16 gennaio 2021
Aggiornato 03:00
Per tutti la parola d'ordine è «cambiamento»

Podemos, LePen, Salvini, Grillo e gli altri: la rivoluzione populista ci salverà?

La vittoria di Podemos alle elezioni spagnole è stata a dir poco rivoluzionaria. Rivoluzionaria è, in generale, la forte crescita dei movimenti populisti in Europa, chi di destra e chi di sinistra

MADRID – I recenti trionfi elettorali di nuovi partiti di sinistra – Syriza in Grecia e Podemos in Spagna – si inscrivono nell’ambito della crescente ondata di populismo che percorre l’Europa. Fino a poco tempo fa, il «populismo» era quasi sempre connesso all’estrema destra: un mix esplosivo di nazionalismo e xenofobia il cui maggior interlocutore era la «pancia» del popolo. Nella sua forma più pura, si tratta di un’ideologia basata sulla separazione della società in «corrotti» da un lato e «puri» dall’altro, diretta portavoce della volontà del popolo. Oggi, il termine si sta colorando di sfumature diverse, prestandosi a essere associato a entrambi i lati dello scacchiere politico. Ma almeno una caratteristica rimane costante: l’attitudine a presentarsi come una radicale «alternativa» allo status quo, come vettore di cambiamento.

Il caso Podemos
Prendiamo il caso di «Podemos», che ha sbancato alle ultime elezioni spagnole. Il suo trionfo ha segnato una vera e propria rivoluzione – ha spiegato a Internazionale Carme Colomina, giornalista spagnola –, soprattutto se si pensa che quattro delle cinque più importanti città spagnole non appartengono più ai grandi partiti di destra e sinistra. A differenza del Movimento Cinque Stelle, Podemos ha anche dimostrato il suo lato più pragmatico, accettando «il compromesso» e alleandosi con i socialisti. Così, la vittoria del movimento di Iglesias ha costretto lo stesso Partito socialista a ripensare alla propria identità, riposizionandosi ideologicamente in una Spagna sempre più compattata a sinistra.

Syriza e Podemos: cambiamento in Europa
La vittoria di Podemos e l’avanzata di Ciudadanos hanno sancito la fine del bipartitismo spagnolo. «Non credo che queste nuove formazioni politiche possano scalzare i partiti tradizionali, ma sono convinta che saranno alleati indispensabili», ha affermato la giornalista.  Ma ciò che più contraddistingue l’esperienza di Podemos e Syriza è il fatto di essere, nel quadro dell’Unione europea, sì forze di cambiamento, ma non di rottura definitiva. «L’aspetto positivo dell’atteggiamento di Podemos e di Syriza in Grecia è che non sono forze euroscettiche». E la circostanza particolare è che sia stata proprio l’Europa del Sud, maggiormente «oppressa» da Bruxelles, a partorire movimenti che non hanno sposato un orientamento pienamente euroscettico, chiedendo piuttosto una rivoluzione dentro l’Europa.

Le Pen-Salvini, Grillo-Farage: cambiamento contro l’Europa
Tutt’altro discorso, per il neo-eurogruppo di Marine Le Pen e Matteo Salvini, o per quello di Grillo e Farage, sostenuti dall’estrema destra polacca proveniente dal Knp: entrambi, eurofobi fino al midollo. Iwaszkiewicz, il deputato del Knp finito nel gruppo con il M5s, in un’intervista del maggio 2014  giustificava le parole del suo leader Korwin-Mikke sull’Olocausto: «Ha semplicemente detto che non ci sono prove che Hitler ne fosse a conoscenza e se fosse rimasto vivo sarebbe stato difficile provare che lo fosse». Si tratta dunque di populismo all’estrema destra dello scacchiere politico. Ma anche in questo caso, di cambiamento si predica: «Oggi finisce il monopolio dell'inciucio socialista e democristiano: finalmente nasce anche a Bruxelles un’opposizione sana, forte e coraggiosa contro la moneta unica e il pensiero unico», ha detto Salvini in conferenza stampa. Insomma: al di là dell’ambizione di segnare una rivoluzione, le differenze sono evidenti. Ed è il caso di dirlo: il populismo è bello perché è vario.