22 febbraio 2020
Aggiornato 20:30
Un invito a far presto

Visco al Governo: Bankitalia vuole la bad bank

Questo il messaggio che il governatore Ignazio Visco lancerà domani all'assemblea annuale della Banca d'Italia. Un richiamo non nuovo ma sempre più incalzante negli ultimi mesi, segnati da un lento e faticoso ritorno alla crescita.

ROMA (askanews) - La recessione è finita, accelerate le riforme. Sarà un po' questo il messaggio che il governatore Ignazio Visco lancerà domani all'assemblea annuale della Banca d'Italia. Un richiamo non nuovo ma sempre più incalzante negli ultimi mesi, segnati da un lento e faticoso ritorno alla crescita. Dopo tre anni di Pil negativo e sette di crisi economica, infatti, per Visco sono le prime Considerazioni finali che arrivano in una fase di ripresa, seppure ancora molto debole. Ma sono anche le prime dopo la nascita dell'Unione bancaria, che ha cambiato la vigilanza europea e ridefinito il ruolo di Palazzo Koch. Cambiamenti e sfide, per l'Italia, le banche italiane e la stessa Bankitalia, che saranno al centro del discorso del governatore, in un momento in cui si attendono nuove scelte importanti da parte del governo, a cominciare dalla bad bank.

Stiamo uscendo dal tunnel
Le Considerazioni finali, alle 10.30 davanti ai big dell'economia e della finanza, intercettano un passaggio cruciale per il futuro prossimo del Paese. «Stiamo uscendo dal tunnel» della crisi, ha detto Visco con ottimismo qualche settimana fa. Per questo è indispensabile sfruttare al massimo le opportunità offerte dalla congiuntura favorevole per rilanciare la crescita e l'occupazione. Il calo del prezzo del petrolio, l'indebolimento dell'euro sul dollaro, il quantitative easing della Bce stanno aiutando la ripresa in Europa e le riforme possono rafforzarla. L'esecutivo quindi dovrebbe agire per «migliorare le condizioni di contesto in cui operano le imprese», sviluppando «le infrastrutture materiali e immateriali del Paese». Su molti fronti «è stata avviata un'azione di riforma», ma è necessario «insistere, allargando lo spettro degli interventi e accelerando la fase attuativa».

Le imprese puntino sull'innovazione
Servono quindi misure strutturali, come il Jobs act, che Visco ha giudicato un passo in avanti «nella giusta direzione». Il lavoro, del resto, è un tema a cui non potrà mancare un riferimento nelle Considerazioni finali. Nonostante qualche segnale di miglioramento, la disoccupazione resta molto elevata, con i giovani fortemente penalizzati. In questa fase è importante il ruolo dello Stato nel sostenere gli investimenti ma, per Bankitalia, è fondamentale l'impulso delle imprese. «Il ritorno a tassi di crescita - secondo il governatore - in grado di generare maggiori posti passa necessariamente per un aumento, sostenuto e consapevole, della spesa per investimenti pubblici e privati». E sono «soprattutto le imprese che, alla luce delle migliori condizioni macroeconomiche, devono puntare sull'innovazione e affrontare la sfida di un mondo più grande e più aperto».

Bad bank, fare presto
Se aziende e lavoratori sono in difficoltà, le banche italiane non se la passano molto meglio. Nelle Considerazioni finali il passaggio sugli istituti di credito sarà, come sempre, lungo e articolato. I prestiti sono ancora in calo e preoccupa soprattutto il problema delle sofferenze, arrivate ai livelli più alti degli ultimi vent'anni. Dopo la riforma delle popolari, giudicata positivamente da Palazzo Koch, Visco potrebbe nuovamente esortare l'esecutivo a intervenire sul settore bancario con la cosiddetta bad bank, un pacchetto di provvedimenti per i crediti deteriorati. Il governo ci sta lavorando da settimane e il governatore probabilmente inviterà a fare presto. Un intervento diretto dello Stato, infatti, «potrebbe contribuire a liberare risorse di cui beneficerebbero in primo luogo le imprese».

Regolamentazione bancaria
Riforme e innovazione, quindi, saranno il leitmotiv del discorso di Visco all'assemblea annuale. E la stessa Banca d'Italia, dopo il riassetto organizzativo e la riforma della partecipazione al capitale, continua a cambiare pelle con la nascita dell'Unione bancaria alla fine del 2014. Alle banche centrali nazionali è rimasta la vigilanza diretta sugli istituti di credito meno rilevanti, mentre i maggiori sono finiti sotto l'ombrello della Bce. Via Nazionale ha così un ruolo operativo ridimensionato, ma ne ha guadagnato uno più importante in tema di regolamentazione bancaria. I supervisori nazionali infatti, nei tavoli che contano all'Eba, nella vigilanza Bce e all'Esrb (European systemic risk board), dovranno evitare che con nuove regole si creino fenomeni di ulteriore frammentazione nell'Unione monetaria. Una sfida nuova per Palazzo Koch, dalla cui azione dipenderanno molte delle chance dell'Italia di tornare nei prossimi anni a una crescita robusta e sostenuta.