20 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
L'euro scatta a 1093

Perché Draghi lascia i tassi invariati e insiste col QE

La Bce ha confermato la barra a dritta. Secondo il governatore Mario Draghi la ripresa si sta consolidando, ma c'è ancora bisogno degli stimoli monetari. All'orizzonte, però, ci sono anche le presidenziali francesi

Il governatore centrale, Mario Draghi.
Il governatore centrale, Mario Draghi. ANSA

FRANCOFORTE - Tutto è andato secondo le attese. La Bce ha mantenuto la rotta sia sui livelli dei tassi di interesse, ai minimi storici, tra cui il tasso di rifinanziamento sulle operazioni principali a zero, sia sulla regolare prosecuzione del piano di acquisti di titoli pubblici e privati. Il quantitative easing andrà avanti fino a fine anno al ritmo di 60 miliardi di euro al mese «o anche oltre, se necessario».

Draghi: La ripresa si sta consolidando
I dati giunti delle ultime settimane «confermano che la ripresa ciclica dell'area euro sta diventando sempre più solida e che i rischi al ribasso sono calati ancora", ha spiegato il presidente Mario Draghi, nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo. E' vero: la crescita si sta rafforzando, «le cose vanno meglio. Oggi la crescita è solida e ampiamente distribuita».Quanto ai rischi, per quanto diminuiti, restano orientati al ribasso e derivano prevalentemente da «fattori globali», che sono saliti laddove i rischi interni sono scesi.

Ma le pressioni sui prezzi restano "sottotono"
E nonostante la risalita dell'inflazione le «pressioni sottostanti» sui prezzi «restano sottotono» e «resta necessario un grado molto consistente di accomodamento monetario», per favorire un ritorno del carovita a livelli di normalità. Se le prospettive diventassero meno favorevoli, o incoerenti con l'aggiustamento richiesto dell'inflazione, «restiamo pronti ad aumentare» il programma di stimoli tramite gli acquisti di titoli, facendo leva, ha precisato Draghi, sulla sua durata o mole mensile.

La reazione dell'euro sui mercati finanziari
Quindi l'istituzione continua a non rimuovere dal tavolo nemmeno l'ipotesi, ritenuta tendenzialmente espansiva dai mercati, di un potenziamento degli stimoli, anche se non reputa questo scenario incombente. L'euro ha reagito alle comunicazioni di Francoforte con alcune moderazioni, a 1,0881 dollari nel pomeriggio. Draghi ha dovuto passare parte della conferenza stampa a divincolarsi dalle domande sulle presidenziali in Francia, dove al ballottaggio l'europeista Emmanuel Macron se la vedrà con l'anti euro Marine Le Pen.

Il Consiglio "discute di policies non di politica"
«Non facciamo politica monetaria in base agli esiti elettorali. Ovviamente - ha poi aggiunto - ci chiediamo come l'incertezza politica possa influenzare la nostra policy. Ma per riassumere al Consiglio discutiamo di policies non di politica». La discussione nel direttorio prosegue ma il presidente ha fatto capire che non vi sono fratture. Alcuni componenti hanno una visione «più ottimistica della situazione economica e altri riconosco che c'è stato un miglioramento, ma ritengono che questo non giustifichi alcun cambiamento nella comunicazione».

I rischi del protezionismo trumpiano sembrano scemare
Ciò detto c'è stata praticamente «unanimità» nello stabilire i termini della comunicazione sulle valutazioni delle prospettive economiche. Infine, con molta cautela Draghi ha cercato di trarre un bilancio dalle discussioni che ha potuto avere anche con esponenti dell'amministrazione Trump alle recenti assemblee di Fmi e Banca Mondiale, a Washington. Sembrerebbe «ma è una cosa molto incerta», che il rischio di protezionismo commerciale potrebbe essere in qualche modo diminuito. Intanto «i mercati stanno rivalutando la politica di bilancio Usa. Francamente - ha concluso Draghi - non mi sento di spingermi oltre».