23 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Il peso delle sofferenze bancarie

L'FMI spera nell'«autoguarigione» del sistema bancario nazionale

L’FMI torna a bacchettare l’Italia, in modo particolare banche italiane sul problema delle sofferenze, sottolineando come tale spina nel fianco freni la crescita del Pil. L’Fmi cita anche il problema della bassa redditività degli istituti, altro fattore che frena l’economia italiana.

ROMA - Il peso dei crediti in sofferenza delle banche italiane insieme alla bassa redditività degli stessi istituti di credito rischia di frenare la ripresa dell'economia italiana: occorrono dunque adeguate misure «compensative». Lo sottolinea il Fondo Monetario Internazionale che, in un Working Paper interamente dedicato all'argomento e appena pubblicato, dà atto al governo di Roma di aver intrapreso «passi per affrontare i nodi strutturali per la risoluzione delle sofferenze e per aumentare la resilienza del comparto bancario». Ma il miglioramento della capacità del settore di generare utili, secondo l'istituzione di Washington, passa anche da nuove ristrutturazioni degli istituti e da ulteriori aggregazioni.
Lo studio, elaborato dagli economisti Andreas Jobst e Anke Weber, analizza con tecniche quantitative le capacità attuali e prospettiche di reddito delle banche italiane. «Un'analisi dei 15 maggiori istituti suggerisce - si legge nel documento - che il sistema nel suo complesso è redditizio anche se esiste una significativa eterogeneità tra le banche».

Le criticità sono concentrate almeno su due fronti
Da un lato l'ammontare di potenziale espansione del credito che servirebbe a compensare l'impatto dei margini d'interesse ridotti è in generale limitato dagli attuali 'cuscinetti' di capitale. Dall'altro esiste una specifica problematica legata alle banche più piccole «che continueranno a lottare per essere redditizie anche con le condizioni di provvista estremamente favorevoli legate all'allentamento monetario della Bce. E questo anche perchè - sottolineano i due economisti Fmi - la redditività delle nuove operazioni di finanziamento resta troppo bassa rispetto agli alti costi degli accantonamenti associati alle attività deteriorate sui finanziamenti già in essere».
Di qui la necessità di ulteriori azioni per alleggerire il carico dei crediti problematici delle banche tricolori e per accelerare il passo della ripresa economica. «Anche se la domanda di credito aumentasse dagli attuali livelli ridotti - si legge ancora - la capacità e volontà delle banche di prestare rimarranno probabilmente modeste in particolare perchè i necessari accantonamenti potrebbero continuare a esercitare una pressione al ribasso sulla redditività....Ridurre significativamente i crediti in sofferenza (Npl) potrebbe dunque essere lo strumento per aumentare i finanziamenti, specialmente a quelle piccole e medie imprese che sono più dipendenti dal credito bancario. Risolvere il nodo dei crediti deteriorati inoltre incoraggerebbe la ristrutturazione delle aziende e consentirebbe di ristrutturare il debito delle aziende sane, accelerando al contempo la chiusura delle aziende non sane».

L'«autoguarigione» degli istituti di credito
Lo studio dà conto di tutti i passi intrapresi dal governo italiano in tale direzione: dal cambiamento delle procedure fallimentari che darà i suoi pieni effetti con il tempo, all'accorciamento dei tempi per la deducibilità fiscale degli accantonamenti su sofferenze. Positivo anche il giudizio sulla creazione del Fondo Atlante per la ricapitalizzazione delle banche in difficoltà e allo scema concordato da Roma con la Ue per la cartolarizzazione delle sofferenze.
Lo studio del Fondo Monetario rileva poi come l'opera delle autorità di supervisione dovrebbe, in tale prospettiva, stimolare le banche a fornire piani «credibili» per ridurre significativamente le sofferenze nel medio termine e a collaborare strettamente con la task force della Bce sugli Npl. Un altro fronte d'intervento auspicato riguarda l'ulteriore miglioramento delle procedure fallimentari per le aziende e le famiglie: «le lunghe procedure giudiziarie dovrebbero essere accorciate e gli accordi extragiudiziali dovrebbero essere incoraggiati».
Infine, lo studio Fmi auspica riforme strutturali per aumentare le possibilità di «autoguarigione» degli istituti di credito facilitando il consolidamento delle banche e preparando il campo per tagli dei costi. «Ad ogni modo - concludono Jobst e Weber - solo le banche che sono già redditizie (o hanno la ragionevole probabilità di diventarlo nel breve periodo) sarebbero in grado di assorbire il costo delle riforme e di costruire in necessari cuscinetti di capitale per sostenere l'attività di finanziamento».

(con fonte Askanews)