11 dicembre 2019
Aggiornato 09:30

Gli imperativi di Mogherini: affondare, salvare, spartire

Continuano, però gli egoismi fra i membri dell’Unione e i tentennamenti dell’Onu. Intanto c’è chi dalle colonne del Corriere, in nome degli interessi italiani, incitata a tenersi buoni i Fratelli Musulmani del Cairo, sconfitti dal regime filo occidentale di Al-Sisi.

ROMA - Oggi sapremo se l’Europa sui migranti è veramente intenzionata a muoversi o se intende continuare a scaricare sull’Italia tutti i problemi di un esodo che sempre di più assume dimensioni bibliche. Entro questa sera il Consiglio Esteri-Difesa che si tiene oggi a Bruxelles, dovrebbe dare il primo via libera all'operazione navale della Politica di difesa e sicurezza comune dell'Ue per combattere i trafficanti, smantellarne le reti criminali e il «business model», e affondarne i barconi, intervenendo anche all'interno delle acque territoriali libiche, quando sarà necessario, con l'avallo atteso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Attaccare gli scafisti
«Mi aspetto – ha detto Federica Mogherini prima della riunione- che gli Stati membri, quegli stessi Stati che hanno chiesto all'Europa di agire velocemente, consentano all'Europa di essere efficace in questa azione in tutti i suoi aspetti: operazione navale, salvataggio di vite in mare e gestione delle vite che salviamo». Per quanto riguarda l’operazione più delicata, quella di andare ad affondare i barconi sulle stesse coste libiche, l'Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell'Ue non ha nascosto di aspettarsi che oggi stesso sia presa la decisione politica e formale di stabilire l'operazione navale, indicando il quartier generale e le strutture di comando, in modo che nelle prossime settimane si possa continuare a lavorare velocemente a una pianificazione nel dettaglio e possibilmente operare i primi interventi. Mogherini ha inoltre confermato che la sede del Comando, qualora giungesse il sospirato avallo di Bruxelles, sarebbe Roma.

I tentennamenti dell'ONU
L’iniziativa militare contro gli scafisti ha come obiettivo di combattere i trafficanti, smantellarne le reti criminali e il «business model», e affondarne i barconi, intervenendo anche all'interno delle acque territoriali libiche, quando sarà necessario, con l'avallo atteso dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al momento però nessuno è in grado di dare per scontata l’approvazione del Palazzo di Vetro. Tanto che la stessa Mogherini ha pubblicamente pungolato il Consiglio Esteri- Difesa dell’Unione a decidere al più presto: «Se prendiamo la decisione oggi - ha osservato -, sarà più facile per il Consiglio di Sicurezza decidere la risoluzione che dia mandato all'Ue di intervenire secondo il capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che consente l'uso delle forze armate contro una minaccia alla pace un atto di aggressione. E’ chiaro - ha poi aggiunto - che noi cerchiamo una piena legittimità internazionale, che può avvenire con una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nello stesso tempo ovviamente stiamo cercando un partenariato con tutte le autorità libiche pertinenti, e penso che questo possa facilitare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza».

La retromarcia di Francia e Ungheria
Secondo Federica Mogherini I tre imperativi, affondare, salvare, spartire, non possono essere scorporati senza rischiare di vanificare tutta l’operazione e poi ritrovarsi al punto di partenza. I rischi dell’operazione militare sono noti, ma sembrerebbe che tutto il Consiglio al momento abbia trovato l’accordo sulla ineluttabilità di questa iniziativa. Dove invece stanno sorgendo seri dubbi è sulla ripartizione degli immigrati che abbiano le condizioni per essere accolti. In queste ultime ore sia la Francia che l’Ungheria su questo punto hanno fatto marcia indietro e non sarà facile superare la loro opposizione.  Insomma anche sulla ripartizione dei migranti, il minimo che l’Europa deve a chi, come l’Italia, sta subendo una pressione insostenibile, il tentativo di driblare le responsabilità prevale ancora sulla necessità comune di cominciare a fare effettivamente qualcosa per affrontare la tragedia di un esodo disperato.

Tenersi buoni i Fratelli Musulmani?
Il tentativo di scaricare su gli altri il peso delle decisioni non riguarda solo gli aspetti concreti, ma anche quelli morali. Ne ha dato un esempio nei giorni scorsi sul Corriere della Sera una autorevole editorialista di politica estera come Franco Venturini il quale, prima ha elencato tutte le azioni che l’ex presidente egiziano Mohammed Morsi intraprese, quando era al potere, ai danni del suo popolo, primo fra tanti il tentativo di imporre una islamizzazione autoritaria e illegale poi, quando si è trattato di trarre le conclusioni, ha incitato l’Occidente ad opporsi al nuovo corso guidato dai militari di Al-Sisi in nome di una non meglio specificata ricerca di compromesso con i Fratelli Musulmani. In molti. anche se avveduti commentatori, continuano a non volere accettare un dato di fatto: la guerra che sta conducendo l’Islam radicale e fautore del terrore, forse avrebbe potuto essere evitata se l’Occidente non avesse fatto errori a ripetizione, ma ormai è stata dichiarata in modo unilaterale dall’estremismo islamico ed è impensabile che si possa tornare indietro affidandosi unicamente ad una buona volontà pacifista.

Prevenire gli effetti collaterali
Si spera che l’Europa darà segno di avere preso coscienza di questa realtà anche quando ci sarà da affrontare gli inevitabili effetti collaterali di quell’intervento militare contro gli scafisti che forse oggi riceverà il via libera dal Consiglio Esteri- Difesa dell’Unione Europea.