16 giugno 2019
Aggiornato 09:30
A Losanna l'intesa: stop a sanzioni e al via depotenziamento

L'accordo sull'Iran si fa, ma Israele protesta

Arriva, dopo 18 mesi di negoziati, l'intesa tra i Paesi dell'Occidente e l'Iran sul nucleare. Il documento stabilisce parametri che prevedono la revoca delle sanzioni all'Iran in cambio del rispetto degli impegni presi dal governo di Teheran. Per il leader israeliano si tratta di un «errore storico».

LOSANNA - Dopo diciotto mesi di negoziati è stato raggiunto l'accordo sul nucleare, a Losanna. Le potenze occidentali, con una intesa storica, plaudono alla svolta annunciata dall'Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea Federica Mogherini. «Un’intesa storica» che «se pienamente applicata» impedirà all'Iran di ottenere l’arma nucleare, ha commentato il presidente Barack Obama. «Oggi abbiamo fatto un passo storico verso un mondo migliore», ha affermato al termine delle trattative la Mogherini, che ha coordinato i lavori, affiancata dal ministro degli Esteri dell'Iran Mohamed Jawad Zarif.

STOP ALLE SANZIONI E DEPOTENZIAMENTO IMPIANTI - L'intesa tra Iran e Stati Uniti è finalmente arrivata e in Svizzera i "5+1" e Teheran firmano l'accordo che prevede principalmente lo stop alle sanzioni e l'avvio del depotenziamento degli impianti. Leggendo la dichiarazione congiunta, l'ex ministro degli Esteri italiano ha toccato il punto fondamentale relativo alle sanzioni, spiegando: «L'Ue terminerà l'attuazione di tutte le sanzioni, economiche, energetiche e finanziarie e gli Stati Uniti cesseranno l'applicazione di tutte le sanzioni secondarie, economiche e finanziarie, insieme all'attuazione di tutti gli impegni dell'Iran, come concordato con l'Aiea». L'Alto rappresentante della politica estera aggiunge, ancora, che l'accordo storico siglato a Losanna sancisce la fine del nucleare in Iran: «Abbiamo raggiunto un accordo che garantisce che l'Iran non potrà sviluppare l'arma nucleare».

L'IRA DI NETANYAHU - «Si preverrà la bomba nucleare e il mondo d'ora in poi sarà più sicuro. Se arriveremo a un accordo finale, gli Stati Uniti, i nostri alleati e il mondo saranno più sicuri. Se l'Iran mentirà, il mondo lo saprà», commenta soddisfatto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Chiaro il riferimento al premier israeliano Benjamin Netanyahu, particolarmente critico sui negoziati. «L'accordo raggiunto oggi rappresenta la migliore opzione anche per Israele», ha detto chiaramente Obama in serata. Il leader di Israele non la pensa come Obama e in risposta afferma che l’accordo tra la comunità internazionale e Teheran sul nucleare «costituisce una minaccia alla sopravvivenza di Israele». A rimarcare l'opinione di Israele è il portavoce di Netanyahu, Mark Regev, che su Twitter scrive che l'intesa raggiunta dall'Occidente con l'Iran «aumenta il rischio di una proliferazione nucleare e di una guerra orrenda. L’alternativa è mantenere fermezza e aumentare la pressione sull’Iran finché sarà raggiunta un’intesa migliore». Il ministro dell’intelligence israeliano Yuval Steinitz ha sottolineato che Israele deve essere pronto a contrastare ogni minaccia attraverso diplomazia e intelligence ma «se non abbiamo altra scelta... l’opzione militare è sul tavolo». Intanto il primo ministro convoca d'urgenza un gabinetto di sicurezza per discutere proprio l'accordo sul nucleare raggiunto a Losanna, con una stampa urla all'«errore storico».

ACCORDO A 360 GRADI ENTRO GIUGNO - Il raggiungimento dell'accordo significa sì, per i big mondiali, un passo in avanti nel campo della sicurezza, ma soprattutto significa per l'Iran la fine dell'embargo e la possibilità di avviare un mercato che si aggira attorno alla cifra di 800miliardi di dollari. È la prima tappa verso un documento finale che dovrà arrivare entro il 30 giugno prossimo. Per ora sono state messe nero su bianco le «soluzioni chiave per un accordo a 360 gradi, che garantirà la natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano», commenta la Mogherini.

L'IMPEGNO DELL'IRAN - Il presidente dell'Iran Hassan Rohani si è detto soddisfatto, sottolineando che così sono stati fissati «i parametri chiave» per il programma nucleare iraniano. Parametri che prevedono, dunque, la revoca delle sanzioni all'Iran in cambio del rispetto degli impegni presi dal governo di Teheran. Secondo il documento siglato, non ci saranno altre strutture di arricchimento dell'uranio oltre quella di Natanz, mentre l'impianto di Fordow subirà una conversione venendo adattato in un sito atto alla ricerca scientifica, senza conservare materiale fissile. Il reattore ad acqua pesante di Arak verrà, invece, modificato e il plutonio prodotto verrà portato all'estero. L'Iran si impegna, quindi, a non utilizzare le sue centrifughe per l'arricchimento di uranio per i prossimi dieci anni e di conseguenza a non accumulare materiale necessario per la costruzione della bomba atomica.

L'ACCORDO CHE SCRIVE LA STORIA - La base dell'accordo pare sufficiente per portare avanti l'accordo, ma ora tocca al presidente Obama riuscire ad affrontare i repubblicani del Congresso affinché non facciano crollare il castello messo in piedi dai «5+1» e a concludere l'intesa. Dall'altra parte, ad opporsi con forza, altri alleati, non solo Israele, ma anche di numerosi Paesi arabi tra cui l'Arabia Saudita. Dopo un lunghissimo periodo di gelo, tra Stati Uniti e Iran si apre un dialogo che potrebbe caratterizzare la presidenza Obama. Un'interlocuzione avviatasi nel 2013, quando il presidente Usa e Rohani hanno iniziato un percorso che a fine giugno potrebbe scrivere la storia, con un progetto nucleare ufficialmente riconosciuto all'Iran e la fine di un embargo che segnerebbe un salto in avanti importante per il benessere del Paese mediorientale.