25 giugno 2019
Aggiornato 06:00
Ape social o non social

Pensioni, le 5 vie per accedere all'Ape (4 sono gratuite)

Una delle novità più importanti della riforma delle pensioni del governo Renzi è probabilmente l'anticipo pensionistico, la cosiddetta Ape. In alcuni casi i costi dell'operazione sono sostenuti integralmente dallo Stato, in altri sono a carico dei futuri pensionati

MILANO – La riforma previdenziale del governo Renzi è servita (LEGGI ANCHE "Riforma delle pensioni, riassunto veloce di cosa vuole fare il Governo"). Il 20 ottobre verrà inserita ufficialmente nella Legge di Bilancio e prevede circa 6 miliardi di euro da spendere per i prossimi tre anni. Delle novità presenti nella riforma (LEGGI ANCHE "Pensioni: tutte le novità della riforma Renzi dall'Ape all'aumento della quattordicesima") la più importante è probabilmente l'anticipo pensionistico, la cosiddetta Ape. E le strade per accedervi sono cinque.

L'anticipo pensionistico è una buona opportunità?
Il nuovo sistema di anticipo pensionistico è «uno strumento nuovo che ritengo sia una buona opportunità», poi sta al singolo decidere se sia opportuno utilizzarlo o meno. Questo è il pensiero del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a margine del forum della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri. «Noi abbiamo cercato di costruire uno strumento che rappresenti un'opportunità – ha spiegato - un atto che consente ai cittadini di decidere se, facendo le proprie considerazioni e guardando alla propria condizione specifica, le condizioni siano utili e opportune», diversamente il soggetto rimane nella situazione in cui trova.

I quattro canali di accesso per l'Ape social
Al futuro pensionato, dunque, è garantita la libertà di scelta. Può decidere liberamente se intraprendere o meno la strada dell'anticipo pensionistico in base alla sua situazione personale. L'Ape prevede cinque canali di accesso: uno di natura previdenziale e gli altri quattro di natura assistenziale. «Abbiamo lavorato anche sul fronte delle situazioni più difficili, problematiche, e lì c'è un intervento pubblico per abbassare questo costo a zero», ha sottolineato il ministro del Lavoro. In quattro casi specifici, infatti, l'Ape diventa «social» e sarà lo Stato a farsi carico del costo dell'operazione equiparandola ad una prestazione assistenziale (LEGGI ANCHE "Con l'Ape si va in pensione a 63 anni. Ma chi paga?"). L'anticipo pensionistico a costo zero è garantito a:

  • lavoratori disoccupati con ammortizzatore scaduto;
  • lavoratori invalidi o con carichi famigliari particolarmente onerosi;
  • coloro che percepiscono un assegno previdenziale al di sotto dei 1500 euro mensili;
  • dovrebbe essere corrisposto anche coloro che svolgono lavori gravosi (si tratta di una dozzina di categorie diverse).

L'Ape non social e il bonus per le imprese
Ma in quest'ultimo caso il confronto è ancora aperto. Restano immutati, naturalmente, i requisiti di età (61-63 anni) e di contribuzione (20 anni). I destinatari dell'Ape social possono coincidere in parte con quelli delle altre modalità di uscita anticipata dal mondo del lavoro, come quella dei «mini-bonus» per i precoci (LEGGI ANCHE "Tutto quello che c'è da sapere sull'ipotesi dei minibonus"). In tutti gli altri casi il costo dell'Ape verrà sostenuto dal futuro pensionato. Il governo Renzi sta lavorando anche a un' ipotesi di intervento che riguarda le imprese: è previsto un bonus per quelle che favoriranno l'Ape tra i loro dipendenti.