19 agosto 2019
Aggiornato 19:00
Greenpeace chiede un referendum sul piano croato

I No Triv di entrambe le sponde dell'Adriatico manifestano il 20 giugno

La manifestazione contro l'estrazione di idrocarburi in mare promossa da Legambiente sarà internazionale con la partecipazione di una sessantina di associazioni italiane, croate, slovene, albanesi e montenegrine. Sono previste proteste a Trieste, Rosolina, Venezia, Jesolo, Ravenna, Ancona, Pescara e Polignano a Mare per l’Italia e a Rovigno per la Croazia

ROMA – Sabato 20 giugno il movimento No Triv tornerà in piazza per opporsi alla ricerca e all'estrazione di idrocarburi nell'Adriatico. La manifestazione promossa da Legambiente sarà internazionale con la partecipazione di una sessantina di associazioni italiane, croate, slovene, albanesi e montenegrine. Sono previste proteste a Trieste, Rosolina, Venezia, Jesolo, Ravenna, Ancona, Pescara e Polignano a Mare per l’Italia e a Rovigno per la Croazia.

LA PROTESTA DI GREENPEACE IN CROAZIA - Nei giorni scorsi anche Greenpeace ha voluto far sentire la propria voce a riguardo, con un'azione di disturbo congiunta con i rappresentanti dell'associazione croata «Sos for Adriatic» a Zagabria. Alcuni attivisti, fra cui anche 4 italiani hanno esposto diversi striscioni con scritto «Don't spOIL the Adriatic (Non spogliate l'Adriatico, giocando sulla parola Oil che in inglese significa petrolio, ndr)», «Go solar, not fossil (Scegliete il solare non le fossili, ndr)» e «Minister of Dirty Affairs (Ministero degli affari sporchi, ndr)» durante una conferenza sul futuro energetico della Croazia, alla quale partecipava anche il ministro dell'Economia croato Ivan Vrdoljak. Gli ambientalisti hanno poi offerto alcune sardine sporche di petrolio ai partecipanti, come monito per i possibili danni che l'estrazione petrolifera in mare può causare al bacino.

ADRIATICO SOTTO ATTACCO IN ITALIA E CROAZIA - In un comunicato congiunto le due associazioni hanno scritto: «Il governo di Zagabria continua a ignorare gli appelli che arrivano da cittadinanza, turisti, personalità pubbliche, esperti e scienziati che chiedono la sospensione del piano per lo sfruttamento intensivo delle riserve offshore di idrocarburi, cominciando con il non firmare i contratti con le compagnie concessionarie dei vari 'lotti' di estrazione. Greenpeace e la coalizione 'SOS for Adriatic' chiedono un referendum affinché i croati possano esprimersi: oltre all'integrità dei mari e delle coste, è in gioco la principale fonte di reddito del Paese, il turismo balneare, che potrebbe subire danni irreparabili dalle trivellazioni in quelle acque. I sondaggi mostrano già oggi come la maggior parte dei cittadini croati sia contraria ai progetti del governo». Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia ha dichiarato: «Il mare Adriatico è sotto attacco, sia in Croazia che in Italia, il governo Renzi sta facendo disastri in Adriatico, dando il via libera ai petrolieri per trivellare e cercare greggio, dalla Puglia fino all'Emilia Romagna. Quella tra Italia e Croazia è una gara alla devastazione del mare, alla quale ci opporremo con tutte le nostre forze».

M5S, DUBBI SU RECEPIMENTO DIRETTIVA UE - Intanto il Movimento 5 stelle ha espresso i suoi dubbi sul recepimento della direttiva europea 30/2013 sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi. I deputati delle commissioni Attività produttive e Ambiente del M5s alla Camera hanno spiegato che a Montecitorio sono iniziate le audizioni delle associazioni ambientaliste sul testo di recepimento: «Le audizioni che abbiamo sollecitato noi del M5s in Commissione – ha detto il vicepresidente della Commissione Attività produttive Davide Crippa – non hanno fatto che confermare quanto sosteniamo da tempo: le fideiussioni poste a tutela di eventuali danni causati all’ambiente e inserite con il decreto Sblocca Italia perdono di senso se non si rafforza la Via, infatti per ora la Via stessa non prevede che si valutino per il suo rilascio gli scenari di rischio massimo in caso di incidente. In pratica, come posso decidere quale cifra mettere da parte per eventuali danni se questi non vengono stimati correttamente e per il caso più estremo di danno?». Secondo i pentastellati lo scenario più grave considerato è lo sversamento in mare di un barile di petrolio, come ha ricordato Greenpeace durante la sua audizione. «Ben poca cosa rispetto al rischio effettivo – ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ambiente del M5S Massimo De Rosa – A oggi pare difficilmente correggibile poi l’eventuale impatto con le attività turistiche ed economiche in generale dei territori. Ribadiamo poi che il nuovo comitato per la sicurezza delle operazioni a mare che si verrà a costituire deve essere un ente terzo e privo di conflitti di interesse, svincolato (come prevede la direttiva) da legami anche con il ministero dello Sviluppo economico».

LA PUGLIA PROMETTE BATTAGLIA - L'ultima autorizzazione per  l’esplorazione alla ricerca di idrocarburi è arrivata il 12 giugno scorso dal ministero dell’Ambiente, che ha concesso alla Petroleum Geo-services Asia Pacific di cercare petrolio lungo le coste della Puglia. La società potrà trivellare 400mila ettari tra il Gargano e Santa Maria di Leuca. Il neoeletto governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano però, ha ribadito la decisione di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale il decreto del governo riguardante le trivellazioni in mare Adriatico.