29 novembre 2021
Aggiornato 10:00
Relazioni internazionali

Crisi Ucraina, Putin detta i tempi per la soluzione

La crisi ucraina può essere risolta a condizione che Kiev cessi le proprie operazioni militari nell'est del Paese. Dura la replica del premier ucraino Arseni Yatseniuk: «Putin parla a vuoto»

MOSCA - La crisi ucraina può essere risolta a condizione che Kiev cessi le proprie operazioni militari nell'est del Paese, dopo il rinvio del referendum separatista chiesto dal presidente russo Vladimir Putin: lo ha reso noto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.
Se i separatisti filo-russi daranno ascolto all'appello di Putin di rinviare il referendum sull'indipendenza dell'autoproclamata Repubblica del Donetsk e «se Kiev a sua volta cesserà le operazioni militari e adotterà le misure per avviare un dialogo, ciò potrebbe far uscire l'Ucraina da una situazione che non fa che peggiorare», ha commentato Peskov.

PASSO VERSO IL POPOLO UCRAINO - Il portavoce del Cremlino ha definito l'appello di Putin «non un passo verso Kiev, me verso tutto il popolo ucraino»; i separatisti hanno reso noto di voler valutare la proposta mentre il premier ucraino Arseni Yatseniuk ha accusato il Presidente russo di «parlare a vuoto»: «In Ucraina non è previsto alcun referendum l'11 maggio».

PUTIN: NIENTE TRUPPE RUSSE AL CONFINE - Non ci sono più truppe russe a ridosso del confine ucraino, secondo il presidente russo Vladimir Putin.
«Continuavano a dirci di essere preoccupati delle nsotre truppe al confine ucraino, le abbiamo ritirate, non sono più al confine ucraino, ma nelle loro basi e nelle aree di regolare esercitazione» ha detto Putin dopo un incontro con il presidente svizzero Didier Burkhalter, presidente di turno dell'Osce.

LA NATO NON CONFERMA - La Nato non ha rilevato alcun segnale di un ritiro delle truppe russe dalla frontiera con l'Ucraina, nonostante le affermazioni in tal senso del presidente russo Vladimir Putin: lo ha dichiarato il Segretario generale dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen.
Rasmussen, in visita a Varsavia, ha inoltre ribadito che la Nato «non esiterà ad adottare ulteriori misure, qualora fosse necessario» per rafforzare le difese sui confini orientali, come «esercitazioni su vasta scala, piani di difesa rivisti e dispiegamenti veri e propri».

YATSENIUK: PUTIN PARLA A VUOTO - Il premier ucraino Arseni Yatseniuk ha accusato il presidente russo Vladimir Putin di «parlare a vuoto» nel chiedere il rinvio del referendum separatista fissato l'11 maggio prossimo nell'autoproclamata Repubblica di Donetsk, nell'est del Paese.
«Sarebbe stato meglio se il presidente russo fosse stato informato del fatto che l'11 maggio in Ucraina non è previsto alcun referendum» ha proseguito Yatseniuk, sottolineando che se «i terroristi e i separatisti sostenuti dalla Russia hanno ricevuto l'ordine di di rinviare qualcosa di non previsto, si tratta di un regolamento di conti interno».
Il premier ucraino si è poi detto «allibito» del fatto che la crisi ucraina sia stata discussa mercoledì a Mosca fra la Russia e l'Osce «senza la presenza dell'Ucraina, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea»: «L'incontro di Ginevra si è svolto con questo formato ed è stata la Russia a rifiutarne l'applicazione».
«Il miglior contributo da parte della Russia sarebbe il far rientrare i gruppi di sabotatori che si trovano attualmente in Ucraina, condannare i terroristi e obbligarli a deporre le armi», ha concluso Yatseniuk.