22 settembre 2019
Aggiornato 01:00
I «maliziosi» dubbi del New York Times

Immigrazione, affondare i barconi per evitare di accogliere?

E se la missione contro i trafficanti di esseri umani fosse un modo, per l'Europa, di «aggirare» il diritto internazionale, e impedire, di fatto, ai migranti di chiedere asilo? Di questo avviso, una giornalista del New York Times e non solo.

NEW YORK – Per l’Ue è il fiore all’occhiello della nuova strategia sull’immigrazione, ma la missione contro gli scafisti sembra non convincere tutti. Avevamo già parlato delle perplessità avanzate dalla stampa d’oltreoceano, ma oggi possiamo aggiungere un ulteriore tassello al puzzle. La giornalista del New York Times Somini Sengupta, infatti, suggerisce un’inedita lettura dell’intervento: e se fosse «una tattica per impedire ai migranti di chiedere asilo nel Vecchio Continente?».

Un modo per chiedere asilo
E’ solo una domanda, la sua, ma è sintomo di una perplessità condivisa anche da autorevoli esperti. «L’Ue è consapevole, in sostanza, che la sua azione impedirà alla gente di fare ciò che la legge le consente di fare: chiedere asilo», sostiene James Hathaway, docente presso l’Università del Michigan. In effetti, mentre noi discutevamo della missione, a svariate miglia dalle battigie europee migliaia di migranti provenienti da Bangladesh e Myanmar venivano rimbalzati di costa in costa, perché Malaysia e Indonesia si rifiutavano di accoglierli. Un quadro, scrive Sengupta, che ricorda tanto la vicenda della nave St. Louis, che, nel 1939, trasportando ebrei tedeschi in fuga dal Nazismo, fu rifiutata da Canada, Cuba e Stati Uniti. E fu costretta a tornare indietro, verso la morte.

Un modo per «aggirare» il diritto internazionale
Un quadro, quello dei respingimenti, ora escluso dal diritto internazionale; eppure, per la giornalista, la missione contro gli scafisti aiuterà l’Europa ad «aggirare» il divieto. D’altra parte, abbiamo di fronte un esodo senza precedenti: 51 milioni di persone sono migrate nel 2013, e 900.000 hanno chiesto asilo nel 2014. Cifre che denunciano l’incapacità dei leader mondiali di fronteggiare i conflitti più irti di conseguenze, in un momento storico straordinariamente e drammaticamente ricco di crisi. Quella del Myanmar, ad esempio, è stata ignorata dalle cronache internazionali per anni; la guerra in Siria è rimasta senza soluzione, ed ha divaricato sui due lati dello scacchiere geopolitico l’Occidente e la Russia; la Libia, dalla caduta di Gheddafi, è nel caos: e l’anarchia è stata terreno fertile per i trafficanti.

«Una terribile risposta a un terribile problema»
In tale quadro, ci si chiede quale impatto avrà la missione contro gli scafisti. Per Jean-Marie Guéhenno, ex sottosegretario generale Onu, sarà «una terribile risposta a un terribile problema». «L’Europa non può permettersi di far entrare enormi ondate di migranti», ha dichiarato. «Ma non può nemmeno farsi vedere a respingere barconi pieni di persone disperate». I Paesi europei, infatti, sono firmatari della Convenzione di Ginevra, che, dal lontano 1953, ha introdotto il principio di non respingimento. La missione, dunque, «rinforzerà la percezione di un’Europa senza cuore arroccata nelle sue frontiere», ha concluso.

Trafficanti, criminali sì, ma «salvatori»
Maziar Bahari, giornalista iraniano residente a Londra, di trafficanti ne sa qualcosa. Nel 1986, pagò 4000$ a un’organizzazione che portava droga in Iran e ne usciva con bastimenti carichi di migranti. «I trafficanti dovrebbero essere stanati e puniti, ma, allo stesso tempo, non penso che questo risolverà il problema». Anche perché, per Maziar, quegli scafisti che gli hanno permesso di raggiungere l’Occidente sono sì dei criminali, ma sono stati anche la sua «salvezza». E se, come in queste ore sembra probabile, il sistema di quote dell’Ue si infrangerà sullo scoglio delle sue divisioni interne, la lotta ai trafficanti risparmierà forse sì ai migranti di affogare nel Mediterraneo, ma non li salverà dal destino di morte che non vedono l’ora di lasciarsi alle spalle.