10 luglio 2020
Aggiornato 20:00
Il verdetto dell'Eba

Banche e stress test 2016, ecco le promosse e le bocciate dell'Eurozona

I risultati degli stress test 2016 sono arrivati. La maglia nera d'Europa va a Mps, e qualche problemino ce l'ha anche Unicredit, ma la performance delle altre banche italiane è soddisfacente. Deutsche Bank rivela delle sorprese

ROMA – Il verdetto dell'Eba è arrivato. I risultati degli stress test 2016 sono giunti intorno alle 22 di ieri sera. L'esame clinico «sotto sforzo» condotto su 51 banche dell'Eurozona ha interessato il 70% del sistema bancario europeo. E la peggiore performance è stata quella di Mps.

I risultati degli stress test 2016
L'Eba ha misurato l'impatto di un'eventuale nuova crisi economica tra il 2015 e il 2018 e i risultati delle performance dei 51 istituti di credito comunitari sotto esame sono arrivati ieri sera intorno alle 22. Complessivamente sembra che la maggior parte delle banche esaminate abbia migliorato il suo stato di salute rispetto al passato, ma il sistema bancario italiano è risultato uno dei più fragili dopo quello irlandese e austriaco. Tre delle cinque banche italiane sotto esame hanno superato egregiamente gli stress test, ma il Monte dei Paschi e Unicredit ne escono tramortite. E la maglia nera dell'Eurozona va proprio a Mps.

La maglia nera d'Europa va a Mps
La performance peggiore d'Europa è infatti quella di Siena. Come riporta l'ANSA, Mps registra un crollo a -2,44% del coefficiente patrimoniale CET1, che azzera il capitale nello scenario avverso. La soglia minima al di sotto della quale si entra in territorio a rischio, secondo le autorità economiche europee, è collocata a 5,5%. Un tracollo così negativo spiega bene la frenesia delle trattative in corso da giorni tra il Governo Renzi e la Commissione europea, e l'urgenza con la quale è stato presentato lunedì scorso a Francoforte il piano di salvataggio da 5 miliardi di euro per Mps. Se non esiste un caso italiano nell'agenda della BCE, esiste sicuramente un «caso Siena».

La performance di Unicredit
Ma anche Unicredit si colloca in fondo alla classifica (è tra gli ultimi quattro posti) dei 51 istituti comunitari. Tuttavia, supera la soglia minima con un buon 7,10% e la sua situazione è molto diversa da quella della banca senese. In attesa della riaperture delle Borse, lunedì mattina, che durante il weekend avranno modo di metabolizzare i risultati degli stress test, i rumors nazionali anticipano un possibile aumento di capitale in vista per Unicredit al fine di rafforzare la situazione patrimoniale della banca. Buone notizie, invece, per Intesa Sanpaolo, che è stata promossa a pieni voti dall'Eba perché rispetterebbe le condizioni della vigilanza anche in caso di shock avverso.

La condotta delle altre banche italiane
E se la cavano bene anche il Banco Popolare (registra un coefficiente CET1 pari a 9,05% nello scenario avverso) e Ubi Banca (8,85% nello scenario peggiore). I risultati delll'Autorità bancaria europea «dimostrano la solidità del sistema bancario italiano nel suo insieme» sottolineano le fonti del Tesoro, e secondo il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, «la credibilità delle banche italiane è rafforzata». Patuelli scrive in una nota che il risultato complessivo degli stress test 2016 «per le banche europee è sostanzialmente soddisfacente, e lo è pure per le banche italiane». Non manca però di sottolineare le criticità degli stress test condotti dall'Eba che, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, sollevano tra gli economisti diverse perplessità.

Un aiutino a Deutsche Bank?
Secondo il presidente dell'Abi «sono stati un esercizio severo con assai improbabili scenari avversi e una impostazione sfavorevole in partenza verso le banche impegnate principalmente nei prestiti alla clientela, come le italiane». I criteri di valutazione dell'Autorità bancaria europea, infatti, tendono ad avvantaggiare gli istituti bancari che hanno gran parte del loro attivo investito in strumenti finanziari. Non a caso Deutsche Bank non ha subito il vertiginoso tracollo che molti economisti si sarebbero aspettati e raggiunge il 7,80% nello scenario peggiore ipotizzato dall'Eba, con il capitale penalizzato, ma in miglioramento rispetto al 7% del 2014. Nonostante la riduzione del 98% dell'utile netto del colosso bancario tedesco annunciata nei giorni scorsi.