24 luglio 2019
Aggiornato 06:30
Padoan all'ECOFIN

Padoan difende le «sue» riforme: «Per vederne gli effetti servono tempi lunghi»

Il ministro dell'Economia è intervenuto a Bruxelles dopo la riunione dell'Ecofin e ha sottolineato che le riforme strutturali hanno bisogno di tempo e di politiche di sostegno per dare i loro frutti

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ANSA

BRUXELLES - Le riforme strutturali hanno bisogno di tempo e di politiche di sostegno macroeconomico per essere attuate con efficacia e dare i propri frutti. Lo ha sottolineato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin, che si è svolta ieri a Bruxelles, in cui è tornato sulle raccomandazioni e i giudizi pubblicati ieri dalla Commissione europea sui conti pubblici e sugli squilibri macroeconomici dell'Italia e degli altri Stati membri. «Le riforme hanno due momenti, il momento dell'introduzione e approvazione da parte del governo e del Parlamento, e il periodo di tempo durante il quale la riforma si traduce in cambiamenti, a livello microeconomico, da parte di individui, imprese e amministrazioni", ha detto Padoan, osservando poi che «la durata dell'impatto delle riforme è una cosa di cui è indispensabile tener conto; e se poi ci sono politiche di sostegno macroeconomico le riforme impattano più rapidamente».

Padoan: La Bce ha aiutato la crescita
In particolare, ha spiegato il ministro, «la politica monetaria della Bce ha dato una mano alla crescita europea», e «c'è una evidenza ormai abbastanza consolidata che dice che la politica monetaria accomodante facilita l'impatto delle riforme strutturali perché permette il diffondersi dei benefici con più efficacia». Ma adesso, ha avvertito, «l'agenda si fa più strutturale, il che vuol dire che bisogna andare a cercare di stimolare i 'drivers' della crescita sottostanti». Come leggere ciò che dice la Commissione nelle sue raccomandazioni all'Italia? L'Esecutivo Ue dice «che sono state introdotte alcune riforme, ma c'è un problema di attuazione che può essere migliorata: Sono perfettamente d'accordo», ha detto Padoan.

Le riforme in essere e quelle già realizzate
E ha aggiunto: «Ci sono anche problemi che hanno a che fare con il percorso giuridico, per esempio quando la Corte Costituzionale in alcuni casi dice 'questo va rivisto, quest'altro non va bene'». Insomma, «c'è una serie di elementi nel percorso di attuazione che danno l'impressione che non si facciano le riforme». Ci sono però - ha sottolineato il ministro - anche dei casi positivi, come la fatturazione elettronica nell'amministrazione tributaria: «lì le riforme fatte funzionano, e si vede da due ordini di cose: innanzitutto dal fatto che il rapporto fra contribuente e amministrazione è molto cambiato in senso positivo. 'Corporate compliance' (adempimento da parte delle imprese, ndr) non è un bel termine inglese, ma un modo diverso di avere questi rapporti».

I campi in cui l'Italia deve fare progressi
In secondo luogo, Padoan ha rilevato che «il gettito fiscale è profondamente cresciuto, e non perché sono aumentate tasse o le aliquote ma perché si pagano le tasse che già sono prescritte; e questo è il frutto di comportamenti diversi, a loro volta causato da norme attuative diverse: ovvero di fatti amministrativi oltre che di comportamenti». Detto questo, siamo soddisfatti? «Certo che no. Ci sono molti campi - ha ricordato il ministro - in cui l'Italia deve continuare a fare progressi: nella Giustizia civile, nella scuola, nella Pubblica Amministrazione, oltre alle riforme già introdotte come le riforme bancarie». Dunque saremo sempre in una fase di trasformazione; ma vorrei ci ricordassimo - ha sottolineato ancora Padoan - che dal punto di vista relativo «l'Italia sta un po' meglio di altri paesi dell'Unione».