7 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Putin, il grande stratega che batte Obama 1-0

La questione è tutt'altro che scontata: perché sia l'ex docente di legge e community organizer, sia l'ex agente del KGB hanno dalla loro nutriti eserciti di consiglieri, anni di esperienza e obiettivi non indifferenti. Eppure, noi una risposta ce la siamo data

MOSCA – Siamo ormai abituati a vederli come due acerrimi nemici, e forse mai come ora rappresentano due concezione della politica nazionale e internazionale antipodicamente opposte. Non solo: Barack Obama e Vladimir Putin, già da prima di quando l’intervento russo in Siria ha rimescolato le carte in tavola, hanno catalizzato intorno alle proprie figure il consenso di gruppi antagonisti di opinione pubblica, fedelissimi al proprio rispettivo leader. Non stupisce dunque che la domanda a cui, ormai da settimane, si tenta di rispondere sia: chi è il miglior stratega tra Obama e Putin, tra l’ex docente di legge e community organizer e l’ex ufficiale del KGB? La questione non è affatto scontata, e per varie ragioni. Innanzitutto, è chiaro che entrambi i leader non siano i soli responsabili delle proprie scelte in politica estera, ma siano ampiamente supportati da abili consiglieri. Inoltre, esprimere un simile giudizio è certamente complicato, perché bisogna tener conto non soltanto degli eventi più recenti, ma dell’intero mandato  dei due presidenti, nonché di tutte le complicate variabili di cui la geopolitica trabocca, specialmente in questo periodo. 

Su economia e alleanze strategiche, vince davvero Obama?
Secondo Stephen M. Walt, penna del magazine americano Foreign Policy, è abbastanza acclarato che Putin, ultimamente, si sia saputo giocare meglio le sue carte rispetto a Obama. Eppure, per lo studioso di relazioni internazionali questo elemento non può sintetizzare il giudizio definitivo su chi sia il miglior stratega tra i due. E’ vero che con Putin l’economia è rapidamente cresciuta nel 2012, è vero che Mosca si è guadagnata un posto nell’Organizzazione del commercio mondiale ed è anche vero che, almeno fino alla crisi ucraina, c’è stato un progressivo miglioramento delle relazioni tra Russia e Occidente. Oggi, però, il bilancio non è più così positivo, soprattutto a livello economico: negli ultimi sei anni, l’economia americana è cresciuta di un ordine di grandezza maggiore dell’intera economia russa. Altro punto su cui, a detta di Walt, gli Usa mostrerebbero la propria «superiorità» è la questione delle alleanze: Obama, cioè, sarebbe stato abile a non alienarsi il sostegno di vari partner (Israele, Egitto, Arabia Saudita, Kuwait, oltre alla nuova intesa con l’Iran), mentre Putin sarebbe «caduto» con la crisi ucraina, tanto da essere sospeso dal G8.

Luna calante (americana) e luna crescente (russa)
Eppure, tali argomentazioni sono piuttosto opinabili. A livello economico, infatti, è vero che la Russia è attualmente in difficoltà, ma ha anche dimostrato una straordinaria resistenza nell’affrontare una crisi senza precedenti, derivante, nei mesi scorsi, dal combinato disposto delle sanzioni occidentali, del crollo del rublo e di quello del prezzo del petrolio. Dall’altro lato, l’economia americana sarà pure in crescita, ma ciò avviene a prezzo non soltanto di un’enorme disuguaglianza sociale, ma anche dell’ingrossamento del mastodontico debito pubblico. Anche riguardo alle alleanze, il quadro non è poi così chiaro: l’accordo con l’Iran (con cui i rapporti rimangono ambigui) ha reso profondamente più tese le relazioni con Israele e i sauditi, mentre l’alleanza con la Turchia si sta lentamente deteriorando sotto i colpi delle politiche spregiudicate di Erdogan e delle trattative per la realizzazione di Turkish Stream. Intanto, Obama perde progressivamente influenza in Medio Oriente. Al contrario, Putin, nella regione, sta costruendo una sempre maggiore presenza, anche grazie al sostegno accordato a Iran, Iraq e Siria contro l’Isis. In quanto ai suoi rapporti con l’Europa, sono più ambigui di quel che si crede: non solo perché i leader europei cominciano a mostrarsi più vicini al suo approccio in Siria rispetto a quello americano, ma anche perché sulle stesse sanzioni l’Europa è meno compatta di quanto vuole apparire. Il Vecchio Continente è sì fedelissimo alla superpotenza occidentale, ma di certo si guarda bene dall’alienarsi del tutto le simpatie di Mosca. Da considerare, inoltre, la crescente popolarità di cui Putin gode nel suo Paese, e il progressivo sgretolarsi di quella di Obama negli Usa: le elezioni di Midterm gli hanno sfilato di tasca la maggioranza assoluta in entrambe le camere, mostrando una netta perdita di consenso rispetto alla sua rielezione.

Questione di obiettivi
Con le ultime vicende internazionali, poi, – ammette lo stesso Walt – la strategia di Putin si è rivelata vincente. Non solo perché Obama scontava gli errori in politica estera dei suoi predecessori, che  hanno pesantemente condizionato le sue decisioni; e nemmeno tanto perché il rocambolesco intervento in Libia e il ritardo nel ritiro delle truppe in Afghanistan sono macchie che pesano sul suo curriculum. La Russia, più che altro, ha saputo perseguire, su tutti i fronti, obiettivi realistici e concreti: in Ucraina, Putin è riuscito non solo a «congelare» il conflitto, ma anche ad impedire che il Paese entrasse nella NATO e si avvicinasse ulteriormente all’Ue; in Siria, attraverso il sostegno ad Assad si è garantito posto in prima fila nel processo di transizione del Paese e si è guadagnato una posizione di progressiva influenza in Medio oriente, oltre a diventare, agli occhi del mondo, l’unico vero baluardo contro l’Isis. Dall’altra parte, le politiche di Obama ambigue e ricche di contraddizioni, tanto in Ucraina quanto in Siria, lo hanno fatto apparire debole e indeciso. Un paio di esempi? Gli americani intendono sconfiggere l’Isis, ma anche rovesciare Assad, suo grande nemico; si appoggiano ai combattenti curdi, ma cercano anche l’aiuto della Turchia, che i curdi li vuole distruggere; dichiarano guerra al terrorismo, ma rischiano di finanziarne i sostenitori.  Secondo Walt, bisogna però considerare che gli obiettivi di Obama, quale capo della maggiore potenza mondiale, sono infinitamente più difficili da raggiungere di quelli di Putin, a capo della «più debole» Russia. Eppure, a giudicare dalle ultime mosse di Mosca, anche le ambizioni di quest'ultimo sembrerebbero ben più maestose del previsto. Di fronte a tale panorama, dunque, chi è lo stratega migliore?