15 ottobre 2019
Aggiornato 08:30
L'Italia resta indietro

Pil, l'Istat prevede una crescita dell'1% per il 2017 ma si allarga il gap con l'Ue

L'Istat ha rivisto al rialzo le previsioni economiche per il 2017 e prevede un tasso di crescita lievemente superiore al +0,9% del 2016, ma allo stesso tempo sottolinea il gap con gli altri paesi Ue

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. ANSA

ROMA - L'Italia resta il fanalino di coda dell'eurozona. Secondo il report appena pubblicato dall'Istat sulle prospettive per l'economia italiana, nel corso del 2017 si prevede un aumento del prodotto interno lordo pari all'1% in termini reali, che è lievemente superiore a quello registrato nel 2016 (+0,9%). Nel primo trimestre del 2017, si legge, «il Pil ha registrato un ulteriore miglioramento (+0,2% la variazione congiunturale, +0,5 quella dell'area euro), consolidando in tal modo la fase di recupero avviata agli inizi del 2015». Resta però, sottolinea ancora il report statistico, che la «diversa intensità della crescita rispetto a quella dell'area euro costituisce una caratteristica dell'attuale ciclo economico». Prendendo come riferimento il primo trimestre del 2015, il livello del Pil italiano è cresciuto dell'1,9% nei primi tre mesi del 2017. Nello stesso periodo il Pil dell'area euro è aumentato del 3,5%.

Aumenta il gap con la crescita dell'Ue
Tra i principali paesi europei solo la Francia ha mostrato miglioramenti simili a quelli italiani (+2,1%). Rispetto a novembre 2016, la previsione del tasso di crescita del Pil per l'anno corrente è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali. Secondo il report dell'Istat, la domanda interna al netto delle scorte contribuirebbe positivamente alla crescita del Pil per 1,1 punti percentuali, mentre l'apporto della domanda estera netta sarebbe marginalmente negativo (-0,1 punti percentuali) e nulla la variazione delle scorte. Inoltre la spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è stimata in aumento dell'1,0%, in rallentamento rispetto al 2016.

La spesa delle famiglie è in rallentamento
La crescita dei consumi «continuerebbe ad essere alimentata dai miglioramenti del mercato del lavoro, solo parzialmente limitati dal rialzo atteso dei prezzi al consumo». L'attività di investimento è attesa «consolidarsi sui ritmi di crescita registrati nel 2016, beneficiando anche degli effetti positivi sul mercato del credito derivanti dal proseguimento della politica monetaria espansiva della Banca centrale europea (+3,0%)». Nel 2016, a seguito del rallentamento iniziato nella seconda parte dell'anno, secondo l'Istituto di statistica, la spesa delle famiglie residenti e Isp ha segnato una decelerazione (+1,4%) sostenuta da un incremento del reddito disponibile e del potere d'acquisto (+1,6% per entrambi gli aggregati).

Si è ridotta la spesa per servizi
Tutte le componenti di spesa hanno contribuito in maniera diffusa al rallentamento ad eccezione dei beni non durevoli. In particolare la spesa per servizi ha seguito una dinamica molto contenuta. Nel 2016 nel confronto con l'area euro la spesa per famiglie residenti e ISP ha evidenziato una dinamica più vivace (+2%). Tra i maggiori paesi europei, la Spagna ha segnato il tasso di crescita più elevato della spesa per consumi (+3,2%) mentre Germania e Francia hanno registrato aumenti in linea con la media dell'area euro (rispettivamente +2,0% e +1,9%). Nel 2017, in Italia, la spesa delle famiglie residenti e ISP è attesa aumentare, seppure a un tasso più contenuto rispetto al biennio precedente (+1%) influenzata dai miglioramenti sul mercato del lavoro, dalla ripresa dell'inflazione e del conseguente contenimento del potere di acquisto.