26 marzo 2019
Aggiornato 07:30
è a rischio la ripresa

Le banche dopo la Brexit, il diktat di Mario Draghi e il piano di Renzi

Gli effetti collaterali della Brexit potrebbero mettere a rischio la crescita economica dell'Ue. Il diktat di Mario Draghi non si è fatto attendere ed è già pronto il piano B del governo Renzi: sta per arrivare un Fondo Atlante 2

La risposta di Mario Draghi e Matteo Renzi per salvare le banche (e l'Ue) dopo la brexit.
La risposta di Mario Draghi e Matteo Renzi per salvare le banche (e l'Ue) dopo la brexit. Shutterstock

ROMA – Secondo i rumors che giungono dal Consiglio europeo, Mario Draghi è preoccupato per il futuro dell'economia dell'UE. La Brexit, infatti, potrebbe infliggere un duro colpo alla (non) crescita dell'Eurozona: le previsioni parlano di una contrazione del Pil compresa fra lo 0,3% e lo 0,5%. Quanto basta per far saltare le stime del Def del governo Renzi e per condannare la ripresa continentale. Ecco quali armi hanno in serbo la BCE e l'Esecutivo italiano per affrontare una possibile crisi che rischia di travolgere le banche.

Gli effetti collaterali della Brexit
Il Regno Unito è un partner commerciale molto importante per i paesi membri e le conseguenze della Brexit potrebbero ostacolare la ripresa continentale come una zavorra. Per questa ragione, le preoccupazioni del presidente della BCE non si limitano alle turbolenze che hanno travolto i mercati finanziari nelle ultime sedute, ma guardano oltre le borse e si concentrano sulla crescita economica. Secondo le ultime stime, dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, il tasso di crescita del Pil potrebbe contrarsi dallo 0,3% allo 0,5% nei prossimi tre anni.

Il diktat di Mario Draghi
Nonostante i flebili segnali positivi dei mesi scorsi, che confermavano una crescita moderata, la ripresa potrebbe quindi essere spazzata via dagli effetti collaterali della Brexit. Ancora una volta, Mario Draghi, dovrà appellarsi al «whatever it takes» e ricorrere alle armi della BCE. Il governatore ha già sottolineato che «è tempo di affrontare la vulnerabilità delle banche», perché ora«non possiamo permetterci di non farlo». E il diktat di Draghi suona ancora più minaccioso perché accompagnato dalla considerazione che gli investimenti e gli aiuti alle banche non saranno sufficienti «se i leader non si mostreranno impegnati a lavorare assieme per adattare la Ue ai cambiamenti richiesti dai cittadini».

Il piano B del governo Renzi
Nel frattempo, nel Belpaese, il governo Renzi ha lavorato a un dossier di emergenza per sostenere le banche italiane in caso di necessità. Il sistema bancario nazionale è afflitto da 200 miliardi di sofferenze bancarie e la sua tenuta dopo l'onda d'urto della Brexit potrebbe aver bisogno di un piano B. Come abbiamo già avuto modo di anticipare, tra le ipotesi al vaglio dell'Esecutivo c'è quella di un possibile intervento diretto da parte dello Stato nel capitale degli istituti bancari più fragili. La normativa europea vieta gli aiuti di Stato, ma l'Italia potrebbe appellarsi all'articolo 107 del Trattato Ue, che li permette nel caso in cui siano «destinati ad ovviare ai danni arrecati da eventi eccezionali».

Arriva (forse) un Fondo Atlante 2
Certamente la Brexit rientrerebbe nella categoria in questione. Il governo sarebbe in trattative con la Commissione europea per la creazione di un Fondo Atlante 2 con una base di 4-5 miliardi di euro che potrebbero essere utilizzati per acquistare le sofferenze bancarie. Le risorse del primo Fondo Atlante, infatti, ad oggi risultano insufficienti a far fronte all'emergenza, soprattutto dopo l'intervento da 1,5 miliardi effettuato per la Popolare di Vicenza. Inoltre, il premier intenderebbe chiedere alle istituzioni comunitarie di rimandare l'applicazione della normativa sul bail-in, perché in condizioni di crisi potrebbe innescare un effetto moltiplicatore colpendo ancora più duramente il sistema bancario nazionale. La rete di salvataggio di Mario Draghi e Matteo Renzi basterà a salvare l'Ue (e le sue banche)?