19 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Terrorismo

Terrorismo e immigrazione clandestina, tunisino pentito: in Italia rischio di un esercito di kamikaze

Un tunisino arrestato invocava la morte in nome di Allah. Ha deciso di parlare per evitare, ha detto, che ci si ritrovasse con «un esercito di kamikaze in Italia»

Un fermo immagine tratto da un video dei Carabinieri mostra un momento dell'operazione antiterrorismo condotta dai militari del ROS
Un fermo immagine tratto da un video dei Carabinieri mostra un momento dell'operazione antiterrorismo condotta dai militari del ROS ( ANSA )

PALERMO - Istigava al terrorismo, invocava la morte in nome di Allah e faceva apologia dello Stato islamico uno dei tunisini fermati dai carabinieri del ROS nell’ambito dell’inchiesta antiterrorismo della procura di Palermo, che ha portato a 15 arresti in tutta Italia. Sul suo profilo Facebook infatti sono stati trovati video e foto che inneggiavano all’Isis e con immagini di decapitazioni. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, nasce dalla collaborazione con gli inquirenti di un tunisino coinvolto nell’attività della banda. L’uomo ha deciso di parlare per evitare, ha detto agli inquirenti, che ci si ritrovasse con «un esercito di kamikaze in Italia», raccontando di essere a conoscenza dell’esistenza di una organizzazione criminale che gestiva un traffico di esseri umani, contrabbandava tabacchi e aiutava ad espatriare soggetti ricercati in Tunisia per reati legati al terrorismo.

Come agiva l'organizzazione criminale

Nel profilo Facebook è stato anche scoperto materiale propagandistico delle attività di gruppi islamici di natura terroristica come preghiere, scritti, ordini, istruzioni e video con scene di guerra, immagini di guerriglieri, discorsi propagandistici e kamikaze presi dalla rete. Scoperti anche suoi contatti con profili di altri estremisti islamici. L’arrestato era uno dei cassieri dell’organizzazione e gli inquirenti sospettano che abbia usato il denaro guadagnato coi viaggi nel Canale di Sicilia anche per finanziare attività terroristiche.

Operazione «Abiad»

L’operazione è stata denominata «Abiad». Gli indagati sono ritenuti a vario titolo responsabili di istigazione a commettere più delitti in materia di terrorismo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (TLE), diversi episodi di ingresso illegale di migranti clandestini in Italia ed esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria, reati questi aggravati poiché commessi avvalendosi del contributo di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività delinquenziali in più di uno Stato.