17 febbraio 2019
Aggiornato 16:30
Atene il 25 gennaio ha eletto il nuovo parlamento

La sfida greca per l’Europa

La posizione del leader di Syriza, Alexis Tsipras, è estremamente chiara e attira una notevole parte della società greca logorata dalla crisi economica e dalle pressioni da parte dei creditori internazionali.

Atene il 25 gennaio ha eletto il nuovo parlamento. La posizione del leader di Syriza, Alexis Tsipras, è estremamente chiara e attira una notevole parte della società greca logorata dalla crisi economica e dalle pressioni da parte dei creditori internazionali.

Tsipras ha promesso di rinunciare alla politica di austerità economiche e di tenere una nuova trattativa con Commissione europea, BCE e FMI. Se alla fine il risultato non sarà soddisfacente per la Grecia, Tsipras minaccia di cessare i versamenti ai creditori e di ritornare alla moneta nazionale, la dracma.

La minaccia è seria anche per tutta l’area dell’euro che in questo caso andrebbe incontro a nuovi sconvolgimenti finanziari col rischio di effetto domino in altri Stati problematici. Sarebbe un colpo alla solidità finanziaria di tutta l’Unione Europea con conseguenti domande «difficili» da parte dei cittadini. Potrebbero chiedere in particolare perché Bruxelles sta aiutando il governo di Kiev, se non è in grado di risolvere problemi in casa propria. In questo caso la Germania, da sola, difficilmente sarebbe disposta ad assumersi il carico degli aiuti sia ai greci che agli ucraini. Anticipando questa prospettiva, il britannico Financial Times ha pubblicato un articolo che titolava: «L’anello debole dell’Eurozona sono i suoi elettori» (Eurozone’s weakest link is the voters).

Quanto alla Grecia, considerando la radicalizzazione degli umori della popolazione, gli sconvolgimenti potrebbero essere non solo economici, ma anche politici, fa notare l’esperto dell’Istituto di studi europei dell’Accademia delle scienze russa, Vladislav Belov, intervistato da La Voce della Russia.

La Grecia è integrata nelle struture della NATO, è membro dell’unione politica ed economica europea, ha firmato il Trattato di Maastricht. Teoricamente, tuttavia, una variante di questo tipo non si può escludere. Anzi, se diventasse inevitabile, il tutto potrebbe essere fatto nell’ambito costituzionale, specie se scoppiassero i disordini.

Già oggi il debito della Greca ammonta al 177,7% del suo PIL e il problema dovrà essere comunque risolto. «Piuttosto che continuare a negare questa realtà, i ministri delle finanze dovrebbero cominciare a lavorare con essa. Devono pensare a come alleggerire il debito della Grecia», - ha rilevato Paul De Grauwe, esperto di London School of Economics, intervistato dall’agenzia AFP. Problema, questo, che non dipende dai risultati di elezioni ad Atene oppure si?