19 novembre 2019
Aggiornato 02:00
Banche e mercato del credito

Visco apre alla «bad bank»

Il governatore di Bankitalia tuttavia pone una serie di condizioni per realizzare lo strumento con l'intervento pubblico. Giudizi favorevoli alla bad bank dal mondo dei banchieri.

ROMA - Bankitalia apre all'ipotesi di una bad bank di sistema in Italia a intervento pubblico ma a determinate condizioni finalizzata a fronteggiare «il deterioramento dei crediti» a causa della lunga recessione. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, tuttavia pone una serie di condizioni per realizzare lo strumento con l'intervento pubblico.

Nel suo intervento al congresso Assiom Forex, Visco ha indicato che «lo smobilizzo dei crediti deteriorati è cruciale per consentire alle banche di reperire risorse da destinare al finanziamento dell'economia reale». In questa logica «un intervento diretto dello Stato - nell'ambito di uno schema che, nel rispetto della disciplina europea sulla concorrenza, preveda il pieno coinvolgimento delle banche nei costi dell'operazione e un'adeguata remunerazione del sostegno pubblico - potrebbe avere luogo non per rimediare all'assunzione di rischi eccessivi da parte delle singole banche, ma per far fronte al deterioramento dei crediti indotto dalla gravità e dalla lunghezza della recessione, nonché all'esigenza di assicurare adeguati flussi di finanziamento all'economia».

Insomma Bankitalia vede con favore l'ipotesi che anche in Italia venga costituita una bad bank purché l'onere non gravi sulle casse pubbliche.

«Opportune agevolazioni fiscali o la prestazione di garanzie pubbliche sulle attività derivanti dalla dismissione dei prestiti in sofferenza - ha aggiunto Visco - creerebbero condizioni più favorevoli allo sviluppo di un mercato privato delle partite deteriorate».

Giudizi favorevoli alla bad bank dal mondo dei banchieri. «Sono due o tre anni che sto dicendo che il problema principale delle banche italiane in prospettiva è la redditività, che è impattata soprattutto dal costo del rischio, quindi dal peso delle sofferenze. Perciò questo è un tema che va affrontato e se ci sono soluzioni anche di sistema vanno analizzate con molta attenzione», ha detto l'ad di UniCredit Federico Ghizzoni.

«La bad bank è una risposta generale di sistema, che quindi riveste un interesse di Paese - ha rilevato Gian Maria Gros-Pietro, presidente consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo - staremo a vedere quali saranno le proposte che il governo fa. Certamente l'idea è positiva, persegue un interesse pubblico, non l'interesse di una singola banca. Se ci sarà chiesto di fare qualcosa noi lo faremo ben volentieri».

Il presidente di Bnl Bnp-Paribas, Luigi Abete, ha sottolineato i benefici per il flusso di credito alle Pmi. Smobilizzare i crediti deteriorati «con sistemi di mercato, ma che utilizzino anche la sponda di forme di garanzia pubbliche - ha rilevato - permetterebbe di trasferire queste risorse alle imprese soprattutto quelle piccole, che sono quelle con più difficoltà di accesso al credito».

Per l'ad di Mps, Fabrizio Viola, la costituzione di una bad bank «è uno strumento necessario per tutto il sistema».

Il presidente dell'Abi, Antonio Patualli, ha puntualizzato che Visco nel suo intervento non ha mai usato il termine bad bank riconoscendo comunque che «c'è una riflessione in corso che riguarda garanzie e aspetti fiscali».

Sulle garanzie «siamo sempre interessati perchè rivolte alle imprese», mentre sugli aspetti fiscali Patuelli ha ricordato che «quando divenni presidente il trattamento fiscale sulle perdite su crediti era addirittura di 18 anni, una generazione. Dopo l'offensiva che ha caratterizzato i primi anni della mia presidenza abbiamo raggiunto i 5 anni che sono comunque un multiplo di cinque volte l'annualità prevista in media negli altri paesi dell'Unione Europea». In conclusione «non pensiamo a una bad bank, allo Stato che deve fare regali alle banche, ma dobbiamo tener contro che in Italia le perdite sui crediti si spalmano su 5 anni».