6 giugno 2020
Aggiornato 17:00
La denuncia della Cgia

L'Ue delle contraddizioni: un paese su due non rispetta i parametri di Maastricht

Tra i 28 paesi che compongono l'Unione europea, solo la metà rispetta le regole comunitarie. Tra i grandi dell'Eurozona era in regola solo la Polonia e l'austerity ha peggiorato di gran lunga i conti pubblici

Il governatore della Bce, Mario Draghi.
Il governatore della Bce, Mario Draghi. ANSA

ROMA - Tra i 28 Paesi che compongono l'Unione europea poco più di 1 su 2 (per la precisione 16) l'anno scorso non ha rispettato le disposizioni previste dai due principali criteri di convergenza sanciti dagli accordi di Maastricht (1992), ribaditi a Lisbona (2007) e sanciti con il Fiscal compact (2012). E' quanto emerge da una elaborazione effettuata dall'Ufficio studi della CGIA che ha analizzato il rispetto del rapporto deficit/Pil sotto il 3 per cento e del rapporto debito/Pil non superiore al 60 per cento.

Nessuno (o quasi) rispetta le regole dell'Ue
Solo un paese su due rispetta le regole dell'Unione europea. Ad eccezione della Polonia, come rileva la Cgia, i 12 paesi virtuosi sono in massima parte realtà di piccole dimensioni: tra queste scorgiamo Malta, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Bulgaria ed Estonia che fanno parte dell'Area euro. E questi 12 paesi "virtuosi" rappresentano appena il 12 per cento del Pil dell'intera Unione europea. Tutti gli altri non rispettano le regole di Maastricht. «La crisi, ovviamente, ha contribuito in maniera determinante al mancato rispetto di questi parametri» sottolinea la ricerca.

L'Italia ha sforato in 3 occasioni
Tra il 2009 e il 2016, ad esempio, solo 3 Paesi in Ue (Svezia, Estonia e Lussemburgo) non hanno mai «sforato» la soglia del 3 per cento del rapporto deficit/Pil; mentre Spagna, Regno Unito e Francia lo hanno fatto ben 8 volte (ovvero ogni anno); Grecia, Croazia e Portogallo 7. L'Italia, invece, lo ha fatto in 3 occasioni e in questi anni ha mantenuto un'incidenza percentuale media del disavanzo pubblico al -3,3: contro il -7,9 della Spagna, il -6,6 del Regno Unito e il -4,8 della Francia.

Cgia: E' necessario intervenire
«Delle due l'una - commenta il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - o le disposizioni previste da Maastricht sono troppo rigide, oppure le economie più avanzate d'Europa, dopo tutte le crisi economiche e finanziarie che sono scoppiate in questi ultimi anni, non ce la fanno più ad adeguarvisi». In entrambi i casi, comunque, è necessario intervenire, introducendo margini di sicurezza per debiti e deficit eccessivi meno stringenti, perché le politiche di austerità e di rigore praticate fino ad adesso non hanno funzionato.

L'austerity ha peggiorato i conti pubblici
«Anzi, hanno peggiorato i conti e hanno aumentato a dismisura la disoccupazione e l'esclusione sociale in tutta Europa", ha proseguito Zabeo. «E mentre siamo in attesa di conoscere la composizione della manovra di correzione richiestaci da Bruxelles che dovrebbe ridurre il nostro disavanzo pubblico di 3,4 miliardi di euro - ha sottolineato la Cgia - è utile ricordare che dal 2009 l'andamento del nostro deficit è in sensibile diminuzione». Se 8 anni fa registravamo un rapporto deficit/Pil del -5,3 per cento (pari a quasi 83 miliardi di disavanzo), l'anno scorso, secondo le stime della Commissione Europea, questo indicatore si è attestato al -2,3 per cento (37,7 miliardi).

Quei rapporti debito/Pil superiori al 60%
«Con questa elaborazione - sottolinea il Segretario della CGIA Renato Mason - non vogliamo esprimere alcun giudizio sui singoli Paesi. Ricordo che la valutazione dei parametri viene effettuata dalla Commissione Europea sulla base di complessi meccanismi di calcolo che tengono conto di ulteriori criteri, come il Pil potenziale, medie triennali, relativi scostamenti ed eventuali accordi precedenti». E' chiaro, tuttavia, come più della metà dei paesi nel 2016 ha avuto un rapporto debito/Pil superiore al 60 per cento e 6 di questi 16, tra cui l'Italia, hanno visto aumentare tale rapporto rispetto al 2015, aggravando nel complesso la tenuta dei conti pubblici.

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal