15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
A un passo dall'accordo, ma gli ostacoli sono ancora grandi

I sei motivi per cui la crisi greca dovrebbe preoccuparci seriamente

Gli occhi del mondo sono incollati alle trattative tra il governo greco e le istituzioni europee. Quello che sta accadendo ad Atene non è solo una questione ellenica, ma ci riguarda molto da vicino. Ecco perché è bene stare all'erta

ATENE – Sembra che questa volta la «soluzione» sia un poco più vicina. I leader europei avrebbero accolto le proposte della Grecia come base su cui lavorare, ma la prudenza che intride le loro dichiarazione è già vista e già sentita. La cancelliera Angela Merkel ha parlato di «qualche progresso», specificando che c’è ancora tanto da fare.  Ma perché gli occhi del mondo intero sono incollati alla vicenda? E perché la situazione greca ci tocca così tanto?

Gramo destino per la Grecia
Primo. L’apprensione è per il destino della Grecia innanzitutto. C’è chi, il famigerato Grexit, lo vivrebbe come una liberazione, ma i suoi effetti sarebbero imprevedibili. Non è detto che l’economia ellenica riprenderebbe a crescere. Secondo la Banca di Grecia, si potrebbe incappare in una disastrosa recessione, con una crescita della disoccupazione, un crollo degli investimenti, e una svalutazione dei risparmi. L’uscita dall’euro potrebbe avere effetti destabilizzanti anche a livello politico: Syriza ha vinto sull’insoddisfazione per i partiti tradizionali, e sulla promessa di cambiare l’Europa. Se l’«operazione salvataggio» fallisse, l’elettorato potrebbe estremizzarsi a sinistra o a destra.

Contagio politico
Secondo. Un Grexit potrebbe avere un effetto di contagio politico in tutta Europa. L’uscita della Grecia dall’euro sarebbe il volano che gli anti-euro aspettano da tempo: partiti come il Front National in Francia, l’Ukip in Gran Bretagna o la Lega Nord in Italia ne trarrebbero forte ispirazione per le proprie campagne.

Effetti sulla politica migratoria
Terzo. La Grecia, insieme all’Italia, è il Paese europeo più colpito dagli sbarchi di migranti, emergenza attualmente all’ordine del giorno. Atene, fuori dall’euro, potrebbe essere meno propensa a collaborare con il resto dell’Unione. Di recente, il ministro della difesa ellenico Panos Kammenos ha accennato a questa possibilità, minacciando di «sommergere» l’Europa di migranti se la Grecia verrà lasciata al fallimento.

Alleanza Grecia-Russia
Quarto. La crisi greca preoccupa anche l’oltreoceano.  Da pochi giorni, Tsipras e Putin hanno firmato l’accordo per il passaggio del gasdotto Turkish Stream in territorio ellenico. Susciterebbe senza dubbio timore una loro «alleanza» strategica, sia che serva alla Grecia a ripagare i debiti internazionali, sia ad affrontare gli effetti di un Grexit.  Senza contare che Atene è membro della Nato con diritto di veto: una Grecia fuori dall’euro, sempre meno europea e sempre più vicina alla Russia, potrebbe sconvolgere gli equilibri dell’Alleanza.

Effetto domino
Quinto. Il contagio potrebbe essere anche economico, pronto a scatenare un effetto domino. Nonostante le precauzioni prese dall’Unione, l’opzione contagio non è affatto peregrina. I primi a cadere potrebbero essere Spagna e Portogallo, già «salvati» da Bruxelles, ma ancora deboli. In più, l’addio della Grecia farebbe crollare il progetto originario su cui l’unione monetaria è stata fondata, perché dimostrerebbe che essa non è affatto «irrevocabile» come si vuole far credere.

Destabilizzazione dell’economia globale
Sesto. Un Grexit avrebbe ripercussioni sui mercati. L’economia greca incide poco su quella globale – la Cina produce un’economia pari a quella greca ogni tre mesi –, ma i mercati finanziari, da sempre attentissimi alle trattative, sarebbero spaventati da un Grexit, e i creditori di Atene subirebbero enormi perdite.

Ma per cosa conviene preoccuparsi davvero?
D’altra parte, c’è chi pensa che, più che l’uscita, dovremmo temere la permanenza della Grecia nell’euro: perché perderemmo la prima, vera «occasione» di abbandonare l’euro, e perché, come scrive l’Economist, «il matrimonio potrebbe durare, ma durerebbe ancora più infelicemente di prima».