25 gennaio 2020
Aggiornato 21:00
Made in Italy

Il tesoro del Belpaese è il made in Italy agroalimentare: vale 38 miliardi l'anno

Il cibo in Italia è un vero e proprio tesoro e un comparto sempre più importante per gli sviluppi economici ed occupazionali del nostro paese

Il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina.
Il ministro dell'Agricoltura, Maurizio Martina. ANSA

MILANO - Il Belpaese possiede un vero e proprio tesoro. L'agroalimentare "made in Italy" nel mondo vale infatti 38 miliardi di euro all'anno e cresce in media con un tasso del 3,5%. E' quanto risulta dai della Camera di commercio di Milano che - in collaborazione con Coldiretti e con Promos, azienda speciale della Camera di commercio per le Attività Internazionali - ha anche elaborato un'analisi dettagliata dell'export che individua quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati raccolta nel lavoro «L'agroalimentare italiano nel mondo».

Il cibo in Italia è un vero tesoro
La mappa dell'export agroalimentare italiano - che arriva nei giorni di «Milano Food City", la settimana dedicata al cibo e alla cultura della sana alimentazione, dal 4 all'11 maggio, con oltre 320 eventi - è disponibile in italiano e inglese ed è scaricabile in internet (http://www.promos-milano.it/Informazione/Note-Settoriali/Mappa-Ex port-Agroalimentare.kl). «Con un export agroalimentare che ha raggiunto i 38 miliardi di euro totali, parlare di cibo in Italia non è più solo un tema per addetti del settore, ma significa ragionare su quelli che possono essere, per tutti, gli sviluppi economici e occupazionali di un comparto sempre più importante", spiega Giovanni Benedetti, direttore della Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano - Expo.

Il patrimonio enogastronomico italiano è molto copiato
Non è un caso che nel mondo il patrimonio enogastronomico italiano sia tra i più copiati, con un valore che ogni anno raggiunge i 60 miliardi di euro, "che vengono sottratti all'economia del nostro Paese». Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera concentrano la metà dell'export proveniente dall'Italia. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare Stati Uniti (+5,7%), Francia e Germania (+3%). In ascesa anche la Spagna 6° (+7,2%) e i Paesi Bassi 7° (+6,2%). Ma i prodotti «made in Italy» raggiungono anche Giappone (al 10° posto), Canada (11°), Australia (16°) e Cina (20°). In aumento soprattutto Romania (+16%) e Repubblica Ceca (+13%) ma torna a crescere anche la Russia, +10% (19°).

I paesi che importano di più
E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. In forte crescita la Corea del Sud per prodotti da forno e lattiero caseari, l'Austria e l'Arabia Saudita per uva e agrumi, la Cina per gelati e oli, la Romania per cioccolato, caffè, piatti pronti e pesce lavorato, la Libia per frutta e ortaggi, Hong Kong per carni, Etiopia e Kenya per granaglie, la Russia per alimenti per animali, il Belgio per cereali e riso, la Polonia per vini e la Spagna per acque minerali (dati elaborati da Camera di commercio di Milano su fonte Istat, anni 2016 e 2015).

I prodotti made in Italy più esportati
I prodotti made in Italy più esportati sono cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 6,2 miliardi di euro, seguiti dai vini con 5,6 miliardi di euro, vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,6 miliardi di euro; ma anche frutta e ortaggi lavorati e conservati, uva e agrumi con 3,4 miliardi di euro. Gli aumenti più consistenti si registrano per cioccolato, latte e formaggi, pesca e acquacoltura (+6%), oli e gelati (+5%), vini e granaglie (+4%). I maggiori centri italiani votati all'export sono Verona con 2,9 miliardi di euro, Cuneo con 2,5 miliardi e Parma con 1,6 miliardi, Milano è quinta con 1,4 miliardi, il 4% del totale. Bolzano 4°, Salerno 6° e Modena 7°.

Le città e le regioni che esportano di più
Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita a Venezia (+15%), Padova (+12%), Firenze, Torino e Bergamo (+11%). La Lombardia con 5,9 miliardi di export rappresenta più di un settimo del totale italiano. Oltre a Milano, 5° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° e Mantova 18°. A crescere di più sono Lodi che raddoppia il suo export (+103,8%), Sondrio (+16,1%), Cremona e Varese (+11%). La Lombardia per peso sul totale nazionale si distingue in pesci, crostacei lavorati e conservati, con il 38%: Como leader italiana (31%, +12,1%), Brescia 10° e Milano 14°, ma anche in prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 36,8% del totale con Mantova 3°, Lodi 4°, Cremona 6°, Brescia 7°, Bergamo 9°, Pavia 14° e Milano 15°. Pavia è invece al primo posto per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale).