7 giugno 2020
Aggiornato 02:30
Convegno per i 40 anni di Prometeia

Draghi: «La BCE interverrà ancora se necessario, ma troppa prudenza sulle riforme»

La Bce può ancora intervenire pur di raggiungere l’obiettivo di un’inflazione vicina al 2%. Lo ha ribadito il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi: «Non c'è dubbio che, se dovessimo intensificare l'utilizzo dei nostri strumenti per raggiungere il nostro obiettivo di stabilità dei prezzi, lo faremo»

FRANFOCORTE - La Bce fa la sua parte e resta pronta ad intervenire anche più energicamente, se fosse necessario a garantire il ritorno dell'inflazione a valori accettabili. Ma più che per ripetere questi impegni, il presidente Mario Draghi ha voluto incentrare il suo intervento a Bologna, alla cerimonia per i 40 anni del centro studi Prometeia, a rilanciare con forza i richiami sulle riforme strutturali. Perché «la politica monetaria da sola non può rendere durevolmente prospera un'economia». E «quando si tratta di dare concretezza all'agenda riformatrice, sembra che in molti Paesi prevalga più l'esitazione che la determinazione».
Draghi ha iniziato il suo intervento con un tributo a braccio a Beniamino Andreatta, lo statista e politico fondatore dell'istituto bolognese, scomparso nel 2007.

Da sola, la politica monetaria non basta
Ha quindi illustrato una breve «fotografia» della ripresa economica dell'area euro, che dopo 8 anni di crisi «sembra finalmente reggersi su basi più salde». Ma procede a rilento, specialmente se confrontata con quella degli Stati Uniti prendendo a riferimento il potenziale di crescita. In pratica il tasso al quale una economia può espandersi senza «surriscaldarsi» e creare inflazione. Nell'area euro questo valore è ormai ridotto all'1 per cento, circa la metà di quello americano, che pure è uscito ridimensionato dalla crisi.
«La politica monetaria può assicurare la stabilità dei prezzi, ma da sola non può rendere durevolmente prospera un'economia. E' quindi essenziale intervenire sia sulla domanda, sia sull'offerta e agire in modo coerente su tutti i fronti, per consolidare l'inversione del ciclo e creare allo stesso tempo le condizioni per una solida e duratura ripresa».

Troppa prudenza sulle riforme
Draghi ha soprattutto insistito sul nodo degli investimenti, il vero ingrediente mancante alla ripresa. «Si collocano ancora su valori del 15 per cento inferiori a quelli pre-crisi». E riflettono un circolo vizioso che coinvolge «la precaria fiducia del settore privato nelle prospettive di crescita delle nostre economie». Agendo sulle riforme si può invece creare «un circolo virtuoso», dove «l'aumento degli investimenti, rafforzando la domanda, consolida la ripresa, rende più leggero il peso del debito e accresce la fiducia».
«In alcuni Paesi poi - Draghi non ha citato l'Italia ma è certamente tra questi - l'elevato stock di prestiti deteriorati ancora ostacola una piena ripresa del credito. Assorbono risorse e capacità operativa, immobilizzano il capitale bancario in impieghi improduttivi e riducono la redditività delle banche. La lentezza nel riassorbimento dei prestiti deteriorati impedisce il necessario processo di ristrutturazione nel settore delle imprese nel corso del quale le imprese sane riducono il loro debito e riprendono a investire mentre le altre escono dal mercato». Secondo Draghi quindi, «creare le condizioni per un rapido smaltimento dei prestiti deteriorati deve essere parte delle misure di politica economica».
Il capo della Bce ha elogiato invece l'Italia sulla riforma delle regole di insolvenza, che accorciano i tempi delle procedure. Mentre non ha toccato la questione scottante delle perdite subite dai risparmiatori che hanno sottoscritto obbligaizoni convertibili delle quattro banche recentemente ritrutturate, Carife, Carichieti, Marche ed Etruria.

Il nodo inflazione
Per quanto concerne la politica monetaria ha riaffermato che l'istituzione resta pronta a fare altro, se necessario. «Come ho avuto modo di dire 'non c'è dubbio che, se dovessimo intensificare l'utilizzo dei nostri strumenti per raggiungere il nostro obbiettivo di stabilità dei prezzi, lo faremo'». Ha ribadito che non ci sono limitazioni al ricorso ad altri strumenti, previsti dal mandato. Ma ha anche puntualizzato che al momento «ci attendiamo che l'inflazione raggiunga il nostro obiettivo senza indebiti ritardi».
Parole seguite da una brave risalita dell'euro in prossimità di quota 1,10 sul dollaro. Anche se ormai - dopo che il rafforzamento degli stimoli annunciato a inizio mese dalla Bce ha deluso le attese - i mercati guardano soprattutto a quelle che saranno le decisioni oltre Atlantico, quando il 16 dicembre la Federal Reserve dovrebbe annunciare il primo rialzo dei tassi di interesse in un decennio. Successivamente l'euro ha ritracciato, a 1,1966 dollari nel pomeriggio.
Draghi ha quindi concluso il suo intervento lanciando forti esortazioni. «Insieme, la politica monetaria e le riforme strutturali sostengono la domanda, il processo di riduzione dell'indebitamento e la fiducia, tutti fattori essenziali per accrescere gli investimenti. Ma quando si tratta di dare concretezza all'agenda riformatrice - ha avvertito - sembra che In molti paesi dell'eurozona prevalga più l'esitazione che la determinazione».

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