nel film «Finché c’è guerra c’è speranza», ha già raccontato tutto. Lampante risulta a questo punto come le crisi che attraversano gli stati mediorientali siano artificiose, atte non solo a creare un mercato ma a destabilizzare interi Paesi che vengono presi d’assalto da masse incontrollabili di uomini e donne.

E in Grecia? E forse in Italia?
E i 250mila, i 3500 euro al kg, a chi verranno dati? Al migrante profugo? Ma ovviamente no, se rimaniamo all’esempio italiano. Pronte sono le mafie che hanno già così ben operato in Italia durante l’emergenza nord-Africa. Una miriade di associazioni, onlus, cooperative che hanno allungato le unghie sul denaro che doveva essere utilizzato per l’integrazione di coloro che oggi, per la maggior parte, vagano senza meta nelle nostre metropoli. Mafia capitale è stata esattamente questo: davvero è ipotizzabile che a fronte di masse monetarie come quelle di cui si parla, una deriva simile non sia solo probabile ma certa? Le tensioni sociali sono, ovviamente, immaginabili. Queste sono le prospettive che i burocrati dell'Unione europea stanno seriamente discutendo. Prospettive disumane, sia per i migranti che per i popoli europei, visti entrambi come meri strumenti di commercio da calpestare.