20 giugno 2019
Aggiornato 21:30
Evasione fiscale

Altri guai per Credit Suisse, 10 mila clienti nel mirino della finanza italiana

L'indagine per riciclaggio sul colosso bancario elevetico Credit Suisse era partita nel 2014, ma oggi a Guardia di Finanza ha chiesto i beneficiari di 9953 posizioni finanziarie aperte presso la banca

La Gdf ha chiesto i nomi di 10mila clienti di Credit Suisse.
La Gdf ha chiesto i nomi di 10mila clienti di Credit Suisse. ( ANSA )

ROMA – Credit Suisse è ancora nel mirino del Fisco italiano. La Guardia di Finanza ha infatti chiesto alle autorità fiscali della Svizzera di conoscere i nomi dei titolari di 9.953 posizioni finanziare aperte presso il gruppo bancario elvetico. I conti correnti complessivamente valgono quasi 7 miliardi di euro. L'iniziativa delle Fiamme Gialle è solo l'ultima puntata di un'indagine senza precedenti partita nel 2014 e della quale, noi del Diariodelweb avevamo avuto modo di parlare approfonditamente. Al vaglio degli uomini del Nucleo di polizia tributaria dlla Gdf di Milano erano già finiti ben 13mila presunti evasori fiscali clienti di Credit Suisse. Vale la pena ricordare che il colosso bancario svizzero è stato indagato per riciclaggio: circa 14 miliardi di euro sarebbero stati portati all'estero grazie a finte polizze assicurative – definite dagli investigatori di «copertura» - realizzate proprio dal colosso bancario elvetico.

L'indagine su Credit Suisse per riciclaggio
Come riporta Angelo Mincuzzi su Il Sole 24 ore, circa 8 miliardi di euro sarebbero risultati investiti da 4mila italiani in polizze unit linked del Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp) e avrebbero permesso di trasferire i soldi all'estero con un vero e proprio stratagemma fiscale. Secondo le indagini, Credit Suisse faceva sottoscrivere ai clienti le polizze, che venivano vendute da due società con sede in Liechtenstein e alle Bermuda. Queste ultime, poi, si occupavano di retrocedere le ingenti somme di denaro alla stessa banca svizzera che – sempre secondo le indagini – avrebbe gestito i soldi dei clienti italiani.

Le polizze fantasma e la maxi-sanzione
In pratica, le polizze fantasma avrebbero permesso all'istituto elvetico di riciclare il denaro facendo rientrare i soldi non dichiarati dall'estero. Nella vicenda è risultata coinvolta solo la casa madre svizzera, e non la sua controllata Credit Suisse Italy Spa, né le altre società italiane del gruppo. Ma l'indagine della procura di Milano si è chiusa con il patteggiamento di Credit Suisse, che ha preferito pagare per mettere l'accaduto in modalità silenzioso. Proprio lo scorso 30 novembre, infatti, il Fisco italiano ha incassato la maxisanzione di 101,5 milioni di euro versata dal Credit Suisse Ag per chiudere il contenzioso con l'Agenzia delle Entrate.

Il manuale per aiutare i clienti a evadere le tasse
Vale inoltre la pena evidenziare un altro aspetto interessante emerso dalle indagini. Stando a quanto riporta Il Sole24ore esisteva una sorta di manuale in 20 punti, ritrovato nel materiale sequestrato, che elencava gli accorgimenti che i gestori della banca dovevano osservare per evitare di destare i sospetti delle autorità fiscali e giudiziarie quando incontravano i loro clienti. Ad esempio, il «decalogo» consigliava ai banchieri in visita in Italia di non dormire nello stesso hotel per più giorni, di non portare con sé tablet e personal computer, di azzerare la rubrica del cellulare e di andare all'estero facendo finta di partecipare a eventi culturali, sportivi o turistici. Un vero e proprio manuale per favorire il riciclaggio di denaro senza destare troppi sospetti.