8 dicembre 2019
Aggiornato 19:00

Ucraina, l'esperto: «Da scontro UE-Russia nasce l'asse Mosca-Pechino»

Secondo il responsabile ricerche Caucaso-Russia dell'Ispi, Aldo Ferrari, Mosca non mollerà ma i risvolti potrebbero essere molto pericolosi.

ROMA - Un'escalation di terrore prevedibile ma ora difficile da gestire, con conseguenze che potrebbero pesare – e molto – anche sulla povera Europa. Mentre in queste ore sono stati presi di mira soprattutto l'ospedale, l'aeroporto e l'università di Donestk, con vittime anche civili, si allontanano sempre di più quegli spiragli di pace che, nella tartassata Ucraina, sembravano essere stati aperti alcuni mesi fa. Una situazione precipitata in pochi giorni ma non certo senza preavvisi, su cui proprio oggi cercheranno di fare luce i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Germania e Francia riunitisi a Berlino nel cosiddetto «formato normanno». «Era da tempo che i belligeranti erano armati fino ai denti, contrapposti – spiega al Diario Aldo Ferrari, responsabile ricerche Caucaso-Russia dell'Ispi, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – e quando non c’è una prospettiva politica di soluzione, come in questo caso, è evidente cosa succederà. Era chiaro sin dall'inizio che se non ci fossero stati, come non ci sono stati, almeno i passi preliminari per un'ipotesi di soluzione politica del conflitto un aggravamento delle ostilità sarebbe stato inevitabile».

Prof. Ferrari, cosa c'è in ballo?
Soprattutto negli ultimi giorni Kiev ha accusato Mosca di sconfinamenti, anche se Putin ha negato. Quello che dobbiamo capire noi europei è che per la Russia l'Ucraina è parte di sé. Noi continuiamo a pensare che siano aspetti non primari, ma non è così. L'Ucraina dipende fortissimamente dalla Russia, a livello geopolitico e anche strettamente economico. Ora manca completamente la volontà di risolvere la questione da parte di entrambi: né Kiev né Mosca sono disposte a cedere alcunché. Kiev è appoggiata da Stati Uniti e Europa e vuole fare di tutto per recuperare i territori perduti. Mosca, dal canto suo, non mollerà e adotterà una linea sempre più intransigente. Insomma, entrambi dovrebbero rinunciare a qualcosa. Se così non sarà il quadro sarà molto negativo.

L'Europa, che dovrebbe fare da mediatore, in realtà appoggia palesemente la parte ucraina...
Proprio per questo motivo a mio avviso l'Europa ha perso sin dall’inizio la sua possibilità di essere un mediatore onesto. Appoggiando da subito l'Ucraina si è posta in maniera antagonista alla Russia. Bruxelles ha risposto alla richiesta di un Paese che aspirava a divenire parte dell’Ue, ma non ha calcolato le conseguenze di quel gesto, a partire dalla violenza. In questo modo Bruxelles mette a repentaglio gli importanti rapporti economici con la Russia, che dovrebbe essere invece suo partner strategico, accollandosi anche il costo della crisi ucraina.

Quale scenario dobbiamo aspettarci?
Un aggravamento della crisi se la situazione politica non cambierà, con la Russia che, sentendosi minacciata dall'Occidente, guarderà sempre più a Est, alla Cina. La stessa guerra che Stati Uniti ed Europa stanno facendo a Putin dopo l’annessione della Crimea non farà altro che spingere il Presidente russo verso legami economici sempre più stretti con Pechino, il vero nemico strategico dell’Occidente. Putin si sente forte in questo momento: alto consenso interno, la consapevolezza che l’Europa avrà bisogno ancora per molto tempo del gas e del petrolio russi. Spesso le sue provocazioni a noi sembrano senza senso perché isolano Mosca e mettono in pericolo un’economia non certo fiorente, ma in realtà questo atteggiamento gli conferisce in patria ancora più prestigio.

Quindi in futuro è plausibile un asse Russia-Cina?
Sì e no, perché chi ne uscirà vincitore sarà solo Pechino. A maggio ha firmato con Mosca un importante accordo per la fornitura di gas, ma a basso costo: quindi se ci sarà un'alleanza, la Russia sarà il socio di minoranza. Al limite potrebbero avere un vantaggio anche quei Paesi, come Brasile, India e Sud Africa, a cui la Russia si rivolgerà per trovare un’alternativa commerciale agli Stati Uniti e alla vecchia Europa. Quel che è certo è che Putin vuole estendere l'influenza russa nei territori post-sovietici, ma lo potrà fare solo attraverso un progressivo e sostanzialmente volontario rafforzamento dei legami economici, militari e politici. Solo così potrà competere con gli altri attori della scena internazionale.